di Giovanni Cardarello
La tensione torna a salire in modo significativo intorno a Coop Centro Italia, recentemente fusa con Unicoop Tirreno nella nuova realtà Unicoop Etruria. Dopo un incontro sul piano industriale tenutosi lunedì 1° dicembre con le organizzazioni sindacali, è stato dichiarato lo stato di agitazione e annunciato un pacchetto di ore di sciopero e assemblee in tutti i luoghi di lavoro. A tal proposito Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno rilasciato una nota congiunta per informare lavoratrici e lavoratori sulle iniziative da intraprendere «contro il piano dell’azienda».
Tagli pesanti su sedi e rete di vendita
Secondo quanto riferito dalle sigle sindacali, Unicoop Etruria ha presentato un quadro di «pesanti interventi sia sulle sedi che sulla rete vendita». Le manovre principali riguardano, nello specifico, riduzione del personale di sede e dismissione di punti vendita. Nel primo caso il taglio coinvolge le due sedi amministrative di Vignale e Castiglione del Lago, per un totale complessivo di 180 unità. I sindacati sottolineano che una riduzione di questa entità potrebbe significare lo smantellamento della stessa sede di Castiglione, con gravi danni per tutto il territorio comunale.
Per quanto riguarda la rete commerciale, invece, è stata annunciata la dismissione di 24 punti vendita, un’azione che coinvolge circa 340 dipendenti con la connessa possibilità di cessioni a terzi. Le dismissioni interessano 6 punti vendita ex Coop Centro Italia, 6 punti vendita ex Unicoop Tirreno e 12 supermercati Superconti Terni, società controllata, in particolare: 10 in Umbria, San Sisto 2(PG), Bastia, Tavernelle, Cannara e i Superconti di Amelia, Perugia Settevalli, Todi, Acquasparta, Terni, Cospea e Turati; 9 nel Lazio, Pomezia, Colleferro, Fiuggi, Valmontone, Fonte Nuova, Ruderi di Torrenuova, e i Superconti di Impruneta, Capena e Orte; 1 in Toscana, Grosseto Pisacane; 2 in Abruzzo, Celano e Sulmona; 2 nelle Marche, Corridonia e Camerino (Superconti).
Le ragioni dell’azienda e la critica dei sindacati
L’azienda giustifica chiusure e tagli con la necessità di ridurre le perdite consistenti di parte della rete vendita e di eliminare le sovrapposizioni tra negozi delle proprie insegne. Tuttavia, i sindacati esprimono una dura critica: «Dopo un processo di fusione che era stato presentato come una grande operazione di investimento nel distretto tirrenico – scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs -, la dirigenza di Coop Etruria presenta un piano di chiusure, cessioni ed esuberi che scarica ancora una volta su lavoratrici e lavoratori il costo delle scelte e delle gestioni inefficienti del passato».
Inoltre si evidenzia che, dopo aver ceduto larga parte dei negozi toscani a Unicoop Firenze, il ventilato piano di rilancio non si è concretizzato. Unicoop Etruria si appresterebbe invece ad abbandonare intere aree della cooperativa, come il sud del Lazio, le Marche e parte della provincia de L’Aquila.
Rischio occupazionale concreto
Gli investimenti annunciati dall’azienda vengono considerati, dalle tre sigle, «ben poca cosa» a fronte di un intervento così drastico. Il rischio occupazionale appare concreto, con centinaia di potenziali esuberi, e le possibilità di ricollocazione nella rete non sono ancora chiare. Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil questa prospettiva è «inaccettabile», motivo per cui è stato proclamato lo stato di agitazione in Unicoop Etruria e nella controllata Superconti, con l’annuncio del pacchetto di scioperi.
«Le notizie che arrivano in queste ore sul piano di ristrutturazione di Unicoop Etruria sono drammatiche e confermano il grido di allarme che mesi fa – dichiara l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni Sergio Cardinali – lanciai attirandomi l’accusa di fare terrorismo. Purtroppo, invece, stiamo andando in quella direzione tragica che avevo paventato, con decine di punti vendita a rischio chiusura e tanti posti di lavoro a rischio soppressione. Complessivamente, tra operatori di vendita e amministrativi, centinaia di posti di lavoro. L’Umbria perde occupazione, e punti vendita. Terni rischia di vedere scomparire il marchio storico Superconti che ha fatto la storia del commercio della nostra città e che rappresenta un punto di riferimento di qualità e serietà non solo per i consumatori non solo ternani. Ci attendiamo ora delle risposte chiare, in controtendenza ai tagli finora paventati. Ci aspettiamo un nuovo piano industriale da parte dell’azienda e soprattutto una attenzione della regione dell’Umbria a difesa dei propri cittadini».






