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Home » «Covid, Umbria brava. Altro che fortuna»

«Covid, Umbria brava. Altro che fortuna»

di Simone Francioli
5 Giugno 2020
in Ambiente e salute, Coronavirus, In evidenza, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Sergio Armillei

Sergio Armillei

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di Sergio Armillei
Consigliere comunale Lega Terni

La natura esplosiva dell’epidemia in Lombardia ha rapidamente travolto gli sforzi iniziali per mantenere separate le strutture covid-19, e si è reso necessario ricoverare le persone contagiate in ospedali che contenevano pazienti non covid. Al contrario, la presenza di strutture dedicate, realizzate in Umbria come in Veneto nelle prime settimane dell’epidemia, che ha comportato il trasferimento di pazienti non soggetti a Covid in strutture separate per consentire la creazione di posti di degenza e centri di convalescenza specifici, ha contribuito a limitare l’infezione degli operatori sanitari e la diffusione nella comunità di pazienti vulnerabili non soggetti a Covid e dei loro visitatori.

SPECIALE CORONAVIRUS – UMBRIAON

Questa strategia ha anche permesso agli operatori sanitari esposti, di utilizzare in modo più efficiente ed efficace gli scarsi dispositivi di protezione individuale. È stato cambiato quindi il paradigma assistenziale i sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti intorno al concetto di assistenza centrata sul paziente, ma un’epidemia ha richiesto un cambiamento di prospettiva verso un concetto di assistenza centrata sulla comunità, una delle armi vincenti in regione Veneto e in Umbria. Grazie a questo approccio messo in atto dalle amministrazioni ospedaliere e aziendali, mediante tempestive linee guida diramate dalla Regione, è stato possibile avere dei risultati ottimali riguardanti il contenimento della diffusione della malattia. Non è per caso che le regioni con i risultati migliori siano due regioni a guida Lega, la fortuna non c’entra, i dati sono alla portata di tutti, inconfutabili, con un numero enorme di tamponi effettuati tempestivamente a operatori e pazienti e che vengono ancora oggi continuati.

«POCHI CASI COVID? SOLO FORTUNA»

La fase 2 come proposto dal dipartimento sanità della Lega, deve ripartire dal territorio con la sua riorganizzazione mediante un’ azione di supporto ai Dea di 2 livello dando un contributo importante con la ridistribuzione dei carichi di lavoro per una pronta ripartenza delle aziende ospedaliere con l’attività chirurgica programmata, in particolare dell’alta specialità, per lo smaltimento delle liste di attesa accresciute durante il periodo dell’emergenza coronavirus. Sarà fondamentale finalizzare i concorsi per l’assunzione del personale sanitario al fine di ottemperare alla ripresa dell’assistenza per i casi urgenti non covid mantenendo comunque alta l’attenzione e misure di reazione immediata, se il sistema sanitario dovesse essere messo ancora sotto pressione da eventuali riprese dei contagi.

La politica sanitaria in Umbria messa in atto per contrastare la pandemia per prontezza, efficienza e provvedimenti messi in campo, è un punto di riferimento per tutta l’Italia insieme al Veneto, chi strumentalizza dovrebbe ricordare che questi risultati in Umbria si sono ottenuti nonostante la sanità in questa regione fosse stata messa in ginocchio dalla precedente amministrazione di sinistra, altro che fortuna.

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