di Giovanni Cardarello
L’impennata dei prezzi del carburante non accenna a fermarsi e il settore dell’autotrasporto umbro è sull’orlo del collasso. Nonostante il recente intervento del Governo Meloni per mitigare i rincari, intervento ricordiamo a tempo, il commento di CNA Trasporti Umbria è lapidario: «Misure insufficienti».
Lo sconto di 25 centesimi sulle accise, infatti, introdotto per un periodo di venti giorni, sembra essere stato già letteralmente ‘divorato’ dai rincari e dalle dinamiche del mercato internazionale legate al conflitto in Medio Oriente.
L’impatto dei rincari: l’Umbria nella morsa dei prezzi
I numeri che arrivano dai distributori umbri, si legge tanto ‘La Nazione‘ quanto su ‘Il Messaggero Umbria‘, non lasciano spazio a interpretazioni. In Umbria è in atto una vera e propria emergenza alla pompa di benzina. La media regionale ha sfondato la barriera psicologica dei 2 euro al litro per il gasolio, attestandosi a 2,006 euro in modalità self-service. Una cifra che colloca l’Umbria tra le zone più care d’Italia.
Il nostro territorio, scrive ‘Il Messaggero‘, è al diciottesimo posto della classifica nazionale per i costi più elevati. Escludendo ovviamente le tratte autostradali, notoriamente più care, dove si toccano punte di 2,08 euro a litro. Non va meglio per la benzina, che si attesta su una media di 1,723 euro.
Per capire la velocità di questa impennata, basta guardare cosa è successo tra il 23 e il 24 marzo. In sole ventiquattr’ore, il costo per riempire un serbatoio da 50 litri è balzato in avanti di 1,40 euro per il diesel e di 60 centesimi per la benzina. Si tratta di rincari quotidiani che hanno polverizzato ogni forma di aiuto statale, rendendo il pieno un costo insostenibile per chi con il mezzo ci lavora.
L’allarme di CNA: «Lo sconto è diventato un alibi»
Secondo Marcello Volpi, presidente regionale di CNA Trasporti, lo sconto alla pompa si è già volatilizzato a causa del rialzo del prezzo del petrolio, ma ha generato un effetto collaterale perverso: «Ha dato un alibi a quei committenti che non intendono riconoscere il fuel surcharge, ovvero l’adeguamento automatico delle tariffe ai costi del carburante».
Le piccole imprese del comparto, già fragili strutturalmente, si trovano oggi senza liquidità. «Il fattore tempo è decisivo per la sopravvivenza» incalza Volpi, criticando la lentezza burocratica del credito d’imposta previsto dal decreto di palazzo Chigi per i mesi di marzo, aprile e maggio. Mancano ancora i decreti attuativi e il possibile vaglio dell’Unione Europea, tempi che le aziende umbre non possono permettersi di aspettare.
La battaglia sulle regole: sanzioni e clausole di garanzia
Ma CNA risponde alla crisi non solo con la richiesta di sussidi, ma proponendo una riforma strutturale delle regole a tutela della liquidità aziendale. La responsabile regionale Marina Gasparri ha presentato un ‘pacchetto d’urto’ che include il credito d’imposta immediato su gasolio e HVO (coperto dall’extra gettito IVA) e la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi.
Il punto cruciale resta però il potere contrattuale delle piccole imprese: l’associazione invoca un intervento legislativo che renda vincolante la clausola fuel surcharge. La proposta è quella di una sanzione indiretta: impedire al committente la deducibilità fiscale della fattura qualora si rifiuti di adeguare le tariffe ai rincari del carburante.
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