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Home » Mazzetta di 3 mila euro per autorizzare una cava. Arrestato

Mazzetta di 3 mila euro per autorizzare una cava. Arrestato

di Redattore
3 Aprile 2021
in Apertura 5
Tempo di lettura: 5 minuti di lettura
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Un funzionario della Regione Umbria, Federico Bazzurro, e un’imprenditrice di Perugia sono stati arrestati in flagranza di reato, mentre si scambiavano la mazzetta di denaro in un parcheggio: nella busta c’erano tremila euro. L’accusa è corruzione. 

I provvedimenti

Dopo gli interrogatori di garanzia gli arresti sono stati convalidati: la donna è stata rimessa in libertà e l’uomo è ai domiciliari. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Guardia di finanza di Perugia, su richiesta della Procura della Repubblica di Perugia. Secondo l’accusa il denaro – circa tre mila euro – serviva per ottenere facilitazione sulle autorizzazioni per le attività di cava nel comune di Perugia. Il dipendente pubblico – scrive ancora il quotidiano – era già indagato per un’indagine collegata della Procura della Repubblica di Ancona. La notizia è stata anticipata dal Corriere dell’Umbria.

Le indagini

Il sostituto procuratore titolare del fascicolo è Mario Formisano. Con il gip Valerio D’Andria, in tribunale c’era anche il Procuratore capo Raffaele Cantone. L’iniziale ipotesi di reato di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio è stata riqualificata in corruzione per l’esercizio della funzione. Al centro ci sono le autorizzazioni per l’attività mineraria che gli uffici Ambiente di Palazzo Donini rilasciano alle ditte che lavorano nel settore cave. Il tutto sarebbe uno stralcio dell’indagine marchigiana che riguarda procedure autorizzative di cave a Gualdo Tadino.

Traffico illecito di rifiuti

L’inchiesta riguarda il traffico illecito di rifiuti. Secondo quanto ricostruito dal Messaggero nei mesi scorsi, gli investigatori raccontano di contenuti piuttosto espliciti nelle telefonate intercettate con il faccendiere incaricato di portargli i soldi dalle Marche. E la cosa sarebbe avvenuta in più di un’occasione. «per evitare controlli presso le cave vincolate da sequestri o sospensioni, ottenendo anche sblocco delle autorizzazioni per una cava dislocata in Umbria, senza che ve ne fossero i presupposti giuridici».

Ecco come agivano

«Dal quadro indiziario emerge un ampio disegno criminoso – scrivono gli investigatori – volto all’ottenimento di un rilevante ingiusto profitto economico, messo in campo da due soggetti, amministratori di fatto di una società di gestione e lavorazione dei rifiuti da demolizione e terrosi, sita in provincia di Ancona, i quali, con il concorso di altri 20 indagati, hanno posto in essere traffici illeciti di rifiuti speciali da demolizione, organici e terrosi, omettendo di provvedere alle spese di recupero e conferimento presso siti autorizzati. Abbattendo tali spese, gli indagati riuscivano ad acquisire appalti presso numerosi cantieri. I rifiuti terrosi, giustificati come terreno vegetale da riutilizzare per la rinaturalizzazione, venivano anche occultati presso siti di cava, sospesi o pignorati, dove veniva anche prelevato abusivamente un ingente quantitativo di materiale inerte destinato poi al commercio nei cantieri edili, così da dissimulare di fatto lo stato di crisi delle società autorizzate alla coltivazione delle cave, riconducibili ad uno dei due indagati. Il prelievo illegale era reso possibile anche dai mancati controlli da parte delle autorità preposte, grazie al concorso di un funzionario e un dirigente del Comune di Fabriano, di un funzionario della Provincia di Ancona e di un funzionario della Regione Umbria».

«In modo sistematico…»

Secondo la procura, l’attività per istruire e facilitare le procedure amministrative regionali finalizzate al rilascio dell’ autorizzazione a favore della società dell’ imprenditrice che opera nel settore delle cave sarebbe stata svolta in modo ‘sistematico’. Contestati altri due episodi. Ed emerge che i 3mila euro sono l’ultima tranche di una maxi tangente di 15mila. Il funzionario della Regione era già intercettato nell’ ambito di un’ indagine avviata dalla Dda di Ancona (Tango & Cash) dalla quale erano cui emersi anche presunti profili di illegalità a lui riconducibili. Di qui il trasferimento del fascicolo alla procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone. La difesa di Bazzurro parla invece di soldi per consulenze tecniche prestate al di fuori dell’orario di lavoro.


La nota dei carabinieri forestali

I militari del Nipaaf CC di Perugia (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale), hanno arrestato in flagranza di reato un funzionario della Regione Umbria ed un’imprenditrice di Perugia per ipotesi di corruzione. L’attività è il risultato di una lunga attività investigativa svolta dai militari del NIPAAF e coordinati dalla Procura della Repubblica di Perugia, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche. I Carabinieri Forestali sono riusciti ad intercettare l’incontro tra il funzionario pubblico e l’imprenditrice durante il quale è avvenuto lo scambio della mazzetta. I militari del NIPAAF, coadiuvati dai militari della dalla sezione di P.G., intervenuti immediatamente, hanno rinvenuto all’interno del veicolo del funzionario pubblico la busta oggetto di scambio contenente € 3.000 in banconote di varo taglio, procedendo pertanto all’arresto in flagranza di reato dei due soggetti. I due sono stati subito accompagnati in Procura per essere interrogati dal PM titolare dell’indagine. In questa sede confessavano la remunerazione illecita dell’attività posta in essere in modo sistematico dal funzionario della Regione Umbria per istruire e facilitare le procedure amministrative regionali finalizzate al rilascio dell’autorizzazione a favore della società dell’imprenditrice che opera nel settore delle Cave. Dalle perquisizioni personali, dei veicoli, e delle rispettive abitazioni sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro altre banconote in contanti telefoni cellulari, tablet e computer. Il Pm ha disposto la custodia presso la Casa Circondariale di Capanne di Perugia per il funzionario della Regione Umbria e gli arresti domiciliari per l’imprenditrice. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato gli arresti eseguiti e applicato gli arresti domiciliari per il funzionario mentre la donna è stata rimessa in libertà. L’indagine è collegata ad una precedente attività della DDA della Procura di Ancona (Tango & Cash) da cui sono emersi anche profili di illegalità riconducibili a Perugia ed in particolare al funzionario pubblico. La polizia giudiziaria sta conducendo ulteriori accertamenti e non è escluso che possano esserci ulteriori sviluppi di indagine.

Le reazioni

«La giunta tace su fatti gravissimi»

Sul tema è il consigliere regionale Thomas De Luca (M5S) ad attaccare: «Purtroppo, ancora una volta avevamo avuto ragione tra il silenzio assordante della presidente Tesei intorno al tema della legalità e dell’anticorruzione.  Lo scorso 4 dicembre emerse un’indagine analoga per corruzione in merito allo smaltimento illecito di rifiuti. Indagine portata avanti dalla Procura di Ancona che aveva interessato lo stesso funzionario della Regione Umbria. Fatti che fin da subito giudicammo gravissimi in una regione in cui da anni vengono lanciati campanelli d’allarme sulle possibili infiltrazioni di gruppi criminali in un settore ad alta permeabilità come quello dei rifiuti. Avevamo, allora, presentato un’interrogazione per sapere se fossero state disposte azioni in via cautelare nei confronti del funzionario indagato. O se fossero stati avviati procedimenti interni di approfondimento e verifica sull’operato dell’amministrazione regionale per scongiurare il ripetersi delle condotte illecite contestate. Ed avevamo invitato la giunta regionale a riferire in merito. Ovviamente non ci è stata data risposta. Anzi siamo stati aggrediti, tacciati di essere inopportuni, speculatori e strumentalizzatori.  A distanza di tre mesi quelle nubi che si addensavano diventano ancor più fosche. Il silenzio della giunta Tesei sui temi quali la legalità e il contrasto al malaffare è sempre più fragoroso. Questi temi sono ritenuti marginali e di alcun rilievo, mentre chi prova a porre le questioni viene aggredito e tacciato di giustizialismo. Per l’ennesima – conclude – volta avevamo avuto ragione. Provano a metterci a tacere, ma non ci riusciranno. La presidente Tesei ha il dovere e l’obbligo di riferire immediatamente alla comunità umbra su quali azioni intenda mettere in campo per mettere in sicurezza il settore dei rifiuti, facendo chiarezza sulle vicende degli ultimi mesi».

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