di Giovanni Cardarello
Mentre il mercato internazionale registra cali, l’Umbria si conferma la regione con la riduzione dei prezzi più esigua d’Italia in fatto di carburanti. Secondo le stime dell’Unione consumatori, tra il 14 e il 15 aprile il ribasso nella nostra regione è stato di appena 0,3 centesimi al litro, traducendosi in un risparmio irrisorio di soli 15 centesimi per un pieno da 50 litri.
Per contrastare possibili manovre speculative, e verificare il rispetto del taglio delle accise prorogato fino al 1° maggio, la Guardia di Finanza ha avviato controlli a tappeto in tutto il territorio regionale. Le Fiamme Gialle hanno già riscontrato diverse irregolarità, procedendo con le relative sanzioni nell’ambito di un piano d’azione volto a tutelare i consumatori e verificare la qualità stessa dei prodotti energetici.
Il prezzo medio in Umbria
Il quadro che emerge dai dati ufficiali analizzati da ‘Il Corriere dell’Umbria‘, descrive uno scenario di prezzi particolarmente elevati: il gasolio in modalità self-service ha raggiunto una media di 2,127 euro al litro, posizionandosi come il prodotto più costoso per gli automobilisti umbri. Chi utilizza veicoli a benzina spende mediamente 1,767 euro al litro (self), mentre per i servizi assistiti il metano si attesta su una quota di 1,566 euro e il Gpl risulta l’opzione più economica a 0,799 euro al litro.
I gestori degli impianti, in ogni caso, respingono le accuse di speculazione. Giulio Guglielmi, presidente di Figisc Umbria Confcommercio, ha spiegato a ‘Il Corriere dell’Umbria‘ quanto già anticipato nei giorni scorsi a umbriaOn, ovvero che il margine dei distributori resta fisso a pochi centesimi e che i prezzi alla pompa sono stabiliti direttamente dalle compagnie petrolifere.
La logistica e lo sciopero
Alla crisi dei prezzi si aggiunge ora l’allarme logistica. La protesta dei camionisti, partita da Palermo, è pronta a estendersi a livello nazionale a partire dal 20 aprile. L’obiettivo dichiarato è l’astensione totale dal lavoro per chiedere un intervento normativo che obblighi la committenza e adeguare i compensi in base alle fluttuazioni del costo del carburante.
Attualmente, il settore è strozzato da contratti a tariffa fissa che non tengono conto dell’impennata dei costi vivi, costringendo molte piccole imprese di autotrasporto a lavorare in perdita costante. Le associazioni di categoria denunciano che i rincari non sono direttamente imputabili ai costi logistici, ma a manovre speculative dei giganti del commercio che mantengono margini elevati a discapito di vettori e cittadini. Senza un accordo immediato, il rischio concreto è la paralisi della distribuzione con il conseguente svuotamento degli scaffali della grande distribuzione organizzata.






