di Giovanni Cardarello
Nel 2025 in Umbria si è registrato un importante calo degli arresti. Ma al netto di questo dato, gli operatori nelle carceri del territorio si trovano ad affrontare una situazione grave in termini di sovraffollamento. Lo denuncia in una nota di stampa il procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia, Sergio Sottani.
Sottani nella nota spiega quanto emerso dall’incontro tenuto nei giorni scorsi con il nuovo provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Umbria-Marche, Liberato Gerardo Guerriero, insediato nei giorni scorsi nel nuovo incarico. A partire da un dato incontrovertibile e preoccupante: i trasferimenti di detenuti da altre regioni per motivi di ordine e sicurezza.

I numeri del sovraffollamento
E i numeri come sempre sono la spiegazione migliore dell’assunto. I dati diffusi dalla Procura Generale di Perugia, infatti, sono netti. I detenuti arrestati in Umbria sono in calo, si passa dai 648 del 2021 ai 510 del 2025. I detenuti presenti nelle carceri, di contro, sono aumentati dai 1.334 del 2021 ai 1.675 del 1° dicembre 2025. Se a questo dato aggiungiamo che la capienza regolamentare è di 1.339 posti, il tema è posto con chiarezza.
Questo dato indica che il sovraffollamento complessivo ha raggiunto circa il 25%. Il primato spetta alle case circondariali di Perugia e Terni, dove la percentuale supera il 35%, mentre a Spoleto la situazione è critica nella sezione destinata alla media sicurezza. La causa principale di questo aumento, come accennato, è da ricondurre ai trasferimenti da fuori regione che generano inevitabile disagio interno.
Aggressioni e reati: allarme costante
Oltre al problema logistico, preoccupa l’incremento dei reati commessi all’interno delle strutture stesse. Quest’anno si sono registrate 84 aggressioni fisiche contro gli agenti di polizia Penitenziaria, un dato in linea con gli 82 episodi dell’anno precedente che ha richiesto in molti casi il ricorso alle cure mediche. Sono stati accertati 21 casi di introduzione di sostanze stupefacenti e 24 rinvenimenti di coltelli rudimentali.
L’emergenza cellulari in carcere
Un trend in forte crescita e considerato una minaccia concreta è l’introduzione di dispositivi telefonici. Il numero di cellulari sequestrati, si legge ancora nella nota di Sergio Sottani, è balzato da 73 nel 2024 a ben 104 quest’anno, con un aumento di oltre il 42%. Già un precedente monitoraggio del procuratore generale aveva evidenziato l’incremento progressivo di questo fenomeno. L’uso indebito di strumenti di comunicazione costituisce reato dal 2020 e permette ai detenuti di mantenere contatti illeciti con l’esterno, continuando potenzialmente attività criminali.
La maggior parte degli apparecchi è stata ricondotta a detenuti italiani appartenenti al circuito di alta sicurezza. La nota del procuratore generale specifica che la polizia Penitenziaria, per contrastare questo fenomeno, ha intensificato le indagini utilizzando peraltro esperti in materia e nuove tecnologie estremamente sofisticate.
Detenuti stranieri: oltre un terzo del totale
Da segnalare infine un dato che farà discutere. Il 34% della popolazione carceraria in Umbria è composta da stranieri a fronte di una popolazione complessiva nazionale del 9%. Il dato assoluto parla di 573 detenuti sui 1.675 totali. Il picco si registra nella casa circondariale di Perugia dove su 490 reclusi, 249 sono stranieri.
In questa contabilità, scrive la nota della procura generale, le nazionalità più rappresentate sono in ordine decrescente Marocco con 109 detenuti, Tunisia con 105, Albania con 79, Nigeria con 58 e Romania 57. Le persone ristrette provenienti da queste nazioni, sommate, rappresentano il 61% degli stranieri presenti nelle carceri umbre. «L’obiettivo delle autorità giudiziarie e penitenziarie – conclude la nota – resta quello di garantire che le carceri tornino ad essere luoghi di recupero, contrastando la perpetuazione di reati e garantendo la sicurezza del personale».






