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Home » Orvietana: le verità di Biagioli. «Ecco perché lascio dopo 22 anni. Diffamato sulla vicenda lavori-Provincia di Terni»

Orvietana: le verità di Biagioli. «Ecco perché lascio dopo 22 anni. Diffamato sulla vicenda lavori-Provincia di Terni»

Il patron della società biancorossa ha diffuso una lunga nota dopo la cessione delle quote a Bandecchi e le polemiche scaturite

di Fabio Toni
22 Maggio 2026
in Calcio, Sport
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
Roberto Biagioli

Roberto Biagioli

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di Roberto Biagioli
Presidente Orvietana Calcio 1910

La valanga di argomenti, inaccettabili, emersi nel controverso confronto sui social e il notevole rilievo giornalistico sulle ultime vicende dell’Orvietana Calcio, impongono che io dica la mia nonostante mi fossi ripromesso di non intervenire. Prima di entrare nel merito vorrei riassumere brevemente la situazione dell’Orvietana al momento del mio ingresso nel 2004.

La società veniva da un decennio abbastanza burrascoso. A una profonda crisi nel 1996 ne aveva fatto seguito una nuova agli inizi del terzo millennio, quando, solo il coraggio di Domenico Pizzardi (r.i.p.), Luciano Petrangeli e Alfredo Branca, con il cambio di denominazione e il nuovo statuto, avevano evitato il fallimento. La ripartenza si rivelò, comunque, difficoltosa tanto che, al mio ingresso con Alessandro Paci presidente, il ‘risanare’ fu il mio primo impegno. Sarà, forse, il mio ridare ordine alle cose acché qualcuno, negli ultimi giorni, mi abbia addirittura qualificato quale «mafioso» e «corruttore».

Roberto Biagioli

Ho gestito l’Orvietana Calcio per 22 anni avendo solo alcuni amici a supporto. Nel periodo ho sostenuto l’impegno economico a costo di grandi sacrifici, senza alcuna solidarietà sostanziale da parte di coloro che adesso piangono la perdita della loro (?) creatura. Loro è una parola grossa. Mi domando, allora, in che modo abbiano accudito e vegliato sulla stessa, dove fossero tutte le volte in cui urgevano risorse come per iscriversi ad un nuovo campionato o pagare gli stipendi dei giocatori.

Negli ultimi +anni ho rimarcato, a più riprese, sull’esigenza di costruire una base societaria più ampia, ho urlato della necessità di unire le squadre di calcio di una città ampiamente sotto i 20 mila abitanti. Nessuno si è fatto avanti, neanche a titolo di informazione ma subito pronti a pigiare i tasti dello strumento informatico alla prima sconfitta o a una retrocessione.

Il campionato di serie D da poco concluso ha avuto un decorso inferiore alle aspettative, comportando l’impiego di risorse superiori a quanto preventivato. Conseguentemente è emersa la necessità di pareggiare i conti cui si somma la stanchezza che comporta il seguire la squadra per buona parte del centro Italia. Più mortificanti, però, le accuse di gente che allo stadio, magari, non è mai venuta (nella stagione 2025/26 Il numero medio dei paganti nelle partite in casa non ha raggiunto le 50 (cinquanta) unità.

Sul sito ufficiale della società, nel corso di una o più interviste ho riconfermato la disponibilità ad ascoltare chiunque si fosse proposto con idee, progetti e voglia di impegnarsi. Ho scelto l’organo di informazione istituzionale, non ho partecipato a nessuna fusione, non ho stretto alleanze o consorterie con nessuno, non c’è stata nessuna opacità nel percorso societario diversamente da quanto gravemente ed erroneamente affermato, tra gli altri, dagli onorevoli Verini ed Ascani del Pd.

Piuttosto, ho trattato la cessione delle quote di una società di capitali di cui ho la disponibilità. Che sono poi le stesse che mi hanno sempre imposto di coprire il piatto (mettere soldi) tutte le volte che mancavano. Sono stato, per questo, accusato di tutto, anche d’essere pronto a scappare con il malloppo. Nessuno ha pensato che, semmai, la fuga più credibile poteva essere lo scappare dalla fila dei creditori.

Qualcuno ha definito la trattativa «una scelta cinicamente economica e non di cuore». Certe cose possono venir pensate solo agli insolenti. Ho rimesso soldi 22 anni, quale motivo potrebbe avermi spinto se non una scelta di cuore? Voglio vedere se quelli che scrivono o che parlano in piazza davanti alle telecamere, passeranno i prossimi 22 anni a fare le mie stesse scelte definite «ciniche».

La lista comprende anche chi mi ha dato del «mafioso» vagheggiando l’assegnazione di un appalto pubblico quale «parziale compenso» dell’acquisizione delle mie quote (apertura di un noto telegiornale locale). Un appalto, descritto prima come milionario, poi come parte di appalto milionario ed infine come intervento di circa 130 mila euro. Svelo il mistero: si tratta di un intervento da compiere d’urgenza per la messa in sicurezza di un tratto di strada interessato da una frana del mese di febbraio scorso. Il lavoro è affidato ad un’impresa della mia famiglia di cui non sono né socio né amministratore, che svolge attività con amministrazioni pubbliche di tutta Italia e così pure con la Provincia di Terni; che ha un fatturato di oltre 20 milioni di euro che sicuramente non sarà stravolto da un lavoro in urgenza di 130 mila euro.

La Provincia, come fa sempre la pubblica amministrazione, davanti a un’ipotesi di questo tipo, si rivolge alle imprese del territorio, manda un capitolato lavori e chiede un’offerta. Non la manda solo alla Gruppo Biagioli (ma questo fatto non interessa ai leoni da tastiera). La stessa P.A., una volta valutate l’impresa e l’offerta, assegna il lavoro. Il tutto rispettando rigorosamente il principio di rotazione tra le imprese comunque verificabile.

Chi ha interposto l’impresa, ha passato davvero il segno e non posso permettere l’insulto alla mia persona, al lavoro del Gruppo di imprese come a quello degli oltre 100 orvietani che vi operano. Non posso e neanche voglio tollerarlo. Per tale motivo ho già dato mandato perché vengano portati all’attenzione dei giudici tutti quei commenti e tutte quelle affermazioni che abbiano valicato il limite della sempre accettata critica.

Dovessero uscirne dei risarcimenti, pagate le spese degli avvocati che si prospettano non proprio indifferenti, a causa della mole di lavoro che li aspetta, prometto di mettere quanto resterà a disposizione dei nuovi profeti del calcio orvietano. Una cosa di buono questa guerra mediatica l’ha fatta. Ha dimostrato che la mia scelta di passare la mano era giusta. Decine di persone più capaci di me, più attaccate di me ai colori e più oneste di me, sono uscite allo scoperto. Mettiamoci sul ponte e aspettiamo tutti cosa accadrà nei prossimi 8030 giorni.


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