di S.F.
La domanda cautelare è respinta e l’interdittiva antimafia emessa lo scorso gennaio resta in piedi. Il Tar Umbria ha ‘bocciato’ l’istanza di una società con sede formale nella prima periferia di Terni per bloccare il provvedimento della prefettura.
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Nell’ordinanza cautelare i magistrati amministrativi spiegano che il «provvedimento impugnato espone una serie di elementi oggettivi (partecipazioni incrociate, controllo imprenditoriale di fatto, rapporti economici continuativi, utilizzo di sedi legali fittizie, frequenti avvicendamenti di amministratori e trasferimenti di quote) che collegano, anche indirettamente, la società ricorrente a soggetti con precedenti penali specificamente significativi ai fini dell’applicazione delle misure previste dal d.lgs. 159/2011». Le censure della ricorrente si basano sul tempo trascorso dalla condanna penale e sulla giustificabilità della sede legale, «anche se ubicata in locali inadatti e inutilizzati, alla luce dell’attività svolta altrove e delle strategie aziendali di espansione».
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Tuttavia il tribunale sottolinea che «tali argomentazioni si scontrano con la persistente rilevanza delle condotte penalmente rilevanti a suo tempo accertate, in mancanza di riabilitazione o comunque di elementi positivi sopravvenuti che conducano ad una diversa qualificazione soggettiva, e con la precedente ubicazione della sede legale». E dunque il quadro generale delineato «impedisce di considerare manifestamente illogica, ovvero basata su travisamenti, la valutazione (operata in esito ad un giudizio prognostico basato sul criterio del ‘più probabile che non’) di sussistenza di un pericolo di permeabilità della società ricorrente a tentativi di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, in relazione ad una situazione strutturale e non occasionale, come tale insuscettibile di essere affrontata con misure alternative». Si arriva all’esito.
L’istanza cautelare è respinta in quanto «occorre accordare prevalenza all’interesse pubblico a perseguire il più efficace contrasto della criminalità organizzata, a tutela della sicurezza pubblica e dell’economia legale». Se ne parlerà nel merito più avanti. A difendere la società ricorrente è l’avvocato Mauro Longo.






