di S.F.
Non sono mancati i momenti di scambi/confronto acceso in III commissione giovedì mattina in occasione del primo ‘round’ chiesto sulla situazione di Asm Terni ed i patti parasociali in scadenza il 5 dicembre 2027, tema più volte attenzionato in seguito all’aggregazione societaria con Acea perfezionata nel 2022. Il mirino resta sempre sulla governance che, come noto, nei fatti è in mano al gruppo romano nonostante il 54% in mano a palazzo Spada.
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Il dibattito si è sviluppato perché il consigliere di TMS, Valdimiro Orsini, nei mesi scorsi ha lanciato la possibile problematica del conflitto di interesse dell’amministratore delegato Tiziana Buonfiglio: è lui ad aver presentato una interrogazione ad hoc sul tema, con tanto di risposta del sindaco Stefano Bandecchi risalente al 9 marzo 2026. «Bandecchi ha detto – le sue parole – che il vero conflitto è di Acea, non dell’Ad. I patti parasociali nel 2022 forse hanno permesso di chiudere quell’operazione, in un momento dove Asm era in una situazione drammatica. Ora ci sono criticità e non è una cavolata. I patti possono essere rivisti in corso d’opera, non sono la bibbia. Ed è fondamentale capire quali sono le prospettive di Asm perché la città ne è all’oscuro, il Comune probabilmente nemmeno era al corrente dell’operazione che ha fatto Acea con Eni Plenitude». Poi subito un botta e risposta con il presidente della III commissione, Claudio Batini: «Mi viene da chiedermi perché Asm era messa così male nel 2022». Tema caldo.
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Altrettanto pungente sull’argomento è stato Raffaello Federighi di AP: «Sono d’accordo con l’incipit di Orsini, il mondo delle partecipate è quantomeno opaco. E c’è stato dispregio assoluto di un principio fondamentale, ovvero che i beni sono dei cittadini. Bisogna andare a fondo di questa operazione scandalosa fatta nel 2022, con governance finita al privato. Il problema è stato creato dalla politica». Tenue invece Francesco Maria Ferranti di FI: «La situazione delle partecipate con la precedente amministrazione è migliorata, Asm non manda più decreti ingiuntivi. E condivido che i patti parasociali potrebbero essere rivisti, ma serve la disponibilità del privato». Non poteva restare in silenzio Orlando Masselli (TMS), colui che ha portato avanti l’aggregazione societaria da assessore al bilancio con l’esecutivo Latini.
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«Nel 2018 – ha commentato – il Comune è fallito con montagne di debiti per le partecipate. Asm ne aveva per oltre 130 milioni verso i fornitori, anche nei confronti del gestore dei servizi elettrici. E ricordo che la vendita di Asm fu ipotizzata dal centrosinistra con un atto di indirizzo. Poi, successivamente, venne fuori che Asm avrebbe avuto al massimo 24 mesi di vita e l’ente fece la gara non per vendere l’azienda, ma per aumentare il capitale sociale», ha voluto puntualizzare sul suo operato. «La revisione dei patti parasociali da fare». Federighi ha subito replicato citando un passaggio dell’ex assessore: «Ma quando mai i cittadini hanno dato mandato di vedere i nostri beni? Stiamo scherzando col fuoco». Presente il funzionario con elevata qualificazione all’ufficio partecipate Massimiliano Difilippi.
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Leonardo Patalocco (PD) ha invece puntato sulle privatizzazioni che «tutti hanno fatto, non solo la destra, è stato un trend di tutto il Paese. Ma il debito pubblico è sempre aumentato». Toni alti (a tratti) anche per Elena Proietti Trotti (FdI): «Il consiglio comunale può vendere beni, lo sancisce il Tuel», la risposta a Federighi. «Dobbiamo dire la verità, Asm non è stata venduta. Ho sentito la fiera della menzogna stamattina. Ok per la revisione dei patti parasociali, ma ci aspettiamo tutta la documentazione». Concetto ribadito di nuovo da Masselli: «Non c’è stata alcuna vendita nel 2022 ma, ripeto, un aumento di capitale. E quella strada ha portato risultati». C’è stato anche un botta e risposta a suon di ‘fatti personali’ sulle nomine e vecchie questioni risalenti a quando Federighi era capogruppo di FI. Protagonisti in questo caso sempre Masselli e Proietti Trotti.
A chiudere il cerchio l’assessore al bilancio Michela Bordoni: «Comprendo che i consiglieri di centrodestra e centrosinistra mal digeriscano la capacità amministrativa del nostro sindaco, da imprenditore gli consegnarono le chiavi. Poi è iniziata – la sua disamina – una guerra importante contro di lui, è sotto gli occhi di tutti. In due anni e mezzo, nonostante i patti parasociali e la governance così, l’amministrazione è riuscita a governare le nostre partecipate nel miglior modo possibile. Ci stiamo riuscendo con gli strumenti che abbiamo». Fine della mattinata. Tuttavia il confronto è tutt’altro che terminato. Previste ulteriori sedute di commissione per, magari, audire tutti i soggetti coinvolti.






