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Home » Non c’è ‘causa-effetto’ fra le ceneri e i morti

Non c’è ‘causa-effetto’ fra le ceneri e i morti

di Redattore
25 Agosto 2019
in Altre notizie, Ambiente e salute
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
La centrale di Pietrafitta

La centrale di Pietrafitta

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Un tumore – e in generale quasi tutte le patologie gravi – è dovuto ad almeno tre cause: predisposizione genetica, fattore ambientale, stile di vita. Tre cause che agiscono in fattori variabili. Ciò rende pressoché impossibile attribuire ad uno solo dei fattori l’aver provocato una determinata patologia.

VALLE DEI FUOCHI: ARCHIVIO UMBRIAON

Le sigarette fanno male

Ecco, perché fra due persone che fumano un pacchetto di sigarette al giorno (fattore: stili di vita), può darsi che una muoia per tumore a 40 anni e l’altra viva fino a 80; perché dipende (anche) dalla predisposizione e dal contesto ambientale. Per questo non si può scientificamente provare che le sigarette abbiano provocato la morte del 40enne. Eppure, nessuno si sognerebbe di affermare che le sigarette non fanno male o non provocano il cancro. E nessun medico serio giustificherebbe il fumo.

Anche le ceneri fanno male

Discorso simile per le ceneri prodotte e interrate in Valnestore (che ci sono, sono state trovate ed è innegabile facciano male): è impossibile affermare che ci sia una diretta e incontestabile correlazione – oltre ogni ragionevole dubbio – fra la loro immissione nell’ambiente e l’aumento di determinate patologie negli abitanti. Eppure, nessuno potrebbe coscientemente affermare che l’interramento di ceneri tossiche non abbia provocato danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Questo è quello che dicono gli avvocati dei cittadini e dei comitati, che venerdì mattina, dopo il provvedimento del tribunale, hanno illustrato la loro posizione.

Le parole degli avvocati

Il parere dei legali dei residenti e delle associazioni: Valter Biscotti, Marcello Volpe, Valeria Passeri.

Pubblichiamo le interviste per gentile concessione UmbriaTV

L’archiviazione scontata

Ecco perché la Procura della Repubblica di Perugia ha deciso per l’archiviazione rispetto alle accuse di omicidio colposo e lesioni contestate a nove indagati: «Gli accertamenti particolarmente complessi per il numero elevato di persone offese, per l’arco temporale intercorso e per la specificità tecnico scientifica della materia, non sono in grado di provare oltre ogni ragionevole dubbio il nesso causale tra le condotte poste in essere e l’evento morte o lesione negli anni delle persone offese». Una archiviazione pressoché scontata, insomma, dato il nostro assunto. Un po’ il discorso che si fa in ‘Terra dei Fuochi’ con i cittadini campani, accusati di avere stili di vita errati e di ammalarsi per questo, non per le discariche tossiche e i roghi pressoché quotidiani di rifiuti tossici.

Ceneri nascoste sotto terra

In Valnestore ci sono 233 persone che pretendono giustizia. Sono i parenti di chi è morto o si è ammalato in quelle terre negli ultimi 30 anni per cause in qualche modo correlate all’attività della centrale. Dopo che per decenni l’area a ridosso della centrale è stata prima inondata di fumi di scarico e poi è diventata una sorta di discarica per le ceneri delle centrali elettriche – si stima ne siano state interrate 350 mila tonnellate – non solo quella di Pietrafitta. Questo dicono le cronache: la vicenda – nota ai più – è tornata alla luce negli ultimi anni grazie a un’inchiesta giornalistica, che ha svelato traffici non solo umbri, mischiati a vicende di cronaca poco chiare, il tutto innestato in un contesto in cui non c’era ancora la piena consapevolezza dei danni ambientali che una gestione dissennata dei rifiuti avrebbero portato con sé. 

A OTTOBRE LA COMUNICAZIONE DI CHIUSURA DELLE INDAGINI

«La relazione è di parte»

I pm Abbritti e Miliani partono dalle relazioni di Arpa e Usl Umbria 1, «ma – denuncia l’avvocato Valter Biscotti, che guida il pool di legali – queste relazioni, così come quelle dell’Arpa, sono state presentate dagli stessi soggetti che avrebbero avuto il compito, a loro tempo, di salvaguardare la salute pubblica; noi vorremmo che tali relazioni fossero fatte da un organo terzo». Poi l’annuncio: «Ad aprile del prossimo anno faremo una class action nei confronti di Enel perché ci sono illeciti permanenti, al di là dell’esito del processo penale; noi vogliamo sia restituita dignità a quella zona e ai suoi cittadini». 

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