di Leonardo Morelli
«L’Umbria è una regione italiana che vanta un patrimonio storico e culturale di immenso valore, ma anche un paesaggio naturale di straordinaria bellezza. Le colline dolci e sinuose dell’Umbria, ricoperte da vigneti, oliveti e boschi, offrono un panorama mozzafiato che ha ispirato artisti e poeti per secoli». Queste righe, tratte da un articolo del New York Times del giugno 2023, catturano l’essenza della regione: un equilibrio in cui storia, natura e comunità convivono in armonia da secoli.
Equilibrio in cui il paesaggio ricopre un ruolo fondamentale, come anche riconosciuto dalle istituzioni regionali che hanno organizzato un convegno dal titolo ‘Il paesaggio come strategia dello sviluppo – L’Umbria verde e resiliente’ a cui hanno preso parte esperti di fama internazionale. In questa occasione è stato sottolineato il ruolo fondamentale della pianificazione paesaggistica quale mezzo per la tutela del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico, nonché l’importanza di coinvolgere i cittadini nelle decisioni che riguardano la loro comunità.
Tuttavia l’immagine descritta dal giornale americano, fatta di colline e borghi in cui l’attività umana rispetta l’armonia del territorio, seppur vera in molti contesti, si scontra in altre realtà con pressione urbanistica e progetti industriali che sorgono a volte in aree inadatte, non seguendo i criteri espressi dal convegno. Tali situazioni, oltre a intaccare il patrimonio paesaggistico, rischiano di favorire fenomeni idrogeologici ai quali il nostro Paese non è nuovo, come dimostrano le ormai frequenti notizie di frane, smottamenti e alluvioni.
L’esempio del territorio Amerino

Il Piano regolatore del Comune di Amelia (Terni), aggiornato agli inizi degli anni duemila, ha individuato nella località Cecanibbio (Fornole di Amelia) l’area destinata agli insediamenti produttivi artigianali (Zona D). Tale localizzazione mirava a concentrare le attività ed evitare la frammentazione nel territorio, tuttavia la particolarità del terreno ha generato una serie di criticità.

Questa area sorge infatti su una zona collinare a piena vocazione agricola, con un’orografia complessa caratterizzata da forti dislivelli. Per rendere edificabili i lotti assegnati alle imprese, si è dovuto procedere a massicci sbancamenti dei fianchi delle colline, così da creare ampi piazzali su cui edificare. Tuttavia ciò ha anche reso necessaria la realizzazione di opere di stabilizzazione, come palificazioni, terrapieni e alti muraglioni in cemento dal notevole impatto visivo, che hanno modificato irrimediabilmente il profilo dei versanti e rovinato il panorama.
Questi interventi di consolidamento si sono resi necessari anche perché la zona non è nuova a fenomeni di movimento del suolo. Sono ben noti nella frazione gli episodi che hanno coinvolto abitazioni private poco distanti, in cui il terreno interessato dall’edificazione ha cominciato a cedere già durante la costruzione, rendendo necessarie opere di rinforzo straordinarie che hanno impattato sui tempi e sui costi del cantiere, sostenuti anche attraverso i bilanci comunali.
I progetti energetici in Valnerina
Non diverso è il caso degli impianti energetici rinnovabili e delle relative infrastrutture in costruzione o progettazione in Valnerina, sulla cui realizzazione si sono alzate le voci di protesta da parte sia della popolazione locale che dei rappresentanti politici di vari schieramenti.

Qui la vicenda è forse ancora più emblematica: in nome della transizione green, si sta discutendo la realizzazione di impianti eolici e relative infrastrutture in aree sottoposte a tutela per il loro valore faunistico e ambientale. Aree in cui il danno paesaggistico rischia di superare il panorama locale, dato che le ‘pale’ finirebbero per essere visibili persino dal Ponte delle Torri di Spoleto.

La cabina elettrica primaria, già in costruzione nel Comune di Ferentillo, sorge su una Zona di Protezione Speciale, area dal forte richiamo turistico e con profili di criticità idraulica data la vicinanza del fiume Nera. La vicenda è significativa anche per l’esito giudiziario che mostra la difficoltà a far valere le ragioni della tutela del territorio. Le associazioni hanno presentato ricorso al Tar che tuttavia lo ha dichiarato ‘irricevibile’ non perché infondato, ma perché presentato in ritardo: la sentenza non è nemmeno entrata nel merito dei danni ambientali ma si è fermata per il mancato rispetto dei termini. Fatti che mostrano come la partecipazione civica auspicata dal convegno regionale, rimane forse un esercizio teorico.
Serve un cambio di mentalità
Le ragioni dello sviluppo economico e infrastrutturale hanno, a volte, relegato la tutela del territorio a un ruolo secondario, specie rispetto a temi ritenuti più importanti. Tuttavia, le cronache recenti testimoniano quasi ogni giorno come alcune scelte poco lungimiranti del passato stiano oggi presentando il conto: terreni che cedono portandosi via strade e ferrovie, paesi che vengono inghiottiti da frane, abitazioni allagate da esondazioni di fiumi e torrenti.
Se si considera poi l’impatto dei cambiamenti climatici, che aumenteranno ancora la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, è evidente la necessità di dare alla salvaguardia dell’ambiente un ruolo prioritario, integrandola allo stesso livello di considerazioni progettuali ed economiche. La tutela del territorio non deve più essere vista come un ostacolo allo sviluppo, ma come un investimento per proteggere i cittadini, le infrastrutture e l’ambiente.






