di Giovanni Cardarello
Non c’è pace per il ministero della Cultura. Quello che al momento dell’insediamento del Governo Meloni doveva essere il dicastero della ‘nuova egemonia’ si sta trasformando in un vero e proprio ‘Vietnam’ per Fratelli d’Italia. Il ministro Alessandro Giuli, con una mossa repentina che sa di ultimatum alla presidente del Consiglio, (‘o mi fate fare il ministro, o me ne vado’), ha azzerato i vertici del suo staff tecnico e personale, firmando i decreti di revoca per due figure ‘pesanti’ del partito di maggioranza relativa: Emanuele Merlino ed Elena Proietti Trotti.
Il ‘gran rifiuto’ di New York: la caduta di Elena Proietti Trotti
Per Elena Proietti Trotti, consigliera comunale a Terni e già assessore comunale e consigliera regionale in Umbria, la fine del rapporto professionale con Alessandro Giuli ha il sapore amaro di un’occasione perduta tra le nuvole. Il ‘peccato originale’, come riportano diversi quotidiani nazionali, risale al 22 marzo scorso, una data cerchiata in rosso sul calendario del ministero: la missione a New York per riportare in Italia l’Ecce Homo di Antonello da Messina.
Un evento di prestigio internazionale a cui il ministro Giuli teneva moltissimo e per il quale era prevista la deposizione di una corona davanti alla statua di Cristoforo Colombo. Quella mattina, però, la Proietti Trotti non si presenta all’imbarco. Non c’è una telefonata tempestiva, né un preavviso.
Il ministro Giuli vive quella ‘buca’ come uno sgarbo istituzionale e personale imperdonabile, ignorando forse il profilo di una donna abituata alla disciplina e alla gestione delle tensioni. 38 anni, ex arbitro di calcio, Elena Proietti Trotti aveva portato il rigore del campo nella politica umbra, diventando una figura di primo piano di Fratelli d’Italia: prima come assessora allo sport a Terni nella giunta Latini e poi come consigliera all’assemblea legislativa regionale.
Proprio per questo suo ‘peso’ politico, connesso alla vicinanza politica e personale ad Arianna Meloni, il suo approdo a Roma come capo della segreteria di Giuli sembrava l’inizio di una sfolgorante carriera nazionale. Invece, il destino ha – per ora – giocato un brutto scherzo. La sua versione raccolta da fonti di primo piano come Il Corriere della Sera, Il Fatto e Il Tempo, è infatti drammatica. La Proietti sarebbe stata colpita da una colica renale violentissima mentre era sola in casa, un dolore tale (e chi conosce la patologia non può non darle ragione) da impedirle persino di raggiungere il telefono, conclusosi con un ricovero d’urgenza all’ospedale ‘Santo Spirito’ di Roma.
Ma nel mondo della politica, in particolare quella romana, la forma è sostanza e il danno era ormai fatto. Lo sfogo della Proietti descrive una donna ‘affranta’, che sente di aver sacrificato il proprio percorso costruito con fatica e merito in Umbria per un incarico finito nel peggiore dei modi proprio nel giorno della festa della mamma.
Tra l’ombra di Fazzolari e lo spettro dei ‘corvi’: il siluramento di Merlino
Se il caso della Proietti appare legato a un episodio specifico, l’allontanamento di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, scava in dinamiche molto più profonde. Merlino, 48 anni, studioso della Grande Guerra e autore del fumetto ‘Foiba Rossa’, non era un semplice tecnico: era considerato ‘l’uomo di Giovanbattista Fazzolari’ (il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio) distaccato al Collegio Romano per monitorare l’operato del ministero.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del documentario su Giulio Regeni, ‘Tutto il male del mondo’. Giuli è andato su tutte le furie scoprendo dai giornali che il film era stato escluso dai finanziamenti pubblici. Al Quirinale, davanti a una platea d’eccezione – quella dei David di Donatello – il ministro ha parlato di una «caduta inaccettabile», puntando il dito contro la mancata vigilanza di Merlino.
Dietro la questione Regeni si nasconde però un sospetto più cupo: quello dei ‘corvi’. Giuli si sarebbe convinto che Merlino e altri membri dello staff fossero la fonte di continui ‘spifferi’ e fughe di notizie verso palazzo Chigi, volti a indebolire la sua figura e a ‘commissariarlo’.
Reazioni e scenari: la guerra delle correnti
Mentre il ministro Francesco Lollobrigida tenta di minimizzare parlando di «normali avvicendamenti» basati sulla sintonia fiduciaria e lodando l’esperienza «indiscussa» dei due, le opposizioni vanno all’attacco. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, sferza il ministro: «Licenzi sé stesso, non gli altri». Il Pd, con Sandro Ruotolo, parla di un «regolamento di conti» in corso interno alla maggioranza, segno di una destra che si frantuma sotto il peso delle proprie contraddizioni.
L’attenzione ora si sposta sulla Guardia di Finanza, che avrebbe acceso un ‘faro’ proprio sui criteri di esclusione dai finanziamenti del documentario dedicato al ricercatore friulano ucciso al Cairo. Il ministero della Cultura, dopo il caso Sangiuliano-Boccia, sembra destinato a rimanere nell’occhio del ciclone.






