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Home » Grandi opere: «Umbria tagliata fuori»

Grandi opere: «Umbria tagliata fuori»

di Simone Francioli
10 Luglio 2020
in Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Luca Diotallevi
Presidente Azione cattolica Terni, tra i firmatari del Manifesto dei 51

IL MANIFESTO DEI 51 PER IL POST PANDEMIA

Il compito di coloro che hanno sottoscritto a fine aprile il Manifesto dei 51, come ampiamente dimostrato, non è quello di partecipare alla pur legittima polemica politica quotidiana, ma quello di lavorare a proposte operative da offrire alla opinione pubblica cittadina ed agli attori pubblici. In questi poco più di due mesi le ‘cinque priorità’ del Manifesto si stanno trasformando in una quindicina di progetti che cominceranno ad essere presentati alla opinione pubblica ed alle istituzioni ternane nel prossimo settembre. Una circostanza molto urgente e grave, però, sollecita ad una presa di posizione.

In questo momento il governo nazionale non ha incluso l’area ternana tra quelle interessate dalle grandi opere strategiche sulle quali concentrare immediatamente e con strumenti straordinari le risorse del sistema-paese per avviare la ripresa. L’asse (ferroviario) Roma-Terni-Ancona è stato ignorato, a vantaggio di quelli Grosseto-Fano (stradale) e Roma-Pescara (ferroviario). Ad oggi l’Umbria è tagliata fuori ed in particolare tutta la sua parte meridionale. Al momento non è in agenda l’intervento per l’Alta Velocità di rete per la tratta Orte-Terni-Ancona. Ed invece dovrebbe esserlo, e con commissario, in modo da garantire la sua più rapida realizzazione.

La scelta annunciata dal governo è sbagliata ed estremamente dannosa non solo per Terni e per l’Umbria Flaminia (Narni-Terni-Spoleto-Foligno), ma per l’intero sistema che connette le aree urbane dell’Italia centrale con il corridoio adriatico. Infatti, le infrastrutture diventano moltiplicatrici di crescita e di sviluppo se potenziano assi territoriali socialmente ed economicamente dinamici, non se attraversano deserti. Tale semplice ragione avrebbe dovuto far sì che – per l’Italia centrale – la priorità fosse attribuita alla linea Roma-Terni-Foligno-Ancona e non ad altre tratte.

Questa sbagliata scelta del governo sta maturando nell’apparente silenzio delle istituzioni locali. Se non verrà immediatamente corretta – ed il tempo che resta per farlo è poco –, le ricadute negative per l’intero paese e per Terni saranno pesantissime: sia nell’immediato (si pensi alla perdita di valore delle acciaierie ternane appena messe sul mercato) che in prospettiva (intorno al 5% di crescita del Pil locale è stimato l’effetto virtuoso di un potenziamento del collegamento ferroviario quale quello che era in programma per la tratta Orte-Terni-Ancona). Questi effetti negativi saranno pagati prima dalle imprese, dai professionisti e dalle famiglie ternane e poi dall’intero paese.

La Roma-Terni-Ancona come tratta di interesse primario – italiano ed europeo – era presente sino a ieri nei programmi dei governi e negli studi dei tecnici. Qualcuno però l’ha cancellata dalla agenda. È urgente che la comunità ternana abbia piena coscienza della gravità di questa scelta e di questo momento e che le forze sociali, a partire da quelle politiche ed economiche, e gli amministratori cittadini e regionali, facciano di tutto per denunciare questa decisione sciagurata ed ottenerne la correzione.

In questo momento, forse, tutti possiamo comprendere un po’ meglio a cosa sarebbe servito aver avviato le pratiche per la costruzione di una ‘Grande Terni’ (un unico comune da 150.000/180.000 abitanti), che è nelle cose, ma non ancora nelle carte della burocrazia. Quale ben diverso peso avrebbe avuto un attore come questo al tavolo delle trattative.

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