C’è un 41enne di Terni – un esercente – indagato per possesso di materiale pedopornografico nell’ambito dell’operazione ‘Luna Park’, la maxi indagine della polizia postale che ha portato alla luce ben 16 associazioni criminali dedite alla diffusione di materiale pedopornografico via Telegram e Whatsapp. L’uomo, che non è coniugato, collezionava foto e video all’insaputa della compagna, convivente. Imponenti i numeri dell’inchiesta: oltre 150 i gruppi pedofili identificati, 432 le persone coinvolte in tutto il mondo – 81 sono italiani – e 17 le persone arrestate in flagranza di reato. In Italia l’inchiesta ha interessato 18 regioni e 53 province – fra cui Terni – con arresti e sequestri in serie.
Foto e video di abusi. Anche su neonati
Gli accertamenti sul commerciante 41enne sono stati sviluppati dal personale della sezione di Terni del compartimento polizia postale e delle comunicazioni dell’Umbria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della procura di Milano, i 432 utenti identificati – fra cui il ternano – partecipavano a ‘canali’ e ‘gruppi’ finalizzati alla condivisione di foto e video pedopornografici ritraenti vere e proprie violenze sessuali su minori. Gli abusi, in particolare, riguardavano prevalentemente bambine e bambini in tenera età e, in alcuni casi, anche neonati.
Gruppi di pedofili con regole precise
Dei 159 gruppi individuati dagli investigatori della polizia postale, 16 erano delle vere e proprie associazioni per delinquere, al cui interno era possibile distinguere promotori, organizzatori e partecipi, con ruoli e compiti ben definiti. Ciascun gruppo era regolato da precise e severe norme di comportamento finalizzate a preservare l’anonimato e quindi la ‘sicurezza’ del sodalizio criminale, oltre che dei singoli partecipanti. La violazione delle regole comportava, infatti, l’espulsione da parte degli amministratori. La lunga e capillare attività di indagine ha consentito di dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete. Sono in totale 81 gli italiani identificati dalla polizia postale milanese, 2 dei quali – un ottico 71enne napoletano con collaborazioni universitarie e un disoccupato veneziano di 20 anni – promuovevano e gestivano gruppi pedopornografici, organizzandone l’attività e reclutando nuovi sodali provenienti da ogni parte del mondo.
Di ogni età e classe sociale
Quella della transnazionalità è una caratteristica che accomuna tutti i gruppi scoperti dagli agenti infiltrati. Sono, infatti, ben 351 gli utenti stranieri coinvolti nell’indagine, per ciascuno dei quali sono state raccolte tutte le tracce informatiche utili alla loro identificazione. Tali elementi, condivisi tramite il servizio polizia postale e delle comunicazioni con le agenzie di cooperazione internazionale di polizia, hanno consentito di trarli in arresto sia in Europa che nel resto del mondo. «L’attività svolta – spiega la polizia postale – ha evidenziato come il fenomeno criminale in argomento sia assolutamente trasversale, dal momento che tra gli indagati figurano persone di estrazione sociale ed età molto eterogenee, quali affermati professionisti, operai, studenti, pensionati, impiegati privati e pubblici, di cui un vigile urbano e diversi disoccupati, con età anagrafiche che oscillano tra i 18 e i 71 anni».
Raffica di sequestri
«Con riferimento, infine, al fattore geografico – prosegue la nota – si segnala che le regioni maggiormente interessate risultano essere la Lombardia e la Campania. In tali territori, infatti, risiede il 35% degli indagati. Le perquisizioni personali, locali e sui sistemi informatici, emesse dalla procura distrettuale di Milano, hanno portato al sequestro di telefonini, tablet, hard disk, pen drive, computer e account di email e profili social. Durante le perquisizioni sono stati altresì rinvenuti gli account utilizzati dagli indagati per la richiesta del materiale pedopornografico e un ingente quantitativo di materiale illecito custodito sui supporti informatici sottoposti a sequestro».






