di Giovanni Cardarello
È ancora scontro frontale in consiglio regionale sulla gestione della sanità. Al centro della polemica, giovedì, il voto contrario della maggioranza di centrosinistra a un emendamento del centrodestra al disegno di legge cosiddetto ‘Omnibus’. Un emendamento che, nella sostanza, puntava ad introdurre l’obbligo di pubblicazione mensile dei dati sulle liste d’attesa.
L’affondo del centrodestra
In una nota congiunta i consiglieri di opposizione Donatella Tesei ed Enrico Melasecche della Lega, Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei di Fratelli d’Italia, Laura Pernazza e Andrea Romizi di Forza Italia e Nilo Arcudi di Umbria Civica definiscono la bocciatura come un «atto gravissimo e senza spiegazione». Secondo l’opposizione la proposta era a costo zero e mirava esclusivamente alla trasparenza. «Si limitava – scrivono i consiglieri in una nota – a utilizzare strumenti già esistenti per garantire informazione e tutela. È stata bocciata perché la trasparenza, evidentemente, fa paura».
«72 mila cittadini al palo»
Ma non solo. Il centrodestra coglie la palla al balzo per puntare il dito contro le promesse elettorali della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. «In campagna elettorale – si legge ancora nella nota – aveva promesso di azzerare le liste in pochi mesi, ma oggi la realtà è drammatica, con oltre 72 mila cittadini in attesa di una prestazione sanitaria. In molti casi le richieste non vengono nemmeno prese in carico, costringendo anziani e fragili a spostarsi di centinaia di chilometri».
Accuse di opacità
Secondo i firmatari della nota, la scelta di non rendere pubblici i dati mensili servirebbe a coprire il «fallimento totale» della gestione sanitaria attuale. «Chi governa e rifiuta di pubblicare i dati – recita ancora la nota del centrodestra – dimostra di avere qualcosa da nascondere. La presidente Proietti – concludono i consiglieri umbri di opposizione – quei dati li conosce perfettamente, ma ha scelto di negarli ai cittadini. E negare la trasparenza significa negare un diritto fondamentale e certifica l’incapacità della sinistra di governare».






