di Giovanni Cardarello
Mentre il dibattito politico nazionale si infiamma sul cosiddetto ‘decreto carburanti’, tra tagli provvisori delle accise, bonus e strette sulle speculazioni, la realtà che si respira nelle pompe di benzina dell’Umbria è ben diversa da quella raccontata dai palazzi romani. A tal proposito abbiamo raccolto la testimonianza del presidente regionale della Figisc Confcommercio, Giulio Guglielmi, per capire cosa stia accadendo in un settore messo a dura prova dalla crisi energetica e geopolitica.
«Gestori penalizzati e colpevolizzati»
Il messaggio che arriva dal sindacato è netto: i gestori non sono gli speculatori, ma le prime vittime di un sistema che li vede schiacciati tra l’aumento dei costi e i margini di guadagno ridotti al lumicino. «Il popolo – spiega il presidente della Figisc Umbria – pensche il gestore guadagni in percentuale, ma non è così. Noi guadagniamo a litro, circa 30 millesimi». Rispetto a quarant’anni fa, quando il margine era di 43 lire su un costo del gasolio di 600 lire, oggi, con i prezzi che sfiorano i 2 euro, la redditività è drasticamente calata a fronte di costi di gestione e tasse sempre più alti.
L’effetto ‘beffa’ del decreto e delle accise
Il taglio delle accise, peraltro provvisorio, che molti cittadini attendevano come un sollievo, si è rivelato di fatto, e spesso, un gioco a somma zero. Molti consumatori si chiedono perché la riduzione attesa di 25 centesimi sia stata, nei fatti, percepita in misura minore. Tale fenomeno è riconducibile alle complesse oscillazioni del mercato all’ingrosso, dove operano i principali player del settore: qualora si verifichino rialzi nei listini in concomitanza con l’adozione del provvedimento, l’efficacia della riduzione delle accise rischia di essere parzialmente assorbita dalle dinamiche di prezzo preesistenti, limitando così il beneficio atteso per il consumatore finale.
Inoltre, i gestori si trovano spesso a vendere letteralmente in perdita: «Il gestore – spiega Guglielmi – oggi sta vendendo merce che ha acquistato il giorno prima della diminuzione delle accise a un prezzo più alto di quello a cui è costretto a rivenderla». Un paradosso che costringe le imprese a dover reintegrare il capitale solo per poter continuare ad acquistare il prodotto necessario al rifornimento.
Speculazioni e geopolitica
Se speculazione c’è stata, secondo la categoria, questa va ricercata all’inizio della filiera e non nell’ultimo anello della catena. A pesare è soprattutto la situazione geopolitica internazionale: le tensioni nel Golfo hanno allungato i tempi di trasporto via mare delle petroliere da dieci giorni a un mese, facendo lievitare i costi di logistica e nolo.
La lettera alla premier Meloni
La categoria, però, non intende restare a guardare e ha inviato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per denunciare quella che definiscono «una colpevolizzazione ingiusta dei gestori». La richiesta è chiara: maggiore trasparenza e interventi strutturali che non vadano a colpire ulteriormente chi, ogni giorno, garantisce un servizio essenziale ai cittadini umbri, nonostante le difficoltà di un mercato globale sempre più fuori controllo.
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