C’è sempre un momento preciso in cui qualcosa si spezza. Non fa rumore, all’inizio. È una crepa sottile, quasi invisibile. Poi si allarga. E cambia tutto. ‘Punto di rottura’, il nuovo libro del giornalista ternano Marco Torricelli, in uscita per Via Margutta Edizioni, nasce da un gesto istintivo e generoso: un uomo che salva un bambino da un’auto in corsa. Un episodio che potrebbe chiudersi con un sospiro di sollievo e invece è l’inizio di una storia che scava, che mette a nudo, che costringe a guardare dove spesso si preferisce non farlo.
Il protagonista è Lorenzo Priore, scrittore di successo con un passato da giornalista. Un uomo che ha conosciuto le parole come strumento di verità e che si ritrova immerso in un mondo dove la verità è fragile, manipolata, piegata agli interessi. La criminalità che attraversa il romanzo non è spettacolare, non è cinematografica. È moderna, silenziosa, capace di infiltrarsi nell’economia, negli appalti, nella speculazione edilizia, nel controllo dell’informazione. Si muove dentro relazioni opache tra imprenditoria e apparati pubblici, si nutre di omertà, ricatto, discredito.
È una criminalità che non ha bisogno di urlare per farsi sentire. Lorenzo diventa testimone e bersaglio, ma anche coscienza critica. La sua indagine esterna si intreccia con quella interiore. «Come qualcosa che si incrina dentro, un pezzetto alla volta – racconta Torricelli – fino ad arrivare al punto di rottura finale, quando il cambio di paradigma è inevitabile e si raggiunge il punto di non ritorno».
Nel romanzo c’è una malinconia di fondo, una tensione costante. Ci sono richiami musicali che accompagnano i passaggi cruciali come una colonna sonora emotiva. E c’è la vita, con le sue contraddizioni, e la morte, raccontata senza retorica. «È una storia di fantasia – spiega l’autore – ma è inevitabile che qualcosa del mio vissuto sia finito dentro. Ci sono episodi che ho vissuto, altri che mi sono stati raccontati, altri ancora trovati nei media. Ci sono luoghi che amo. C’è il tempo che passa e lascia segni».
La vicenda attraversa anni e territori diversi, apparentemente lontani ma uniti dalle stesse dinamiche. Anche Terni può affiorare tra le righe, non come scenario dichiarato ma come possibilità, come riflesso. «Chi leggerà – dice Torricelli – potrà riconoscere situazioni o meccanismi familiari. Perché certe dinamiche non appartengono a una sola città, ma a questo nostro bellissimo e disgraziato Paese». Non è solo un romanzo sulla criminalità. È un romanzo sulla coscienza. Su ciò che accade quando si decide di non voltarsi dall’altra parte. Su quanto possa costare cercare la verità in un sistema che preferisce il silenzio.
Un passaggio significativo è anche quello editoriale: «Via Margutta Edizioni – sottolinea l’autore – ha scelto di pubblicare il libro senza chiedere contributi economici o acquisti obbligatori di copie. Un esempio raro». ‘Punto di rottura’ sarà presentato sabato 14 marzo alle ore 16.30 nella sala videoconferenze della Biblioteca comunale di Terni. A dialogare con l’autore saranno la scrittrice Alessandra D’Egidio e la scrittrice e giornalista Anna Maria Rengo.
Marco Torricelli è nato a Narni e vive a Terni. È stato operaio, commesso, venditore di aspirapolveri ed enciclopedie, proiezionista al cinema, insegnante supplente. E, per molti anni, giornalista. «Raramente disoccupato», dice con ironia. Ha già pubblicato ‘Un cuore d’acciaio – I giorni dell’orgoglio’ e, con lo storico dell’arte Luca Tomìo, due volumi dedicati a Leonardo da Vinci.
Con ‘Punto di rottura’ firma una storia che parla di crepe personali e collettive. Di potere e fragilità. Di scelte che non si possono rimandare. E ricorda che c’è sempre un istante in cui decidere chi essere. Anche quando fa paura.






