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Home » Colacem: non solo Vacchi. C’è l’asse con Cucinelli. Ma sulla ‘dynasty’ umbra del cemento incombono tre cause

Colacem: non solo Vacchi. C’è l’asse con Cucinelli. Ma sulla ‘dynasty’ umbra del cemento incombono tre cause

Nuovi retroscena sulla scalata alla holding Financo: l'offerta da 450 milioni di Eques vede coinvolto anche il 're del cachemire'. Intanto il braccio di ferro tra i rami della famiglia Colaiacovo resta appeso alle decisioni del tribunale

di Redazione
27 Febbraio 2026
in Economia
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Brunello Cucinelli e Gianluca Vacchi

Brunello Cucinelli e Gianluca Vacchi

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di Giovanni Cardarello

La partita per il controllo di Financo, la holding – e cassaforte – della famiglia Colaiacovo che governa l’impero del cemento della Colacem, si arricchisce di nuovi e importanti dettagli. Non c’è solo l’imprenditore e influencer Gianluca Vacchi dietro l’offerta da 450 milioni di euro per rilevare il 25% delle quote societarie: secondo quanto paventato da un’inchiesta de ‘Il Corriere dell’Umbria‘, curata da Alessandro Antonini, spunta con forza anche il nome di Brunello Cucinelli.

L’asse Vacchi-Cucinelli e l’operazione Eques

La proposta d’acquisto, avanzata formalmente dalla società Eques, non sarebbe dunque solo una ‘stravaganza’ da social media, ma un’operazione finanziaria strutturata che vede la partecipazione del re del cachemire. Un asse tra l’imprenditoria emiliana e quella umbra d’eccellenza che punta a rilevare la quota di Giuseppe Colaiacovo (figlio di Carlo), titolare del 25% attraverso la Gold Srl. L’ingresso di questi nuovi soci rappresenterebbe una svolta storica per un gruppo industriale che, dalla sua fondazione, è sempre rimasto blindato entro i confini dei quattro rami familiari. Ora, i restanti soci hanno 60 giorni di tempo per esercitare il diritto di prelazione: o pareggiano l’offerta da 450 milioni, o dovranno ‘rassegnarsi’ a sedere in consiglio d’amministrazione con Vacchi e Cucinelli.

Una holding paralizzata: bilanci al palo da tre anni

Il contesto in cui si inserisce questa scalata, però, è quello di una profonda crisi nei rapporti interni. Financo è oggi una holding bloccata, divisa in quattro quote paritetiche riconducibili agli eredi dei fratelli fondatori (Franco, Pasquale, Giovanni e Carlo). La tensione è tale da aver generato una vera e propria paralisi gestionale: i bilanci della società non vengono approvati da ormai tre anni. I veti incrociati tra i diversi rami della famiglia impediscono qualunque mossa strategica, rendendo la governance di uno dei principali player del cemento europeo estremamente fragile e soggetta a contestazioni continue.

Il nodo giudiziario: tre spine nel fianco

A rendere ancora più precario l’equilibrio di Financo è un intricato labirinto legale che si snoda tra aule civili e penali. Sono almeno tre i fronti giudiziari aperti, veri e propri ‘macigni’ che gravano sul futuro di Colacem e sulla sua governance. In primo luogo, resta aperta la partita sulla stabilità della holding. Nonostante i primi tentativi di avviare la liquidazione della società siano stati respinti dai giudici, la battaglia non è affatto conclusa: nuovi ricorsi mirano infatti a scardinare l’attuale assetto proprietario, cercando per via giudiziaria quella rottura che la famiglia non è riuscita a gestire internamente.

C’è poi l’allarme rosso che riguarda i conti societari. Con tre bilanci consecutivi rimasti al palo a causa dei veti incrociati, la disputa è finita nelle mani dei magistrati. Il rischio, tutt’altro che remoto, è quello di un commissariamento: la nomina di un amministratore giudiziale potrebbe essere l’unica mossa per sbloccare l’impasse e traghettare il gruppo fuori dalle secche dei litigi familiari, sottraendo però il comando alla proprietà.

A chiudere il cerchio è l’ombra mai del tutto diradata del ‘caso Duchini’. Sebbene le sentenze abbiano sancito l’assoluzione per le accuse di calunnia e tentata estorsione, l’impugnazione di parte del verdetto da parte della procura riapre scenari di incertezza. Per la famiglia Colaiacovo si prospetta dunque una nuova stagione di udienze, una ‘coda’ penale che rischia di offuscare la credibilità dell’intera operazione finanziaria proprio nel momento del possibile ingresso di Vacchi e Cucinelli.

Scenari futuri

L’offerta di Eques rappresenta l’ultima chiamata per un gruppo che ha bisogno di ritrovare unità o, in alternativa, una nuova guida. Se i rami della famiglia non troveranno la forza economica o la coesione per riscattare la quota di Giuseppe Colaiacovo, il destino di Colacem cambierà volto entro la prossima primavera, aprendo le porte a un modello di gestione che unirà la finanza internazionale al ‘capitalismo umanista’.


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