Ha aspettato 24 ore, Tommasi, il tempo che è passato fra le indiscrezioni sul taglio degli stipendi, di cui abbiamo parlato anche noi, al comunicato ufficiale della Lega di serie B, arrivato nella serata di martedì.
EMERGENZA CORONAVIRUS – SPECIALE UMBRIAON.IT
Se non si gioca, niente stipendi
Comunicato che conferma le indiscrezioni nella parte più penalizzante per i calciatori, mettendo nero su bianco che, in pratica, finché non si giocherà, e per tutto il periodo della sospensione, i giocatori non prenderanno stipendio. All’unanimità, la Lega ha infatti deliberato una comune linea di indirizzo per contenere l’importo rappresentato dagli emolumenti dei tesserati, che si tradurrà nella mancata corresponsione della retribuzione durante il periodo di inattività. In caso di ripresa del campionato, invece, sarà deciso un taglio più o meno grande, a seconda della situazione
Revisione dei costi (finalmente)
In funzione dell’attuale situazione di crisi, le società hanno inoltre manifestato l’esigenza di procedere ad una profonda revisione dei costi, anche in ottica prospettica. Il tutto sempre nell’ambito dell’autonomia di trattativa e di accordo che le società hanno con i propri tesserati. La formula usata è arzigogolata e gira attorno alla sostanza, sostanza che però resta quella. E che ai giocatori, ovviamente, proprio non è andata giù. In pratica è come se, grazie al virus, le società professionistiche, ad un tratto si fossero svegliate ed avessero capito che il sistema, con questi costi non si regge più. E, utilizzando il virus, avessero trovato il modo di tagliarli, questi costi, cominciando proprio dalla voce più onerosa: gli stipendi dei calciatori.
Aic: «Irricevibile»
Ma Tommasi, che i calciatori li rappresenta, le indiscrezioni le aveva lette, la risposta ce l’aveva pronta e ha aspettato la diffusione del comunicato ufficiale per replicare, sparando a zero sulle società professionistiche. Secondo il presidente del sindacato calciatori, quello diffuso dalle leghe sarebbe solo un vago suggerimento alle società, un atto di indirizzo, non la proposta di un accordo concreto per il taglio degli stipendi. E allora si andrà verso il muro contro muro.
Ma i calciatori…
Anche se, a ben vedere, proprio fra i calciatori, c’è qualche distinguo: ad esempio, i capitani delle squadre umbre, chi esplicitamente chi implicitamente, non si sono detti aprioristicamente contrari al taglio degli stipendi. In particolare, Aleandro Rosi è stato molto preciso su questa possibilità, spiegando come anche i calciatori debbano fare la loro parte, nei limiti del possibile.
Accusa alla C, poi l’accordo
Ma Tommasi ha accusato anche i presidenti di serie C, che a differenza di A e B puntano a fermare la stagione: secondo lui questo orientamento nasconde non l’empatia per il dramma delle popolazioni del nord quanto piuttosto la recondita volontà di approfittare dell’occasione per non pagare gli stipendi. Intanto però con la terza serie un accordo è stato trovato. In un protocollo d’intesa viene specificato che si chiederà al governo di introdurre ammortizzatori sociali per atleti che guadagnino meno di 50mila euro annui.






