Terni, questione rifiuti: serve una benedizione

Dopo la processione tra la ‘monnezza’ e i cassonetti allo sbando, non resta che sperare nella provvidenza – Il corsivo di Walter Patalocco

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di Walter Patalocco

Volevano rendere più bella la città, facendo sparire quei cassonetti colorati che, pur se con un tocco di vivacità, denunciavano pur sempre che, sì, la “monnezza” stava lì, magari a due passi da un qualcosa che meritava rispetto. Per dire: una chiesa, uno dei pochi monumenti, un angolo romantico, un parco coi giochi per i bambini. Chi non ricorda i salti mortali per far sparire all’ultimo minuto i cassonetti traboccanti in piazza del Duomo quando il presidente Ciampi visitò Terni?

A scansare problemi del genere, Asm & partners hanno avviato la raccolta porta a porta, cominciando dal centro. E’ passato qualche anno, e in verità i cassonetti non ci sono più. Però basta farsi un giro la mattina alle dieci: qua un sacchetto traboccante di “scorze” di melone; là un mucchio di sacchi di rifiuti: plastica nera o buste della spesa riciclate (“Io recupero”, è lo slogan). Rivoli di percolato sul marciapiede.

Quel che succede in via dei Priori, dove la processione è dovuta passare in mezzo ai rifiuti, è un esempio, ma la questione è generalizzata. Sarà – sì – un vicoletto ma ricostruito con archi di pietra sponga, così come le facciate delle costruzioni che tutte d’intorno sono nate dalla matita di Mario Ridolfi, architetto tanto decantato (giustamente), esibito come fiore all’occhiello di come si ricostruisce una città devastata dalla guerra. Un vicolo che ricorda nel nome (dei Priori) un passato lontano, misconosciuto, testimonianza di una Terni libero Comune.

Tanto misconosciuto che se dai l’indirizzo ti vanno a cercare dalle parti di Narni. Invece sta nel centro di Terni, tra corso Vecchio e via Carrara. San Pietro, chiesa carica di storia, ricca di opere d’arte è lì, a venti metri, anche perché a suo tempo con tanto spazio a disposizione dopo la spianata “regalata” dalle bombe dell’ultima guerra, le nuove costruzioni gliele hanno praticamente attaccate addosso.

Per la festa di San Pietro te la vuoi aspettare qualche manifestazione religiosa, qualche iniziativa di richiamo di gente? Vuoi almeno evitare che se fanno una processione non debbano passare vicino a mucchi di rifiuti? Macché! Manco l’eccezione si fa. Perché è diventata un’eccezione quella che dovrebbe essere una normalità. Sì è vero, c’è troppa gente maleducata, priva di senso civico.

E pensare che è tanto facile: hai i sacchetti di vario colore, ognuno per un tipo di rifiuto: tu li metti lì tutti in fila dentro una stanza dedicata, con un bel “calendarione”; per ogni giorno c’è vicino un colore. Ebbene, è proprio quello del sacchetto che devi mettere sulla strada. Facile no? E’ come fare il sudoku. Ma quando li metti in strada? O la sera tardi o la mattina presto. Tu lasci il sacchetto passa il trabiccolo dell’Asm e se lo porta via. Solo che magari il trabiccolo arriva a mezzogiorno, quando il rivolo di percolato ha percorso tutta la strada, un gatto ha stracciato le buste, le scorze di melone hanno fermentato. Che meraviglia, fa tanto “nature”.

Il giorno dopo la processione con “cotillons” (e dopo la pubblicità data al fatto) finalmente hanno portato via tutti quei sacchi su cui prima s’erano limitati ad apporre un foglio con scritto “Rifiuto non ritirato perché erroneamente conferito”. Il pakistano del palazzo di fronte s’è scervellato un’ora prima che qualcuno gli spiegasse che era ‘sto “conferito”. Sparito il mucchio, finalmente una boccata d’aria fresca. Ma mezz’ora dopo… tac, pronta un’altra bustata di “monnezza”. Sta lì adesso, e nessuno trova il modo per far capire a certi, con le buone o con le contravvenzioni, che si devono rispettare regole tanto semplici (ehm…). Però rimane un dubbio grosso: bartalianamente parlando, non sarà che “gli è tutto da rifare”?

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