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Home » Gommalandia-Comune Chiusa contesa al Tar: «Scandalo è altro»

Gommalandia-Comune Chiusa contesa al Tar: «Scandalo è altro»

di Simone Francioli
4 Luglio 2020
in Altre notizie
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di S.F.

L’attività è già chiusa da quattro anni ma il procedimento avviato nel 2016 con un ricorso era ancora pendente. Ora la partita giudiziaria – quantomeno a livello amministrativo – tra Gommalandia e il Comune di Terni per l’area di piazzale Senio si è conclusa: il Tar Umbria ha dichiarato l’inammissibilità e l’improcedibilità per le motivazioni esposte dalla società. Il focus è da un lato sugli atti ingiuntivi legati ai canoni concessori e dall’altro sull’input per il rilascio forzoso dell’area di proprietà comunale. L’auspicio è che a stretto giro si possa trovare una soluzione che non danneggi nessuno.

Il degrado nei giardini a lato di piazzale Senio

L’origine

Tutto nasce dalla stipula di una concessione – nove anni di durata – tra palazzo Spada e Gommalandia per la gestione di un’area destinata in passato a campo di calcio, ma utilizzata come parco giochi per bambini. In un primo momento si sviluppava nei giardini laterali – al momento sono in uno stato disastroso – quindi il trasferimento imposto dal Comune. Qual è il problema di fondo? Il fatto che sono iniziati ad esserci guai per il pagamento del canone concessorio e, dopo una lunga interlocuzione per il piano di rateizzazione, l’amministrazione decise di forzare la mano dando avvio all’iter per la revoca, il rilascio della struttura e la riscossione coattiva con decreto ingiuntivo. Questo nel 2016. Le cose però sono cambiate.

L’area

Il recupero

Il Comune, pre udienza pubblica, ha fatto sapere che dopo aver emesso il provvedimento è riuscita e rientrare parzialmente in possesso degli immobili (vale a dire l’ex campo di calcio, nel frattempo in gran parte sgomberato da chi ci vive). Resta fuori una zona limitrofa dove attualmente risiede un nucleo familiare – uno di loro ha un’invalidità civile al 100% – all’interno di prefabbricato ‘viaggiante’ da oltre dieci metri: il numero civico gli fu assegnato nel 2003 e da allora si sono stabilizzati in zona, pagando regolarmente tariffe e tributi. La situazione – se tutto fila liscio – sarà risolta con l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale sociale. Nel contempo negli ultimi anni non si sono registrati contrasti tra le parti.

L’interno dell’ex bar

Il giudizio

Per quel che concerne l’ingiunzione il Tar ha stabilito il difetto di giurisdizione e, semmai volessero proseguire, i ricorrenti dovranno rivolgersi al giudice ordinario in quanto la materia riguarda «una controversia in materia di canoni concessori». Inammissibile. Capitolo secondo, revoca concessione e rilascio forzoso dell’area di proprietà comunale: «Se ne deve dedurre – si legge nella sentenza – che la parte residua dell’immobile per cui è causa non è più occupata dalla società in dipendenza della concessione stipulata, peraltro ormai divenuta inefficace per scadenza del termine novennale di durata, ma, a diverso titolo, dai componenti della famiglia che vi hanno stabilito la propria abitazione. Ora, poiché il necessario carattere di attualità dell’interesse a ricorrere postula che esso sussista al momento della presentazione del ricorso e che perduri per tutto lo svolgimento del giudizio fino al passaggio in giudicato della sentenza, il mutamento della situazione di fatto o di diritto che privi il ricorrente dell’utilità della pronuncia obbliga il giudice a dichiarare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse». In sostanza è venuto a mancare il rapporto giuridico tra le parti. «Forse nel giro di due/tre mesi – rispondono da palazzo Spada – riusciamo a risolvere con l’assegnazione delle case».

I giardini

«Lo scandalo è l’ex bar. Non vogliamo rompere le scatole»

La famiglia Casarini ci tiene a lanciare un messaggio in merito alla vicenda: «Siamo in città da 23 anni e il numero civico ce lo hanno dato loro, non lo abbiamo estorto a nessuno. Risultiamo come residenti, regolari. A noi interessa non rompere le scatole, punto, onestamente stiamo bene qui. Lo facciamo in maniera dignitosa e decorosa, tenendo pulita l’area. Tuttavia abbiamo fatto domanda per la casa ‘popolare’ come ci è stato detto dal Comune, aspetto solo che ce la diano: cerchiamo di comportarci da buoni cittadini. Il vero scandalo è un altro ed è l’ex bar in fondo (se ne parlerà giovedì durante il question time per un’interrogazione a firma del consigliere di Terni Civica Michele Rossi, datata 17 febbraio, ndr). Per non parlare dei giardini». In effetti il degrado ai lati è davvero tremendo: rifiuti sparsi per diversi metri e generale senso di abbandono. Il guaio, come di consueto, è l’inciviltà dei frequentatori.

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