di Giovanni Cardarello
Clima rovente nell’assemblea legislativa dell’Umbria durante la seduta del 4 giugno dedicata al question time. Al centro del dibattito politico, una dura interrogazione a risposta immediata presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Matteo Giambartolomei, indirizzata alla presidente della giunta Stefania Proietti. Il tema è il più caldo dell’agenda politica umbra: la gestione della macchina amministrativa della Direzione salute e welfare, l’organo che governa un Servizio sanitario regionale da oltre 12 mila dipendenti e che assorbe più dell’80% del bilancio regionale.
L’affondo di Fratelli d’Italia: «Fuga di personale e paralisi»
L’esponente dell’opposizione ha parlato apertamente di «fallimento della riorganizzazione del personale e paralisi gestionale» all’interno della Direzione salute e welfare. Il quadro delineato da Fratelli d’Italia parla di «fuga di personale, uffici scoperti e oltre 40 milioni di euro del Pnrr fermi nelle maglie della burocrazia regionale». Dati alla mano, Giambartolomei ha spiegato che, su un totale di 1.083 dipendenti della giunta al 31 dicembre 2025, appena il 10,25% risulta assegnato alla Direzione salute.
Una debolezza strutturale che per FdI tocca l’apice nelle figure di comando: a fronte di undici servizi attivi, sono in forza solamente sei dirigenti, costringendo l’amministrazione a ricorrere a ben cinque interim, ovvero quasi la metà delle strutture apicali. Inoltre, sempre secondo Matteo Giambartolomei, il servizio cardine della struttura, ‘Programmazione assistenza territoriale’, resta vacante nonostante la procedura concorsuale sia conclusa da mesi, mentre tre dirigenti della sanità sono andati via o sono in procinto di farlo.
La critica si estende anche ai livelli intermedi. Al 1°maggio 2026, su quaranta nuove sezioni nate con l’ultima riorganizzazione, ben cinque sono risultate vacanti ovvero: monitoraggio performance, gestione sanitaria accentrata, accreditamento-Otar, rischio clinico e immigrazione. «Su trentacinque posizioni ricoperte, più di un terzo (dodici incarichi) è andato a personale privo di precedente esperienza, mentre cinque storici funzionari si sono trasferiti altrove».
Secondo il consigliere di FdI, questa debolezza blocca i principali dossier, dal raddoppio delle liste d’attesa fino al rischio di mancare gli obiettivi per le case e gli ospedali di comunità. «Mentre la maggioranza si fa bandiera della ‘difesa della sanità pubblica’, nei fatti priva la Direzione salute delle risorse umane minime per funzionare, spingendo i cittadini verso il privato a causa di tempi d’attesa biblici».
La replica di Proietti: «Interrogazione inaccettabile, noi abbiamo potenziato l’organico»
La risposta della presidente della giunta regionale dell’Umbria è stata netta nella sostanza e dura nella forma. Stefania Proietti, infatti, ha rispedito le accuse al mittente, definendo l’atto ispettivo «palesemente non accettabile» e volto a «colpire il personale più che la giunta». La presidente della Regione ha rivendicato l’operato della sua amministrazione, evidenziando un trend inverso rispetto al passato: «Questa amministrazione, per prima dopo anni, ha potenziato l’organico della Direzione salute, passato da 90 a 101 unità». A fronte di nove funzionari di elevata qualificazione in uscita, ne sono stati reclutati venti, con due procedure di reclutamento della dirigenza già completate e una terza per un dirigente informatico in corso di ultimazione.
Proietti ha giustificato l’uso temporaneo degli interim con la situazione ereditata dalla precedente legislatura, in cui il 25% delle posizioni dirigenziali si trovava in questa condizione. I servizi dirigenziali sono stati portati da nove a undici e le posizioni di elevata qualificazione da trentuno a quaranta proprio per adeguarne la struttura alla complessità delle funzioni; per le sezioni ancora vacanti, la relativa procedura scadrà il prossimo 10 giugno.
La presidente ha poi contrattaccato ricordando il «susseguirsi disordinato di direttori e commissari» degli anni passati nelle aziende sanitarie (con tre direttori regionali in cinque anni e continui cambi ai vertici delle Usl e delle aziende ospedaliere). «Rispetto all’assistenza domiciliare – ha concluso – i target previsti sono stati raggiunti e certificati da Agenas, assicurando la continuità assistenziale richiesta».
La controreplica: «Nervosismo e narrazione autoassolutoria»
Il confronto si è concluso con toni ancora più aspri. Nella sua replica in aula, Giambartolomei ha ribadito che «aver aumentato le sezioni per poi non riuscire ad assegnarle rappresenta un fallimento» e che sulla coprogettazione dell’assistenza domiciliare (che doveva essere attivata entro il 7 dicembre) la giunta è in ritardo di sette mesi. In una successiva nota ufficiale, il consigliere di Fratelli d’Italia ha rincarato la dose, parlando di un evidente «nervosismo» della Proietti: «Quando una presidente di Regione si scalda e dedica più tempo ad attaccare un’interrogazione dell’opposizione che a rispondere nel merito, significa che quelle criticità sono difficili da giustificare».
Secondo l’esponente di centrodestra, nessuno abbandona spontaneamente un settore strategico se il clima organizzativo è positivo. «Dopo oltre un anno e mezzo di governo regionale – ha concluso il consigliere di Fratelli d’Italia – non è più credibile continuare a giustificare ogni criticità facendo riferimento alle amministrazioni precedenti. Quando si considera ‘paradossale’ un’interrogazione che pone domande sul funzionamento della sanità, significa che c’è un problema politico ben più grande di quello che si vorrebbe nascondere».






