di S.F.
«Al fine di scongiurare rischi per la pubblica incolumità e per la sicurezza dei beni pubblici e privati e nelle more della nomina della nuova giunta comunale, l’urgenza di provvedere all’approvazione riveste carattere di assoluta indifferibilità non potendo l’inerzia amministrativa determinare ritardi incompatibili con i termini decadenziali fissati dalla normativa vigente». L’esecutivo è al momento assente ma, per quanto accaduto a Sant’Onofrio di Cesi, si procede: c’è la firma sulla proposta di intervento di somma urgenza dal valore di 310 mila euro. Palazzo Spada pesca dal cosiddetto ‘accantonamento sindaco per lo sviluppo di Terni’.
Terni: frana nella zona dell’ex convento di Sant’Onofrio di Cesi e del cantiere Pnrr
L’istruttoria è della direzione lavori pubblici ed a firmare il sostituto dirigente di Piero Giorgini, il collega Federico Nannurelli. La vicenda, come noto, si è sviluppata dal 28 gennaio sera, quando all’ingegnere Leonardo Donati è giunta «segnalazione telefonica da parte del funzionario della Protezione civile, ingegnere Marco Tomassini, che nel tardo pomeriggio dello stesso giorno si era verificato il crollo di un tratto di muro in prossimità della chiesa di Sant’Onofrio a Cesi con scoscendimento di materiale lapideo lungo il sottostante versante, senza cagionare danni a persone e/o a cose». Poi verifiche, ordinanza per la pubblica incolumità e necessità di fare i conti per l’intervento d’urgenza.

Al sopralluogo hanno partecipato anche il geologo Paolo Paccara e Antonello Trincia, quest’ultimo in rappresentanza dell’Rti Tecnostrade-Resco: sono coloro impegnati da un anno nel recupero dell’ex convento di Sant’Onofrio con fondi Pnrr. Stabilito in primis che il lavoro sulla struttura non ha nulla a che fare con il crollo (fronte di circa 12 metri di un muro in pietrame) che, anzi, ha a che fare con l’intensa pioggia di quel periodo. Numerose le attività messe nero su bianco per risolvere l’immediato pericolo. In particolar modo l’esecuzione «senza indugio dei lavori necessarie ed indifferibili per la ricostruzione di una nuova struttura di sostegno in luogo di quella crollata oltre che l’esecuzione dell’intervento di protezione dalla caduta massi».
Il sunto è che – viene specificato nell’atto da discutere mercoledì in consiglio comunale – per «ripristinare condizioni accettabili di sicurezza dell’area non è di conseguenza possibile individuare misure alternative alla somma urgenza». Se ne occuperà la Tecnostrade con un ribasso offerto del 22%. Ed ecco la curiosità principale: il verbale di somma urgenza è stato redatto il 30 gennaio 2026 (ovviamente nell’immediatezza) e l’articolo 191 del Tuel indicata che la giunta, entro venti giorni, deve sottoporre al consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa.

Peccato che il 12 febbraio Bandecchi abbia revocato tutti gli assessori e la scadenza per l’approvazione è fissata al 19 febbraio. Di conseguenza si fa anche in assenza del nuovo esecutivo per «assicurare l’adozione del
provvedimento nei termini di legge, a pena di possibile irregolarità procedurale e contabile». Una volta approvata, la deliberazione sarà trasmessa alla procura della Corte dei conti come previsto dalla normativa. Ci sono i pareri favorevoli dello stesso Nannurelli e della dirigente alle risorse finanziarie Grazia Marcucci.
Martedì mattina in III commissione ne hanno parlato proprio il funzionario con elevata qualificazione Donati e la dirigente Marcucci: «Una spesa non trascurabile. Per coprirla abbiamo utilizzato l’accantonamento predisposto e poi faremo un’iniziativa nei confronti della Regione per chiedere la reintegrazione parziale», ha detto il primo. Di mezzo anche la questione del dissesto idrogeologico. «L’assenza della giunta ci ha obbligato a proporre l’atto direttamente così, poi il passaggio sarà perfezionato in consiglio comunale».
«Si è contratta la fase di proposizione della giunta per i tempi stretti», ha aggiunto invece la dirigente pugliese. «I revisori dei conti si insediano oggi pomeriggio e sono stati subiti allertati, il parere ci sarà per il consiglio. Importante che l’istanza in fase di predisposizione per la Regione possa trovare accoglimento». Roberto Pastura (FdI) ha fatto notare i soli 17 mila euro a bilancio per l’accantonamento legato all’ambiente e in più ha chiesto lumi sul passaggio con palazzo Donini: «Si parla di eventuale ristoro. Potranno essere rimessi nell’accantonamento del sindaco (500 mila euro di parte corrente, ora ne restano 190 ) o imputati altrove?». Marcucci annuisce e conferma la prima ipotesi se dovesse andare a buon fine: «L’ufficio lo ha predisposto ed è chiaro che, in caso positivo, ci sarebbe una variazione di bilancio e fare il reintegro. Ora possiamo finanziare con l’accantonamento del sindaco». Claudio Batini (AP) infine si è accodato a Pastura nello stigmatizzare i pochi fondi a disposizione per l’ambiente.






