di Giovanni Cardarello
Un’Umbria che tiene il passo, accelera sul turismo e offre segnali incoraggianti sul fronte dell’occupazione, ma che si trova ancora a fare i conti con storiche fragilità strutturali, prime tra tutte il calo demografico e un Pil che fatica a ritrovare i fasti precrisi. È la fotografia a luci e ombre che emerge dal ‘Rapporto economico-sociale 2026’ dell’Agenzia Umbria Ricerche (AUR), intitolato ‘Umbria in movimento: dinamiche e traiettorie in trasformazione’. Il documento, curato dai ricercatori interni Mauro Casavecchia, Elisabetta Tondini e Giuseppe Coco, è stato presentato martedì mattina a palazzo Donini dall’amministratore unico di AUR Marco Damiani, alla presenza della governatrice Stefania Proietti e della presidente dell’assemblea legislativa Sarah Bistocchi.
Un resoconto che lo stesso Damiani ha definito «completo e leggero», evocando la lezione calviniana di togliere peso alla complessità senza rinunciare alla profondità, anticipato strategicamente a maggio per fungere da vera e propria ‘cassetta degli attrezzi’ per il bilancio autunnale e la programmazione regionale.
Il record del turismo e la spinta dell’occupazione
Tra le note più liete del rapporto c’è senza dubbio il turismo, ormai diventato un motore strutturale e non più un semplice rimbalzo post-pandemia. Nel 2025 l’Umbria ha sfiorato la cifra record di 7,9 milioni di presenze e oltre 3 milioni di arrivi. Si tratta dei livelli più alti mai registrati nella regione, con una crescita del 29,1% rispetto al 2019 che si estende positivamente anche alle aree interne come l’Amerino e il Ternano (entrambe oltre il +30%).
Dati positivi si registrano anche sul fronte del mercato del lavoro. Nel 2025 gli occupati hanno raggiunto quota 377.800 unità, con un incremento dell’1,3% su base annua (circa 4 mila lavoratori in più in un anno). Il tasso di occupazione sale al 69,1% mentre la partecipazione femminile tocca il 63%. Ma con un paradosso, quello del capitale umano, dove nonostante un sistema universitario dinamico, il tessuto produttivo locale fatica a valorizzare le alte competenze. Il 25,5% dei laureati umbri risulta infatti ‘sovraistruito’ rispetto alla mansione svolta.
Le ombre: il divario del Pil e la crisi dei salari
Accanto ai successi, restano però i nodi strutturali. Il dato economico più pesante riguarda il Pil reale regionale che, nel periodo compreso tra il 2007 e il 2024, registra ancora un saldo negativo dell’8,6%, a fronte di un dato nazionale leggermente positivo. Sebbene negli ultimi esercizi l’economia umbra sia tornata a viaggiare a ritmi vicini all’1% annuo, la produttività resta un nervo scoperto: il valore aggiunto per occupato presenta un divario di 14,5 punti rispetto alla media italiana, mentre i redditi da lavoro dipendente accumulano un ritardo di circa 10 punti. Le famiglie umbre mostrano comunque una forte tenuta sociale (con un reddito disponibile medio superiore alla media nazionale grazie alle reti familiari e alle pensioni) ma i salari dei singoli restano marcatamente bassi.
L’emergenza demografica: 40 mila abitanti in meno
L’emergenza demografica resta la priorità assoluta per l’Umbria. In dodici anni la popolazione è scesa a 851 mila abitanti, registrando una perdita di 40 mila residenti dal 2013 a oggi: un crollo due volte più rapido rispetto alla media italiana. A pesare è la natalità al minimo storico, con appena 1,11 figli per donna e un’età media al primo parto di 33 anni, uno squilibrio che nemmeno l’immigrazione riesce a colmare. Nonostante il quadro critico, la governatrice Proietti ha sottolineato uno spiraglio di speranza: nel 2025 il calo della popolazione ha rallentato, toccando il livello minimo negli ultimi dieci anni.
Le sfide per la governance regionale
«Il turismo ha raggiunto i massimi storici, ma non basta – ha ammonito la presidente della Regione – perché l’economia umbra passa anche per manifattura, industria, innovazione e qualità del lavoro. Dobbiamo insistere su una regione che cammini unita e multicentrica, valorizzando le aree interne e sfruttando i fattori chiave come la Zes, la semplificazione e gli investimenti su welfare e sanità». Una sfida raccolta anche dalla presidente dell’assemblea legislativa Sarah Bistocchi, che ha ricordato come la ricerca scientifica sia lo strumento essenziale per orientare le scelte pubbliche verso «una società umbra più equa, inclusiva e accogliente, nella quale nessuno venga lasciato indietro». Nei prossimi mesi, il rapporto AUR sarà al centro di una serie di seminari tematici sul territorio per trasformare i dati in azioni concrete di governo.










