di Valdimiro Orsini
consigliere comunale TMS sul voto contrario in aula al nuovo bando per il
Voglio sgombrare subito il campo da possibili equivoci: il principio dell’accoglienza è un valore umano e civile che non metto in discussione. Terni ha una radicata storia di solidarietà. Nessuno intende voltare le spalle a chi fugge da scenari di guerra, a chi cerca rifugio o a giovani ragazzi che arrivano sul nostro territorio privi di tutto. Il dovere di aiutare chi è in vera difficoltà fa parte del nostro Dna.
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Tuttavia, l’accoglienza — per essere reale, dignitosa e non trasformarsi in uno slogan vuoto — non può prescindere da un principio di realtà. E la realtà, oggi, ci impone di parlare di sostenibilità.
Se noi usciamo da questa sala e guardiamo il quadro complessivo della nostra città, ci rendiamo conto che i numeri non tornano. Se sommiamo i posti previsti da questi progetti Sai con la rete dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti attraverso la prefettura, la conclusione è una sola, e dobbiamo avere il coraggio politico di dirla: a Terni, oggi, ci sono troppi immigrati rispetto alla reale capacità della città di assorbirli.
La nostra città ha superato il punto di saturazione, e questo mette a rischio tre pilastri fondamentali della nostra comunità:
1. La sostenibilità sociale.
L’accoglienza non finisce fornendo un letto e un pasto. Il vero banco di prova è l’integrazione: l’inserimento scolastico per i minori, l’apprendimento della lingua, la mediazione culturale. Ma quando i numeri sono sproporzionati rispetto alle dimensioni della città, i servizi sociali comunali vanno in affanno. Invece di creare percorsi di vera inclusione, finiamo per generare ‘parcheggi’ sociali e sacche di emarginazione. Un’accoglienza che non integra non è solidarietà: è abbandono.
2. La sostenibilità economica.
Il nostro tessuto economico è già profondamente provato. Molte famiglie ternane affrontano quotidianamente l’aumento del costo della vita, la carenza di alloggi a prezzi accessibili e una crisi occupazionale persistente. Anche se i fondi per l’accoglienza derivano in gran parte dal Ministero, l’impatto sul nostro welfare locale, sulle nostre infrastrutture e sui servizi sanitari è innegabile. Non possiamo ignorare la frustrazione dei nostri concittadini che si sentono lasciati indietro.
3. La sostenibilità legata alla sicurezza.
È il tema più delicato, ma non possiamo nasconderci dietro l’ipocrisia. La matematica sociale è spietata: dove fallisce l’integrazione, e dove decine di giovani uomini si ritrovano senza un’occupazione e senza prospettive, aumentano inevitabilmente il degrado urbano, le tensioni nei quartieri e i problemi di ordine pubblico. Garantire la sicurezza dei cittadini ternani è il nostro primo dovere, e un sistema di accoglienza sovradimensionato sta minando la tranquillità delle nostre piazze e delle nostre strade.
In conclusione, quello che chiedo a questa amministrazione non è di rinnegare l’accoglienza, ma di governarla e di porre dei limiti chiari.

Dobbiamo farci portavoce in Prefettura e presso il ministero dell’Interno di un messaggio inequivocabile: Terni ha già fatto la sua parte. Chiediamo di bloccare l’apertura di nuove strutture, chiediamo una redistribuzione molto più equa , e chiediamo che le risorse vengano concentrate per fare vera integrazione per i piccoli numeri che la nostra città può realisticamente sopportare.
Solo governando il fenomeno con realismo potremo tutelare la sicurezza dei ternani e, al tempo stesso, garantire la vera dignità di chi accogliamo. Pertanto, chiedo al sindaco che prima di attivare nuovi progetti o dare continuità ai progetti si verifichino i reali numeri degli immigrati presenti in città al fine di verificare la sostenibilità e l’efficacia del nostro sistema di accoglienza. Per questo motivo e solo per questo, come già fatto in commissione il mio voto sarà un voto contrario.






