Cospea Alta a Terni e il problema abusi edilizi, la questione continua a far discutere. A prendere posizione sono ora due residenti che ben conoscono la storia, vale a dire Marcello Giovannetti e Maria Carla Falchi. «La determinazione dirigenziale del Comune di Terni 2779 del 1° ottobre 2025 – affermano – chiude formalmente l’iter amministrativo di un grave abuso edilizio nella nostra villetta, un caso già emerso con l’articolo di umbriaOn del 2 ottobre: ‘Terni, opere abusive Cospea Alta: ingiunzione da 1.300 euro e immissione in possesso’».
Giovannetti e Falchi ricordano in primis che il tribunale di Terni, nel corso dell’iter, ha conferito incarico per l’accertamento tecnico preventivo «che ha definitivamente accertato l’esistenza dell’abuso dei ‘cristi’ da cantiere. Il problema più grave, come attestato dal consulente tecnico d’ufficio (Ctu), riguarda la struttura portante dell’edificio. In luogo delle colonne in cemento armato, previste dal progetto per sostenere la capriata del tetto, nei muri delle camere al primo piano sono stati apposti puntelli metallici a croce, comunemente denominati ‘cristi da cantiere’. Abbiamo inoltre accertato che tale modalità costruttiva, riferita a un unico progetto edilizio, è stata replicata anche nelle altre villette interessate».
E «Comune e Regione – proseguono – sono pienamente a conoscenza della situazione; ma hanno omesso di intervenire tempestivamente, provocando così un ulteriore pregiudizio ai legittimi diritti dei singoli cittadini». Per i due residenti c’è stato più di qualcosa che non è andato nel verso giusto nell’ambito del sopralluogo per verificare la situazione: «Paradossalmente, l’attenzione si è concentrata sul piano seminterrato. Dove è emerso che i locali, destinati a ‘cantina’ da progetto, erano stati trasformati in soggiorno/cucina. La canna fumaria presente in loco non risultava nella Scia del 30 luglio 2019, risultando abusiva. Di conseguenza, il Comune ha emesso un’ordinanza di demolizione e ripristino. Contro ogni logica, l’impresa costruttrice ha presentato ricorso al Tar dell’Umbria, tentando di attribuire a noi la responsabilità della canna fumaria. La giustizia ci ha dato ragione: il Tar si è pronunciato contro l’impresa confermando l’esistenza dell’abuso urbanistico».
Focus anche sul capitolato speciale d’appalto per le villette: «Specifica chiaramente la previsione di due canne fumarie a partire da piano terra e cantina (piano seminterrato) fino alla copertura (tetto). Lo si può verificare con un’occhiata ai tetti delle bifamiliari, dove sono presenti 4 o 5 comignoli. Siamo inequivocabilmente convinti che i gravi problemi si sarebbero potuti evitare integralmente se le amministrazioni comunale e regionale avessero regolarmente esercitato il proprio dovere di vigilanza nei tempi stabiliti dalla legge ed evitare, per esempio, che nell’anno 2011 venissero collaudate 12 ville bifamiliari quando invece ancora oggi ne sono state costruite solo 11 e la numero 12 non esiste».
Per Giovannetti e Falchi, senza questi tempi dilungati, «oggi noi non staremmo affrontando questo calvario, non ci troveremmo davanti alla preclusione di avere la certificazione di agibilità e abitabilità, come se gli abusi della canna fumaria e della bocca di lupo fossero presenti nel piano seminterrato solo nella nostra villetta. Per questo motivo, contestiamo con estrema fermezza l’autoelogio contenuto nella recente determinazione dirigenziale. Sostenere di aver operato correttamente quando i controlli tempestivi avrebbero evitato l’insorgenza stessa degli abusi, è una grave distorsione della realtà».






