di Luciano Clementella
Sindaco di San Gemini
Sul tema delle concessioni delle acque minerali del bacino Sangemini, sulle terme, sulla tutela occupazionale stanno uscendo molti articoli. C’è chi scrive «abbiamo il dovere di rispettare i lavoratori», chi «mai l’interesse privato potrà prevalere su quello pubblico», chi parla di «mistificazione della realtà», chi si chiede «quali interessi si muovono?», chi «il futuro della Sangemini viene messo a rischio per una semplice eventualità o per progetti che oggi sono sulla carta», chi pensa e lo scrive pure: «Acqua per cure idropiniche, non per le piscine». Quindi ad ulteriore chiarimento rispetto alle recenti prese di posizione sugli organi di stampa in ordine alle concessioni ecco il mio pensiero.

La prima cosa che mi è sempre stata a cuore è quella di tutelare l’occupazione dello stabilimento attuale che impiega, per la precisione, 76 unità lavorative. Per il passato, qualcuno dovrebbe rammentare quali sono state le battaglie del sindaco e dell’amministrazione a fianco dei lavoratori per sostenere e difendere l’occupazione, durante un serio e preoccupante stato di crisi aziendale poi sfociato nell’ammissione al concordato in continuità. L’occupazione si preserva però con gli investimenti, con la competitività sul mercato, con la penetrazione commerciale e le politiche di marketing. Non basta solo avere la concessione, che naturalmente è la condizione per andare avanti, ma serve anche e soprattutto altro.
Oggi lo stabilimento utilizza una minima parte delle insorse idriche che il bacino può dare. Ho sempre sostenuto che allo stabilimento va riservata una risorsa idrica ben maggiore per consentire di raddoppiare o triplicare l’attività di imbottigliamento, arrivando a proporre di riservare il 75% dell’acqua all’imbottigliamento, mentre il restante 25% potrebbe essere riservato all’investimento termale.
Le piscine termali non hanno bisogno di acqua Sangemini, ma di acqua del bacino termale non imbottigliabile. L’acqua Sangemini dovrebbe essere destinata alle cure idropiniche, come sempre è stato fatto all’interno del parco. Solo cosi l’investimento potrà connotarsi come ‘Terme di San Gemini’ e non una semplice SPA per la quale è sufficiente acqua di rete (quella del rubinetto). Si parla di terme quando si utilizza acqua termale del sottosuolo, ricca di minerali che gli conferiscono proprietà terapeutiche certificate dal ministero della Salute.
Il percorso sinora compiuto da questa amministrazione è notevole, per attrarre investitori che pongano l’attenzione al territorio, che compiano approfondite analisi affinché un investimento possa portare sviluppo, crescita economica, occupazione, benessere, turismo ed evitare l’abbandono, il degrado, lo spopolamento con i giovani costretti ad andarsene per l’assenza di prospettive di impiego. L’investimento progettato comporta oltre cento posti di lavoro tra occupazione diretta e quelli generati dall’indotto, oltre 120 mila presenze turistiche l’anno. Si parla di un investimento di risorse private di oltre 20 milioni di euro.
Ci si scandalizza che sarà un privato ad investire? Magari ce ne fossero di privati con questa lungimiranza. D’altronde lo stabilimento di imbottigliamento non è in mano ai privati? Ci si dimentica che l’80% del capitale del Gruppo è detenuto da un fondo di investimento americano? Altro tema da non sottovalutare, e qui lo sottolineo alla Regione che concederà la concessione, è di tenere presente che l’acqua è un bene pubblico, di tutta la collettività, pertanto va utilizzata in pieno e non sottoutilizzata. Un utilizzo parziale configura un danno per la collettività. Ecco perchè si chiede di riassegnare la parte eccedente a chi la userebbe per altre finalità, creando occupazione, sviluppo, crescita economica.
È per questo che ho chiesto il coinvolgimento dei Comuni interessati e della Provincia alla definizione del bando, ai sensi della stessa legge regionale sulle concessioni. Qualcuno non ha ancora compreso, o forse continua a far finta di non comprendere, che un progetto termale, l’unico della regione Umbria, sarebbe, per il gruppo industriale dell’imbottigliamento, sinergico e non competitivo. Sinergie e rilancio supportati da un mercato termale che ha raggiunto, in Italia, i 5 miliardi di euro con ricadute enormi su ospitalità e servizi.






