di S.F.
Si bisticcia da anni sulla questione e ora si va in Cassazione dopo le pronunce del tribunale di Terni e della Corte d’appello di Perugia. Lo scontro riguardante il Polo d’innovazione di genomica, genetica e biologia – si trova a ridosso della facoltà di medicina in via Mazzieri – arriva allo step finale. Il tema è sempre lo stesso dal 2023, ovvero il contratto per la gestione degli spazi.
LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI FINE 2025 SUL POLO
Terni, polo genomica e biologia: è scontro sul contratto per la gestione degli spazi
Si arriva in Cassazione per un semplice motivo. Sia il tribunale di Terni in I grado che la Corte d’appello di Perugia in II grado hanno stabilito che la controversia sul laboratorio di biotecnologie rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (ergo Tar e Consiglio di Stato). Gli spazi oggetto di lite sono infatti considerati parte del patrimonio indisponibile e il rapporto nato tra le parti è qualificato come concessorio. E non come mero affitto o comodato d’uso privato (nel link sopra la vicenda in dettaglio). La partita coinvolge Regione Umbria, Provincia di Terni, Comune di Terni, università degli studi di Perugia e azienda ospedaliera ‘Santa Maria’, tutti comproprietari del complesso di Colle Obito.

In sintesi la Polo d’Innovazione di Genomica, Genetica e Biologia srl (sede a Siena) chiede da tempo l’accertamento del diritto ad utilizzare per vent’anni – dall’8 giugno del 2017 – gli spazi del laboratorio, basandosi su una delibera di giunta comunale del 24 ottobre 2018. O, in subordine, la qualificazione del contratto stipulato il 7 giugno 2017 come locazione. Infine la condanna delle amministrazioni coinvolte «alla restituzione delle somme corrisposte per l’allestimento (253.248 euro) e la ristrutturazione del laboratorio, oltre al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non». Il protocollo d’intesa per la realizzazioen risale invece al 2012, approvato con delibera di giunta il 24 gennaio 2012.

«La giunta comunale di con delibera 125 del 24 ottobre 2018, adottata a fronte dell’istanza del Polo di ampliamento degli spazi, ha approvato una concessione ventennale dei locali già in uso, sostituendo gli ambienti al primo piano interrato con quelli al piano terra attigui agli altri spazi già utilizzati. Tuttavia, il Consiglio di amministrazione (di mezzo c’è l’assemblea della comunione di medicina che coinvolge i vari enti), con delibera n. 2 del 26 maggio 2020, ha qualificato l’accordo stipulato il 7 giugno 2017 come comodato d’uso, prorogandone la durata per un solo triennio, senza considerare la concessione ventennale approvata dal Comune». Ed ecco il perché della lite, la natura del contratto.
Ora tocca alla Cassazione stabilire se tribunale e Corte d’appello (ha sancito che la delibera del 2018 non ha creato una concessione ventennale vincolante) hanno valutato correttamente. Ovvero che il contenzioso non deve essere esaminato dal giudice civile in quanto riguarda un bene pubblico destinato alla ricerca universitaria. Gli avvocati coinvolti sono Pier Paolo Davalli, Paolo Gennari, Francesco Silvi, Paolo Rossi, Giovanna Moretti, Luca Benci e Anna Rita Gobbo.






