di Giovanni Cardarello
Sono ormai lontani, o almeno così sembra, i tempi delle ‘spese pazze’ all’assemblea legislativa dell’Umbria, i tempi in cui le inchieste della magistratura contabile portarono a condanne salate e patteggiamenti. Oggi, come scrive ‘Il Messaggero Umbria‘, a palazzo Cesaroni la musica è cambiata: niente scandali e molta più attenzione burocratica. Ma nonostante questo cambio di marcia, la precisione non è ancora per tutti.
Sei gruppi politici sugli otto presenti in aula hanno visto sospeso l’esame del rendiconto 2025. Secondo il presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti dell’Umbria, Paolo Peluffo, in verità non emergono irregolarità gravi, ma piuttosto «errori e mancanze di carattere burocratico». Ma il dato resta e ora i partiti meno attenti hanno dieci giorni per ‘sbloccare’ le delibere inviate alla presidente dell’assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, inserendo le integrazioni richieste. Ma vediamo i dettagli.
I ‘primi della classe’: Pd e Forza Italia
Nell’analisi del collegio preposto e composto da Peluffo, Valeriani, Geraci, Abbati e Chiacchierini, gli unici a uscire a pieni voti sono il Partito Democratico e Forza Italia. E volendo stilare una classifica ‘di merito’, i Dem battono gli ‘azzurri’ per mezzo voto. Se il Pd è impeccabile, a Forza Italia viene contestato un errore veniale di appena 1,50 euro: una commissione bancaria per l’acquisto di buoni pasto inserita erroneamente tra le spese del personale anziché tra quelle di funzionamento. Un dettaglio minimo, che però evidenzia l’assoluta attenzione della magistratura su ogni singolo centesimo di soldi pubblici.
I sei rimandati: tra sviste contabili e mancanze documentali
Per gli altri sei gruppi consiliari, la promozione è al momento congelata a causa di una serie di insufficienze definite ‘lievi’, ma che richiedono un rapido intervento correttivo. Analizzando nel dettaglio i rilievi della Sezione di controllo, emerge come la magistratura contabile umbra non abbia lasciato passare nulla, nemmeno le discrepanze più sottili.
È il caso AVS, Alleanza Verdi Sinistra, che colleziona ben sei rilievi, tra cui spicca una differenza di ‘ben’ dieci euro sul fondo cassa finale rispetto a quanto dichiarato a bilancio. Al Movimento 5 Stelle vengono contestate due mancanze, la più rilevante delle quali riguarda una quietanza da 8.852,28 euro per oneri fiscali e previdenziali del personale. Lacune documentali simili hanno fermato anche il rendiconto di Fratelli d’Italia, a cui manca la prova di un versamento da 2.791,78 euro, e la lista Umbria Domani (Proietti Presidente) che dovrà recuperare i cedolini degli stipendi dei mesi di maggio e agosto 2025 per un totale di oltre 7 mila euro.
Non mancano poi gli errori materiali e le dimenticanze procedurali. Il gruppo Tesei Presidente-Umbria Civica è incappato in un ‘pagamento replicato’: un dipendente è stato pagato due volte per il mese di novembre 2025, creando un errore di circa 1.170 euro. Infine, la Lega, che dovrà integrare la propria rendicontazione producendo le autorizzazioni di spesa e le attestazioni di veridicità mancanti per voci ordinarie come l’acquisto di libri, quotidiani e materiale di cancelleria.
Nessuno scossone, solo burocrazia
Nonostante le sospensioni, però, il quadro generale – riporta il quotidiano – non desta allarme: non ci sono strafalcioni tali da far finire i gruppi dietro la lavagna con il rischio di pesanti sanzioni. Si tratta di una questione di metodo e di rigore amministrativo. La politica umbra sembra aver imparato la lezione del passato, anche se, per alcuni, c’è ancora bisogno di studiare un po’ meglio le carte prima di consegnare il bilancio definitivo.






