di S.F.
Misure organizzative, strutturali e programmi formativi specifici per lo sviluppo delle competenze del personale sui temi della de-escalation. Il ‘Santa Maria’ di Terni si muove su prevenzione e gestione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari: c’è l’approvazione della policy aziendale.

Due i macro obiettivi del documento, la prevenzione della violenza fisica/verbale nei confronti del personale sanitario e il garantire un ambiente di lavoro protetto. L’ospedale spiega che in primis ci saranno misure organizzative «volte a ridurre i fattori di rischio legati alla gestione degli spazi, dei tempi di attesa e dei flussi degli utenti», in più «strutturali per migliorare la protezione fisica come l’installazione di sistemi di videosorveglianza, pulsanti di allarme e barriere protettive». A ciò si aggiungeranno programmi formativi ad hoc anche in termini di comunicazione efficace, gestione degli eventi critici e supporto post-evento. Nonché la definizione di procedure operative per il cosiddetto follow-up degli episodi di violenza.
Per quel che concerne le misure strutturali il piano prevede l’adozione di quattro azioni: installazione e, se opportuno, completamento – viene puntualizzato – di un sistema di videosorveglianza strategicamente posizionato nelle aree a rischio; sistemi di allerta rapida dedicati al pronto soccorso e collegati alla questura; dotazione di pulsanti antipanico e «progettazione degli ambienti secondo principi di sicurezza, con barriere fisiche e spazi protetti».

Ben più numerose le misure organizzative preventive. Come ad esempio il «promuovere un clima organizzativo orientato alla riduzione degli episodi di violenza; fornire ai pazienti informazioni chiare sulle modalità e i tempi di erogazione delle prestazioni; garantire la chiarezza della comunicazione con gli utenti e, nel caso di utenti stranieri, prevedere se necessaria la presenza di un mediatore culturale; dissuadere il personale dall’indossare monili che rappresentino un potenziale pericolo di lesioni per l’operatore stesso (es.: piercing, collane, orecchini…) e prevedere per il personale valutato come potenzialmente a rischio la dotazione di strumenti di identificazione che ne garantiscano comunque la sicurezza personale». Ovvero esporre solo il nome e non il cognome.
La gestione invece prevede il supporto psicoloogico immediato e continuativo agli operatori sanitari coinvolti, consulenza e accompagnamento legale e, a chiudere il cerchio, monitoraggio dello stato di salute e del benessere personale dopo l’evento. A firmare sono il direttore generale Andrea Casciari e la dirigente della struttura complessa affari generali e legali Raffaella Ranchetti.






