di Gianni Giardinieri
Con una nota fatta pervenire agli organi di stampa, l’imprenditore Fabio Splendori fa sapere di aver deciso: «Sono pronto a fare il primo passo concreto: versare il 10% della base d’asta e partecipare all’incanto per salvare il titolo sportivo». Parliamo, ovviamente, della Ternana Calcio in liquidazione giudiziale, con l’asta del ramo sportivo fissata per mercoledì 13 maggio. Ad una condizione, però, non troppo sottaciuta ma anzi messa bella in chiaro: «Per poter depositare l’offerta e procedere al saldo nei tempi previsti, è necessario che entro le ore 12 di oggi (martedì 12 maggio, ndR) si concretizzino gli impegni formali di tutti i soggetti coinvolti nel progetto». Come a dire, il dito è pronto a pigiare il tasto ‘autorizza’ della mia home banking, ma prima di farlo voglio garanzie precise.
Quali? Una riguarda i calciatori, per i quali è indispensabile che «confermino la disponibilità già manifestata: la rinuncia agli stipendi arretrati, al netto di una mensilità che verrà loro regolarmente corrisposta, e una falcidia del 50% sugli ingaggi previsti per la stagione 26/27». Dunque una bella ‘smazzata’, una rinuncia fortissima agli emolumenti dei giocatori: in pratica un solo mese pagato dei sei da incassare e meno 50% sull’ingaggio previsto per la prossima stagione.
Splendori si dice «ottimista, lo sono per natura», ma di fatto lascia pendere sulla decisione finale il necessario consenso, all’unisono, di tutti i calciatori a rinunciare a quanto sopra. Nessun accenno alla costituzione della cordata ‘a quattro’ di cui aveva parlato nella giornata di lunedì il sindaco Stefano Bandecchi, che vedrebbe in campo soggetti gravitanti su Roma, operanti nel settore edilizio, e lo stesso advisor di Splendori, Massimo Sarandrea. L’impressione è un po’ quella del ‘vorrei e forse posso’. Staremo a vedere, certo a leggere attentamente il comunicato di Splendori per salvare le Fere, la strada è ancora lunga ed irta di ostacoli.






