del Gruppo territoriale M5S Terni
Terni è l’84ª città d’Italia per natalità. Negli ultimi quindici anni ha perso circa 8.000 abitanti. In questo quadro, l’amministrazione comunale ha deciso di chiudere la sezione sperimentale 0-6 del Centro Infanzia Rataplan senza un atto pubblico, senza un confronto con le famiglie e comunicando la decisione il 13 aprile scorso, a meno di due mesi dalla fine dell’anno scolastico.
I bambini e le bambine le cui famiglie avevano fatto la scelta di iscriverli alla sezione 0-6, avrebbero potuto frequentarla fino all’accesso alla scuola primaria, mentre si trovano oggi in una situazione di incertezza. Nessun atto formale è stato reso noto. Le famiglie non hanno avuto la possibilità di percorrere una soluzione alternativa (considerato che le iscrizioni alla scuola infanzia statale sono ormai chiuse).
La sezione 0-6 del Rataplan non era un servizio accessorio. Era parte del sistema integrato previsto dal D.Lgs. 65/2017, la riforma che ha superato la tradizionale separazione tra nido e scuola dell’infanzia, riconoscendo la fascia 0-3 come parte integrante del percorso educativo. Questo modello ha un valore duplice: da un lato offre continuità educativa ai bambini, dall’altro consente ai Comuni di accedere a finanziamenti statali e regionali specificamente destinati allo sviluppo di questi servizi.
Chiudere la sezione significa rinunciare a entrambi. Il sistema integrato 0-6 risponde anche a una domanda sociale precisa: conciliare lavoro e carichi familiari. Ogni posto educativo garantisce, in particolare alle madri, una possibilità concreta di permanenza nel mercato del lavoro. È un dato confermato dalla ricerca: la disponibilità di servizi per la prima infanzia è uno dei fattori più rilevanti nelle scelte riproduttive delle coppie. Ridurre l’offerta in una città già in crisi demografica non è una scelta neutrale: è una scelta che accelera il declino.
Il paradosso è lampante: la Regione Umbria ha appena approvato un Piano Scuola da 22 milioni di euro, destinato in parte proprio al rafforzamento del sistema 0-6 e all’incremento significativo dei posti nei nidi. L’Umbria è oggi la prima regione in Italia per copertura dei servizi educativi 0-2 anni, con il 44%, mentre Terni si ferma al 16%, meno della metà della media regionale e sotto la media nazionale. Questo fa di Terni la 75ª città su 109 capoluoghi per bambini presi in carico dai servizi comunali in questa fascia d’età. La contraddizione è ancora più evidente alla luce delle politiche regionali.
La Regione Umbria ha recentemente approvato un Piano Scuola da 22 milioni di euro, destinando una quota significativa al rafforzamento del sistema integrato 0-6 e all’incremento dell’offerta nei nidi, con l’obiettivo di creare progressivamente fino a 500 nuovi posti l’anno. Si tratta di risorse finalizzate, tra l’altro, al potenziamento del personale educativo, ambito in cui emergono criticità anche rispetto all’utilizzo effettivo di alcune strutture comunali recentemente riqualificate.
In questo quadro, smantellare uno dei pochi presidi del sistema integrato attivi a Terni non è una scelta di razionalizzazione: è una rinuncia esplicita a risorse pubbliche già disponibili e a un modello educativo riconosciuto come prioritario sia a livello regionale che nazionale. Significa andare nella direzione opposta rispetto agli investimenti in corso e rispetto ai bisogni reali delle famiglie ternane.
Il Movimento 5 Stelle di Terni ha presentato un’interrogazione urgente in Comune per sapere se esiste un atto formale che dispone la chiusura o la riorganizzazione della sezione; la data in cui è stata assunta la decisione; quante famiglie e quanti bambini sono coinvolti; quali soluzioni alternative sono state predisposte e come questa scelta si inserisce nella programmazione dei servizi educativi e nell’utilizzo delle risorse regionali disponibili. Una città che perde abitanti non può permettersi di ridurre i servizi che rendono possibile la scelta di avere figli, perché significa accelerare il declino demografico del territorio.






