di S.F.
Le poltrone Frau acquistate tra il 1996 e il 1997 per un valore complessivo stimato di 1 milione di euro (attuali ovviamente). Questa la problematica del momento che sta creando l’impasse per la riapertura totale ed a massima capienza dell’ex chiesa del Carmine a Terni, la cui riqualificazione con fondi Pnrr è di fatto ultimata: la curiosa questione è stata spiegata nel dettaglio per voce del Rup Leonardo Donati e dell’assessore Sergio Anibaldi. Il tema – questo era noto da tempo – riguarda il certificato di prevenzione incendi, il Cpi. Non proprio una quisquilia.
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L’operazione da 1 milione di euro è conclusa e, come detto in premessa dal funzionario comunale, ora si è nella fase della redazione dei certificati finali e della rendicontazione Pnrr. Lo stallo è su un’altra questione: «Lo stato dell’immobile non è conforme alla normativa per il Cpi, è stato utilizzato ma si agiva in deroga provvisoria perché mancava il certificato. Questo da decenni, ho appurato che è così dal 1987». Quasi mezzo secolo. E dopo i fatti di Crans-Montana c’è stata una stretta su questo fronte.
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Poi si è entrati nel dettaglio: «In questi giorni sto affrontando il tema della possibilità di certificare per la reazione al fuoco le poltrone che arredano la sala. Sono di pregio, della Frau, acquistate dal Comune di Terni nel 1996/1997. Al momento ci mancano queste certificazioni e ho attivato due canali per risolvere questa piccole impasse», ha specificato Donati. La prima è il contatto con l’azienda produttrice per tentare di recuperare i documenti originali per la certificazione, mentre il «piano B è cercare di averne una nuova attraverso l’Istituto Giordano, che è accreditato; mi hanno chiesto dei campioni del materiale per valutarlo», ha aggiunto in merito al gruppo romagnolo.
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Ma perché tutta questa attenzione per le poltrone Frau? «Sono di design, ha un costo di 4-5 mila euro ad esemplare. I conti si fanno da soli, sono circa 200 i posti e dunque il valore si aggira intorno al milione di euro. Stiamo facendo tutte le azioni necessarie per recuperare le certificazioni, almeno la sala potrebbe essere utilizzata a piena funzionalità e capienza». Ovvero sopra le 100 sedute. L’assessore Anibaldi non è rimasto in silenzio: «Abbiamo scoperto che non c’era il Cpi e sopra i 100 posti occorre. Nelle more di dotarci del certificato, nel frattempo riconsegniamo l’ex chiesa alla città dopo il collaudo». Ciò, giocoforza, a ridotta capacità.
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Marco Cecconi (FdI) ha parlato di «strana storia», anche citando gli acquisti di livello – forse in chiave ironica – fatti dal Comune decenni fa: «Far venire l’ingegnere di Poltrona Frau per una visione a Terni, credo sia necessario». Anibaldi tuttavia ha spiegato che la questione non è proprio banale: «Non può certificarle il produttore, serve un soggetto qualificato. L’Istituto Giordano lo fa simulando un incendio, l’auspicio in ogni caso è che Frau abbia questa certificazione». Ed è questa la curiosità, come ha poi ribadito Donati: «Ci sarà qualche traccia in ragioneria dell’acquisto del 1996-1997 no? Già all’epoca c’erano regole di contabilità pubblica, stiamo facendo tutto il possibile per trovare i documenti». Sì, perché Poltrona Frau ha chiesto all’ente le specifiche dell’acquisizione di trent’anni fa per poter dare una risposta. Altrimenti è scura. Andrea Sterlini (AP) ha invece chiesto lumi sull’organo da sistemare dentro la struttura.
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Dovesse andar male la ricerca dei documenti da inviare a Poltrona Frau, il Comune si muoverebbe con l’Istituto Giordano: «Si tratterebbe di qualche migliaia di euro, abbiamo delle economie legate ai 150 mila euro di cofinanziamento utilizzato per l’ex chiesa del Carmine e li gestiamo in autonomia. Per l’organo si parla di circa 20-25 mila per il restauro». In definitiva – ha aggiunto Donati – in «un paio di mesi avremo tutte le certificazioni, tranne il Cpi. Per le poltrone dobbiamo capire le richieste del Comune per quella specifica fornitura di trenta anni fa. Possibile che non si riesca a trovare uno straccio di documento? Finora solo generici. Ma sono convinto che esistano». Dilemma da risolvere.






