148.990 euro: questo l’importo che il sindaco di Narni Francesco De Rebotti, il vice Marco Mercuri, gli ex assessori Marco De Arcangelis e Piera Piantoni e la dirigente comunale Lorella Sepi dovranno pagare (29.798 euro ciascuno) – salvo diversa decisione in appello – al Comune di Narni per la vicenda del canile di proprietà dell’ente. La sentenza è della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti dell’Umbria, presieduta da Piero Carlo Floreani.

Le contestazioni
A tutti la magistratura contabile aveva contestato «una gestione inefficiente, contraria ai principi eurounitari e interni in materia di gare ad evidenza pubblica, produttiva di un danno alla concorrenza e imputabile a condotta gravemente colposa, del servizio di ricovero e mantenimento dei cani randagi». Per il servizio il Comune di Narni, tra il 2007 e il 2019, avrebbe erogato al gestore privato (canile Marcello Marchegiani fino al 2014, poi ceduto alla ‘Dog Paradise’ di Roma) 3.117.112 euro. Secondo la procura della Corte dei Conti «il Comune avrebbe violato le regole dell’evidenza pubblica, omettendo di effettuare le gare previste e ricorrendo a reiterate proroghe di diritto e di fatto». Per la Guardia di Finanza che ha condotto le indagini, «nel periodo 2015-2020 il servizio risulta posto in essere in assenza di un qualsiasi atto formale di assegnazione». Le proroghe avrebbero così prodotto un danno per la concorrenza (post 2014) stimato in 148.990 euro.
La sentenza
Per il collegio giudicante, il Comune di Narni «avrebbe dovuto prestare una cura maggiore in relazione al servizio afferente al ‘canile rifugio’, stimolando la concorrenza attraverso la promozione delle gare pubbliche, al fine di evitare la formazione di posizioni monopolistiche e, soprattutto, riducendo i costi a carico della collettivit attraverso una corretta programmazione e gestione del servizio». Lo stesso Comune «invece, ha fatto ampio e patologico ricordo all’istituto della cosiddetta ‘proroga tecnica’, violando i principi di libera concorrenza, parità di trattamento e trasparenza».






