di S.F.
Un confronto tra l’azienda proponente – la Inwit, in videoconferenza -, i rappresentanti del Comune ed i cittadini fissato per mercoledì. Questo il prinicipale elemento di novità emerso lunedì mattina in merito alla bagarre per l’antenna 5G di strada dei Mandrilli a Terni, tra Collestatte e Torreorsina. A palazzo Spada c’è stata la maxi audizione in I e II commissione congiunta sul tema con il coinvolgimento di assessori, dirigenti, Arpa Umbria e residenti. Complicata soluzione da trovare.
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La vicenda è ormai nota e riguarda la realizzazione della torre da 36 metri a poco più di dieci metri da un’abitazione privata. Con conclusione positiva della conferenza di servizi decisoria comunale firmata il 10 settembre. Il resto è storia recente. A dare il là alla discussione ci ha pensato l’avvocato Antonio De Angelis, colui che sta seguendo la partita per la famiglia più interessata dalla vicenda: «Da qualche giorno sembra che i lavori non stiano procedendo e dall’autorizzazione unica emerge che, in origine, l’antenna riguardava un sito diverso. Tutti i pareri rilasciati fanno riferimento al sito originario ed è un elemento dirimente. Troviamo una soluzione alternativa insieme. Non pretendiamo che vada dalla parte opposta della città, ma in un posto maggiormente distante dalle abitazioni. La figlia – ha concluso – ha un quadro clinico che suggerisce di evitare l’esposizione permamente al 5G». Tirato in ballo anche il fattore del «notevole deprezzamento» della casa e la «non partecipazione preventiva della cittadinanza». Lo stop, per l’avvocato, «non creerebbe un pregiudizio economico rilevante per l’azienda».
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Più brevi Erica Venturi e Jasper van der Lugt, coloro che vivono a pochi metri dalla futura antenna: «Tre settimane vissute – l’amarezza della donna – come un incubo. Nostra figlia ha un quadro biologico particolare, chiediamo di valutare un posto più adeguato. Ci sono terreni enormi qui e abbiamo raccolta quasi 1.000 firme», ha sottolineato. «Questa abitazione l’abbiamo scelta nel 2011 perché in una zona tranquilla e meravigliosa. Quando spiego agli olandesi – le parole del marito nato nei Paesi Bassi – cosa sta accadendo, non capiscono. La comunità non è stata coinvolta e un cittadino qui non può costruire nulla senza 1.000 permessi. Poi mi sveglio un giorno e trovo la casa rovinat per una torre. Assurdo. Chiedo comprensione». Subito dopo si è entrati nel vivo della commissione con l’audizione di colui che ha firmato la conclusione positiva della conferenza di servizi, il dirigente all’urbanistica Claudio Bedini.
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Bedini in primis ha tirato in ballo l’articolo 44 del decreto legislativo 207 del 2021. Poi le spiegazioni: «La società ha acquisito dal proprietario del terreno la disponibilità e ha proceduto. La pubblicità? Come in altri casi recenti, c’è stata con l’albo pretorio. Che è lo strumento per darne conoscenza ai cittadini. Ciò è stato fatto con l’avvio del procedimento, l’indizione della conferenza di servizi, la determinazione conclusiva e il rilascio dell’autorizzazione. E i diretti interessati sono i proprietari del terreno e l’azienda che realizza. La posizione cambiata? La prima era più vicina all’abitazione, poi hanno scelto di allontanarsi di 3-4 metri. Arpa ha emesso il parere sulla prima ubicazione e poi è stato confermato in quanto già valido. Tutti i pareri sono stati positivi o con prescrizioni». La Usl Umbria 2 non si è espressa.
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La tematica, per Bedini, è anche un’altra: «Le antenne sono equiparate ad opere di urbanizzazione primaria. Come se si realizzasse una strada o una linea telefonica. E la normativa nazionale le agevola, sono consentite in tutte le aree del territorio e non ci sono preclusioni. Inoltre in quell’area non ci sono vincoli diretti o indiretti a livello paesaggistico. Queste istanze non posso essere portate in commissione per la qualità architettonica e i paesaggio perché c’è la legge regionale 1 del 2015. E gli uffici non possono aggravare il procedimento». Il dirigente ha chiarito anche che «non ci sono vincoli per le distanze dalle abitazioni, ma solo il rispetto dei valori massimi per il campo elettromagnetico». Oltre alla fascia di rispetto dalla sede stradale. In sostanza Inwit ha pressoché campo libero, come d’altronde era già emerso nella bagarre del 2021 per la torre di Gabelletta.

Per Arpa Umbria c’erano il direttore generale Alfonso Morelli e l’ingegnere Stefano Ortica, quest’ultimo a capo del servizio agenti fisici: «Gestiamo circa 300 procedimenti di questa natura e situazioni come questa non è la prima volta che si verificano», ha esordito il numero uno dell’Agenzia: «Noi ci esprimiamo sulla compatibilità elettromagnetica». Poi palla a Ortica: «Non c’è una distanza minima da rispettare, l’importante è che sia rispettato l’obiettivo di qualità per i 15 volt/metro. Non facciamo altro che valutare il loro studio di impatto elettromagnetico ed è una valutazione molto conservativa perché fatta ipotizzando l’utilizzo alla massima potenza. Dopodiché prendiamo i dati e rifacciamo ex novo l’analisi con i nostri strumenti, in autonomia. Finora non abbiamo mai trovato valori superiori al limite», ha specificato. La famiglia tuttavia non ha intenzione di mollare.

«Abbiamo scelto questo spazio – ha ripreso la parola Erica Venturi – perché privo di campi elettromagnetici. Per quale motivo devo sottoporre mia figlia a ciò, seppur sia tutto entro la norma? Considerateci, chiediamo chiesto. Mia figlia non può viverci accanto, anche se nei limiti». Numerosi le domande poste dai consiglieri comunali: a farsi avanti Pierluigi Spinelli (PD), Federica Mengaroni (AP), Roberto Pastura (FdI), Roberta Trippini (Gruppo Misto), Mirko Presciuttini (AP, che ha chiesto e ottenuto il sopralluogo), Marco Cecconi (FdI), Claudio Batini (AP) e Maria Elena Gambini (AP). Mirino anche sulla strada paesaggistica e l’ambiente rovinato da una infrastruttura del genere. «Il 7 novembre agli Stati generali dell’economia si parlava del brand Bassa Valnerina e di turismo emozionale. Con preservazione di paesaggio e ambiente. Ciò è fondamentale per noi. Una torre di 36 metri ha un impatto incredibile, il Comune non sia un semplice passacarte», l’appello della cittadina Monica Consolini.

Bedini a questo punto è stato richiamato in causa: «Le norme nazionali consentono l’installazione su ogni area del territorio perché è un’opera di urbanizzazione primaria. Ripeto, il vincolo paesaggistico non c’è. E, anche se ci fosse, non significa che non si potrebbe fare. L’informativa alla popolazione c’è con l’albo pretorio online. La Usl Umbria 2 la invitiamo ma, di fatto, non ha competenza». Anche Ortica ha poi ricordato che «non ci sono deroghe da applicare» in merito alla distanza da case. L’assessore Sergio Cardinali è intervenuto in qualità di assessore allo sviluppo economico: «Vogliamo valorizzare il territorio e avere borghi attrattivi? C’è necessità di infrastrutture per farlo. Tutte le operazioni si svolgono all’interno di un quadro autorizzatorio, come in questo caso. In ogni caso, da ora in avanti, dovremo essere molto attenti all richieste che arrivano per queste installazioni. Ci sono anche interessi privati. La volontà di trovare una soluzione c’è da parte dell’amministrazione. Il risultato dipenderà dalla sensibilità della controparte». Ovvero Inwit.
A dare la notizia di giornata ci pensa invece l’assessore Marco Iapadre: «Capisco tutto ciò che hanno detto Bedini e Arpa sullo scenario normativo. Noi, dal punto di vista politico, ci siamo mossi appena venuti a conoscenza del fatto. Non è stato semplice contattare l’azienda, ma abbiamo concordato un incontro per dopodomani (mercoledì, ndr) alla presenza anche dei cittadini. Cercheremo di sensibilizzare l’azienda per una soluzione alternativa. Il danno economico per la fondazione realizzata finora è limitato rispetto a quelli per un ricorso o la sospensione». La moral suasion avrà effetto? I residenti sono speranzosi. Per l’occasione presenti a palazzo Spada anche il dirigente all’ambiente Paolo Grigioni e la numero uno del dipartimento Umbria sud Arpa Caterina Austeri.






