Lo scorso 29 maggio, era un venerdì sera, aveva scatenato il panico in viale Brin, nei pressi dell’incrocio con viale Centurini, lanciato numerosi oggetti – alcuni anche pesanti e pericolosi, comprese bombole gpl – dalla finestra dell’abitazione dove viveva in affitto con altri stranieri. Poi era stato arrestato dai carabinieri, giunti sul posto con le altre forze di polizia, e ora l’uomo – 39enne originario del Ghana – è stato giudicato dal tribunale di Terni con le modalità del rito abbreviato.
Lunedì il giudice Francesca Scribano lo ha condannato a tre anni e un mese di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti pericolosi. Nei suoi confronti l’accusa aveva chiesto una condanna a sei mesi. Quella sera in viale Brin, il traffico era stato fermato – e la zona interdetta al transito di pedoni e mezzi – dopo che l’uomo, in forte stato di sgitazione, aveva iniziato a tirare dalla finestra dell’appartamento, posto al secondo piano della palazzina, oggetti come le citate bombole – due -, la caldaia dell’abitazione, una stufa, mobili e numerose suppellettili.
Alla fine, a fatica, era stato bloccato dalle forze dell’ordine, arrestato e condotto nel carcere di vocabolo Sabbione dove ancora si trova a disposizione dell’aurorità giudiziaria. Su di lui pende anche l’accusa di tentato omicidio, sempre per i fatti di viale Brin e stralciata dal procedimento giunto a sentenza lunedì.
A difenderlo c’è l’avvocato Francesco Montalbano Caracci che impugnerà la decisione in appello: «La sentenza – afferma – non ha tenuto conto della sua particolare condizione personale, anche in relazione al clima con gli altri inquilini, e del fatto che si è consegnato spontaneamente e che, precedentemente, aveva sì lanciato le cose in strada, ma non contro le forze dell’ordine. Riteniamo pertanto che la resistenza a pubblico ufficiale non si sia configurata, a differenza della contestazione e di quanto deciso dal giudice».
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