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Home » «La mia colpa non può ricadere sui miei figli. Ecco perché la riforma delle case popolari è giusta»

«La mia colpa non può ricadere sui miei figli. Ecco perché la riforma delle case popolari è giusta»

Intervento di un cittadino ternano che spiega, a suo giudizio, perché quanto deciso dal consiglio regionale umbro «è un atto di giustizia»

di Fabio Toni
21 Febbraio 2026
in Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Federico R.
Cittadino ternano

Scrivo questa lettera non come un numero in una graduatoria, né come un fascicolo giudiziario, ma come un cittadino, un padre e un uomo che vive sulla propria pelle il peso di leggi che, per troppo tempo, hanno confuso la punizione con l’esclusione sociale. ​Sono un invalido al 100%, padre di tre figli minori, di cui due con gravi disabilità. Vivo in una condizione di indigenza estrema e, fino a ieri, per lo Stato e per la precedente legge regionale, la mia famiglia non aveva diritto a un tetto dignitoso. Il motivo? Un errore commesso vent’anni fa, una pena già ampiamente scontata, un debito con la giustizia saldato da tempo.

​In questi giorni sento parlare di ‘schiaffo alla legalità’ e di ‘penalizzazione degli onesti’ in merito alla nuova riforma approvata in consiglio regionale. Vorrei chiedere a chi usa queste parole di guardare in faccia la mia realtà: se questa legge non fosse stata cambiata, io e la mia famiglia, nonostante le gravi patologie e le disabilità che ci affliggono, saremmo finiti a dormire sotto un ponte. C’è un aspetto che mi preme sottolineare: la giunta precedente sosteneva pubblicamente che il bando per l’emergenza abitativa fosse ‘aperto’ e che non discriminasse chi aveva pendenze passate, poiché la legge non prevedeva quel requisito ostativo per le urgenze. Eppure, la realtà che abbiamo vissuto è stata ben diversa: siamo stati esclusi lo stesso, vedendoci sbarrare ogni possibile via d’uscita nonostante i proclami.

​Il vecchio sistema era profondamente ingiusto: colpiva duramente chi aveva già pagato il proprio debito con la giustizia, ignorando che la pena era stata estinta. Ma la cosa più inaccettabile è che quella norma discriminava bambini disabili e famiglie intere, applicando una sorta di ‘punizione perpetua’ che ricadeva su persone del tutto innocenti. La responsabilità penale è personale, lo dice la nostra Costituzione, eppure il vecchio sistema puniva i miei figli per un mio errore del passato. ​Dov’è l’onestà nel condannare dei bambini alla strada? Si dice che allentare i criteri favorisca l’illegalità, ma io rispondo che l’unica vera illegalità è ignorare la dignità umana e lasciare una famiglia con disabilità senza protezione. Un bambino che ha bisogno di cure non può essere vittima di slogan politici o di pregiudizi legati a fatti accaduti decenni fa.

​Questa riforma non è una ‘scorciatoia’, ma un atto di civiltà che finalmente allinea l’Umbria ai principi costituzionali. Permette a chi ha pagato di poter ricominciare e, soprattutto, impedisce che lo Stato diventi il carnefice dei più deboli. ​Non chiediamo privilegi, chiediamo che lo stato di bisogno sia l’unico vero metro per l’assegnazione di un alloggio pubblico. La solidarietà non è una parola vuota: è un tetto sopra la testa che ci è stato negato per troppo tempo. Spero che la mia storia faccia capire che dietro la burocrazia ci sono vite umane che oggi, finalmente, possono sperare in un futuro più dignitoso.


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