di Giovanni Cardarello
La data del 3 novembre era segnata in rosso sul calendario di tutti i pendolari umbri che, per studio o per lavoro, si recano in treno a Roma. Il 3 novembre è stato il giorno del tanto tanto atteso tavolo di confronto tra Ferrovie dello Stato, Trenitalia, RFI e le Regioni Umbria, Lazio e Toscana. Un tavolo che si è concluso con un esito agrodolce lasciando di fatto un bicchiere mezzo pieno sul fronte della circolazione e un bicchiere, amaramente, mezzo vuoto, anzi completamente vuoto, su quello dell’Intercity e dei risarcimenti.
L’incontro, convocato per snodare le questioni afferenti i continui lavori sulla linea Orte-Falconara e alla contestatissima delibera dell’ART, l’Autorità di regolazione dei trasporti, infatti, ha determinato un orizzonte stabile, almeno fino al 2027, per i pendolari umbri ma ha anche sancito diversi e dolorosi dinieghi. Vediamoli nel dettaglio.
La buona notizia arriva dall’ART che ha sfornato una nuova delibera nella quale è stata confermata la possibilità di far circolare i treni regionali, con velocità fino a 160 chilometri orari, sulla linea direttissima fino al 30 giugno 2027. La delibera, che di fatto genera una proroga, è frutto della consegna dei nuovi convogli, 12 per la Regione Umbria che raggiungeranno i 200 chilometri orari, rendendo di fatto inutilizzabile la direttissima per i treni più lenti. Tuttavia, il sollievo è parziale.
L’assessore ai trasporti della Regione Umbria, Francesco De Rebotti, da un lato ha incassato il superamento del rischio del trasferimento in toto sulla linea lenta, ma da un altro lato ha subìto una serie di decisioni che non modificano la sostanza dello status quo. Dal tavolo di confronto, infatti, emerge che solo poco più della metà dei treni regionali veloci continuerà a utilizzare la direttissima, mantenendo di fatto la situazione attuale. In parallelo, se la linea direttissima è stata parzialmente salvata, tutte le richieste della Regione Umbria sono state bocciate. Tanto che il tavolo di confronto ad un certo punto della discussione si è trasformato in un vero e proprio muro contro muro. E per di più si è concluso con diversi ‘due di picche’ incassati dall’Umbria.
Il primo. È stato confermato che gli Intercity 596 e 598, vitali per i pendolari dell’Orvietano al mattino e a metà pomeriggio, viaggeranno sulla linea lenta per tutto il 2026. Il secondo. Al regionale veloce 4514 Roma Termini (ovviamente binario Est)-Foligno delle 17 non è stata aggiunta alcuna carrozza. E pertanto, quello che nei gruppi Facebook e nelle chat WhatsApp dei pendolari umbri viene definito ‘carro bestiame’, resterà sovraffollato. Sovraffollamento determinato dall’aggiunta della fermata di Orte per un accordo specifico tra Regione Umbria e Regione Lazio.
Il terzo, forse il più grave. È stata negata la compartecipazione di Trenitalia per il ristoro dei disagi subiti dai pendolari a causa dei numerosi lavori. La Regione Umbria a tal proposito era pronta a stanziare la cifra di 500 mila euro, ma la compagnia del Gruppo FS ha deciso di non unirsi all’iniziativa e quindi di non sostenerla. Da registrare, inoltre, che è stato rispedita al mittente la richiesta, sempre della Regione Umbria, di permettere ai pendolari di utilizzare gli abbonamenti regionali veloci anche sugli Intercity senza costi aggiuntivi per tutto il 2026. Un’agevolazione progettata per compensare i disagi passati e futuri.
La conseguenza immediata di questa raffica di rifiuti, secondo quanto riferisce ‘Il Messaggero Umbria‘, è che l’assessore De Rebotti ha lasciato la riunione rientrando a palazzo Donini con un quadro tutt’altro che positivo. Una decisione drastica che come primo risvolto potrebbe scaricarsi sull’accordo con la Regione Lazio sulla fermata di Orte. Del resto lo stesso De Rebotti, in un video postato nei giorni scorsi su Facebook, era stato molto chiaro: qualora non fossero arrivate risposte dal tavolo di confronto, sarebbe saltata l’intesa con la Regione Lazio sulla fermata in provincia di Viterbo. La fermata che, come accennato, ha contribuito al sovraffollamento del treno del tardo pomeriggio.
Morale della favola, il futuro dei pendolari umbri (e di quelli del nord del Lazio) resta in bilico con una vittoria parziale, tanti dolorosi no e tante, troppe, questioni ancora appese.
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