Ultimo appuntamento per il primo ciclo di incontri culturali de ‘L’Umbria nascosta’, dedicato alla riscoperta di tradizioni, storie e memorie del territorio. Al centro dell’iniziativa, questa volta, il tema delle figure femminili della Valnerina sospese tra storia e leggenda: le cosiddette ‘streghe’ e le medichesse, depositarie di saperi antichi legati alla medicina popolare.

Tra boschi, eremi e piccoli borghi della Valnerina, infatti, sopravvive ancora oggi il ricordo di donne che, per secoli, hanno custodito conoscenze tramandate oralmente su erbe officinali, rimedi naturali, parti, febbri e guarigioni. Si trattava, nella maggior parte dei casi, di donne del popolo, spesso anziane, profondamente legate ai cicli della natura e alle risorse del territorio, in particolare alle piante dei Monti Sibillini e delle vallate del Nera. In un contesto storico in cui la medicina ufficiale risultava difficilmente accessibile nei centri rurali, queste figure rappresentavano un punto di riferimento essenziale per le comunità locali. Tuttavia, ciò che non veniva pienamente compreso finiva spesso per essere oggetto di timore: tra superstizione e religiosità popolare, alcune di queste donne furono progressivamente associate a pratiche magiche e a presunti malefici.
«Dietro molti racconti – spiegano gli studiosi – si celano in realtà antiche pratiche terapeutiche, rituali contadini e residui di culti arcaici legati alla natura, elementi che contribuiscono a delineare un patrimonio culturale ancora oggi in parte inesplorato». Di questi temi si parlerà venerdì 22 maggio alle 17 alla biblioteca comunale di Terni, nella sala videoconferenze, in occasione dell’incontro con il professor Mario Polia, studioso delle tradizioni popolari e della storia del territorio.






