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Home » Umbria: «No ai tagli al trasporto pubblico»

Umbria: «No ai tagli al trasporto pubblico»

di Francesca Torricelli
29 Febbraio 2020
in Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di alcuni amministratori locali

Franco Raimondo Barbabella (Orvieto), Paolo Brancaleoni (Castiglione del Lago), Giovanni Codovini (Umbertide), Alessando Gentiletti (Terni) e Gianluigi Maravalle (Ficulle)

Finita la campagna elettorale e con essa i toni demagogici, per la Giunta Tesei è arrivato il tempo delle scelte politiche e amministrative. Emerge la realtà e si stagliano nette le prime contraddizioni. Tralasciando per ora altri temi di forte impatto e di forte preoccupazione nei diversi territori, dalla sanità ai rifiuti, dall’idrico alla scuola, e più in generale dal modello di sviluppo al modello istituzionale, sui quali (e su altri ancora) riteniamo vada fatto un ragionamento pubblico molto serio, si tratta nell’immediato, data l’urgenza, di prendere posizione chiara sul taglio del trasporto pubblico locale.

Per noi civici, questo tema rappresenta l’arteria, anzi il reticolo venoso, del regionalismo, avendo esso a che fare con lavoratori, studenti, pendolari e singoli cittadini. Si tratta cioè di quale Umbria vogliamo: Umbria dei territori interconnessi o la consueta, nota, perdente, Umbria centralizzata, sia nel modo di essere che nel modo di decidere? La presidente della Regione Tesei ha fatto presente come il trasporto pubblico locale sia in squilibrio strutturale di 15 milioni di euro, di cui sei provenienti dall’Iva, che deve essere versata; altri sei sarà la Regione a trovarli nel bilancio; 3,5 dovranno riguardare i tagli, e su questi si demanda ai Comuni la decisione sulla forbice. Entro dieci giorni i sindaci dovranno stabilire quali corse dovranno essere tagliate come ‘corse inutili’ o accorpate a tratte urbane già esistenti. Riteniamo una follia sia il metodo che il merito: si chiede un taglio ai territori, svuotando un servizio, senza compensarlo con null’altro. Dove starebbe la novità di Governo?

Ha ragione il presidente di Anci Umbria e sindaco di Narni Francesco De Rebotti, e hanno ragione gli altri sindaci che contestano questa decisione in nome dell’universalità del servizio da salvaguardare. Un taglio del genere significa l’isolamento di interi territori, che peraltro sono esclusi anche dalle tratte ferroviarie. Incide in particolare sulle aree di disagio che non a caso sono definite come aree interne. Dal dossier di Busitalia si evince che un terzo delle corse extra urbane dei bus trasportano meno di cinque passeggeri per linea. Su 1471 tratte monitorate negli ultimi tre mesi, 415 risultano sotto il tetto di cinque utenti. Sono dati pesanti, e non ci può essere un rifiuto a ragionare, ma il problema non si risolve con la pura riduzione delle tratte, né il metodo può esser quello dirigistico della giunta Tesei.

Si tratta del coraggio di pensare un nuovo modello di sviluppo e di impostare nuove relazioni istituzionali. Si tratta di individuare un percorso, rapido si, ma anche rispettoso dei diversi livelli istituzionali e del ruolo dei territori nell’elaborazione delle soluzioni, al termine del quale emerga una visione complessiva del modello di mobilità e quindi di regione su cui attestarsi con la responsabilità che la situazione richiede. Un modello di governo e di società plurale, una visione ampia, una strategia di futuro insomma, non un dirigismo povero di idee e di qualità. Chiediamo di sospendere questa procedura e di passare ad altro metodo e ad altra strategia che tenga conto della sostenibilità complessiva dei provvedimenti.

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