Terni: seduta ‘sul filo del rasoio’ a palazzo Spada. Botta e risposta sulle dimissioni del sindaco, poi il clima si placa

VIDEO – Tensioni in aula anche con il pubblico presente. Poi fra sospensioni e chiarimenti, i lavori scivolano via. Bandecchi raggiunto da un avviso di garanzia

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«Ciò che accade oggi a Terni è ciò che io ho promesso a quei 20 mila cittadini che mi hanno votato. Cioè una politica nuova, diversa, più rivolta al servizio per gli altri. Io quando giro per la città saluto tutti, per primo, ma c’è chi non mi saluta. E allora io sono il sindaco dei cittadini che mi vogliono e mi hanno votato. C’è chi mi sta ‘convincendo’ a ritirare le mie dimissioni: Cecconi (FdI), Filipponi (Pd), l’assessore regionale Melasecche. Mi sono detto: ma posso lasciare i miei 20 mila cittadini nelle mani di questi? Comunque, quando avrò messo a posto le cose che non andavano in Alternativa Popolare, e se Lorenzo Filippetti si è dimesso significa che qualcosa bolliva in pentola, vedremo cosa decidere in ordine alle mie dimissioni». Non pochi temevano una seduta da ‘saloon’ lunedì al consiglio comunale di Terni. Le dimissioni formalizzate dal sindaco Stefano Bandecchi per problemi interni al suo partito – Alternativa Popolare -, le conseguenti polemiche e la richiesta – da parte di consiglieri e rappresentanti di AP – di fare marcia indietro. Le dimissioni del coordinatore provinciale del partito Lorenzo Filippetti, le tensioni via social con Fratelli d’Italia. Poi ci si è messo pure un avviso di garanzia notificato lunedì mattina dai carabinieri del comando stazione di Terni al sindaco, per i fatti della seduta consiliare del 28 agosto. Insomma gli ingredienti c’erano tutti, non a caso la polizia Locale e la polizia di Stato erano presenti in Comune per ‘monitorare’ e gestire la seduta, così come polizia e carabinieri erano di stanza in corso del Popolo se mai la situazione fosse precipitata. E invece, fortunatamente, caos non c’è stato. Tensioni sì, diverse, per lo più politiche, con i lavori sospesi in almeno un paio di occasione su decisione della presidente dell’assemblea Sara Francescangeli che ha voluto anche disinnescare quelli che a suo giudizio non erano interventi pertinenti ma ‘provocazioni’ di singoli consiglieri comunali dirette al sindaco. Così Bandecchi la sua ulteriore spiegazione del perché si sia dimesso – e durante la seduta ha continuato a parlare da sindaco, di certo non come qualcuno orientato a ‘mollare’ – le ha ribadite soprattutto fuori dalle mura del palazzo, alla stampa. In aula, la seduta è stata sospesa quando è iniziato un botta e risposta con il pubblico ma pure quando alcuni consiglieri hanno iniziato ad incalzare il primo cittadini su questioni che la presidente ha ritenuto non pertinenti. Alla fine nessun ‘corpo a corpo’ et similia, ma a tratti un clima da rodeo che a palazzo Spada sembra essere diventato di casa.


LE REAZIONI

PD

«Al termine della discussione relativa – spiega il capogruppo del PD Francesco Filipponi – ai punti amministrativi, abbiamo inteso come gruppo consiliare, lasciare i lavori del consiglio comunale odierno. Non abbiamo ritenuto di partecipare alla votazione relativa alla scelta dei consiglieri comunali da indicare nelle due consulte sport e politiche giovanili, considerando che in caso di conferma delle dimissioni del sindaco, gli stessi decadrebbero tra pochi giorni. All’esito della votazione, sulle due consulte abbiamo poi comunicato come gruppo, che non avremmo accettato le nomine indicate dal consiglio a scrutinio segreto. Dalla giornata di oggi è emerso chiaramente che la città paga una crisi istituzionale, dovuta esclusivamente ai problemi interni al partito di maggioranza, dopo soli otto mesi di consiliatura. Le dimissioni, come anche le esternazioni a cui ci ha abituato il Sindaco coprono la mancanza di qualsivoglia azione politico amministrativa, riguardante i temi centrali per la città, a partire da Ast, dalla realizzazione del nuovo ospedale, dalle tematiche riguardanti lo sviluppo economico economico insieme all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità. Su temi vitali per la nostra città questo vuoto della maggioranza consiliare, fa seguito all’incosistenza e alle promesse al vuoto di un centrodestra, che prima ha ‘chiamato’ in città l’attuale sindaco, assecondandolo spesso, salvo poi accorgersi  che lo avrebbero avuto come avversario politico. Auspichiamo per la città che non permanga questa situazione di incertezza politico amministrativa, la quale certamente non favorisce le necessarie risposte ai bisogni dei cittadini ternani».

M5S

«Oggi si è consumato l’imbarazzante teatrino – scrivono Thomas De Luca, Fabio Moscioni, Luca Simonetti e Claudio Fiorelli – di un sindaco che non ha alcuna intenzione di lasciare il consiglio comunale. Fa troppo comodo a Stefano Bandecchi tale palcoscenico per la sua auspicata ascesa alla politica nazionale. Inevitabilmente, il ritiro delle dimissioni sarà l’ultimo patetico atto di questa commedia. Una finta clamorosa per giocare d’anticipo sul malumore e le potenziali dimissioni di chi, dentro Alternativa Popolare, non sopporta più il clima che il vicesindaco Corridore sta creando in città e nel partito. Una pantomima consumata con l’ennesima umiliazione per i consiglieri comunali di maggioranza e per gli assessori, usati come carne da cannone e ora costretti a firmare una lettera di supplica per chiedere perdono al proprio leader dopo essere stati presi a pesci in faccia. La commedia bandecchiana ha assunto contorni farseschi quando i cittadini sono stati cacciati fuori dal consiglio comunale. Un’immagine mai vista quella dei vigili urbani messi a piantonare le porte di Palazzo Spada per non consentire l’accesso a nessuno. Negli ultimi anni non sono mancate in consiglio comunale aspre contestazioni da parte dei cittadini nei confronti delle varie amministrazioni comunali. Non sono mancati presidi, provocazioni, grida, cartelli e occupazioni. Durante il confronto con Leopoldo Di Girolamo ci furono feroci contestazioni verso l’ex sindaco. Pure il suo successore Leonardo Latini subì dure proteste dell’aula. Eppure mai i cittadini furono definiti ospiti. Piuttosto i predecessori di Bandecchi mettevano la faccia garantendo il diritto dei ternani di assistere alle sedute del consiglio comunale. Quello che è successo oggi rappresenta quindi un precedente gravissimo, segno di grande debolezza e assenza di attributi del sindaco. Dietro le offese e le minacce, Bandecchi probabilmente nasconde solo una grande insicurezza e incapacità di reggere il contraddittorio.  Solo Bandecchi e i suoi sodali hanno paura del popolo, forse iniziano a comprendere che sono sempre di più i cittadini stanchi di assistere ai loro giochetti e alle loro forzature istituzionali a scapito di una città che rischia di tornare di nuovo in dissesto. Non si vedono né progetti né investitori e le uniche cose portate avanti sono possibili grazie ai fondi reperiti dal governo Conte tramite Pnrr. Il taglio dell’erba e la sistemazione del manto stradale viene fatta tagliando le risorse delle persone con disabilità. Una catastrofe da cui prima o poi sindaco e vicesindaco fuggiranno, lasciando il conto a chi sta mettendo la faccia per loro».

Proietti Trotti (FDI)

«Per la prima volta dal 31 maggio dello scorso anno mi sono trovata pienamente d’accordo con il sindaco quando ha annunciato le sue dimissioni, ricordo, irrevocabili. Certo, poi il giorno successivo lo stesso sindaco ha fornito ben  quattro diverse versioni della soluzione di questa crisi che lui stesso aveva aperto, facendo intravedere che forse le sue dimissioni così irrevocabili come roboantemente annunciato magari non lo fossero. Ma io, per una volta, voglio credere alla buona fede del sindaco, immedesimandomi in Lei quando ha dichiarato di voler lasciare, ricordo ancora una volta, definitivamente  il suo incarico. Mi voglio immedesimare in colui che ha sempre detto di essere diverso e di voler essere con il popolo contro i potenti. E che, invece, ha visto tentativi di occupazione delle poltrone delle società partecipate, addirittura con ormai ex segretari provinciali di partito, con responsabili provinciali dei giovani – possiamo dire che iniziano presto con la partitocrazia – o con dirigenti scolastici con l’unico requisito di avere la tessera di partito, con scene neppure paragonabili a quelle della peggior prima repubblica; che ha visto crescere malumori tra i suoi per il solo fatto di aver nominato in giunta una persona esterna, anziché cooptare qualche consigliere comunale in cerca di una più alta retribuzione; che ha visto moltiplicarsi i costi dei gettoni di presenza dei consiglieri per un numero spropositato di commissioni fatte anche solo per pochi minuti; che ha visto discussioni feroci con la stampa di esponenti del suo partito o amministratori al fine di intimidire i giornalisti riottosi ad una retorica unica di propaganda; che ha visto avvertimenti, insulti e minacce di utilizzo di dossieraggi per ingenerare un clima di tensione e delazione tipico di altri regimi; che ha visto un escalation di comportamenti di comprimari rivolti solo ad accrescere il valore dei propri servigi alla corte del padrone; che ha visto i suoi fedeli vantarsi di soldi dati in beneficienza al solo fine di propaganda; che ha visto sfruttare situazioni di disagio per soli fini di consenso; che ha visto suggerimenti dei propri collaboratori politici nell’emissione di ordinanze sbagliate e sistematicamente impugnate;  che ha visto provvedimenti ed atti dei propri assessori tra loro in contraddizione con goffi tentativi di primeggiare tra di loro; che ha visto continue smentite e dietrofront in azioni e dichiarazioni anche su tematiche fondamentali per la città; che ha visto lotte intestine per meri interessi personali e formarsi nel partito correnti con i rispettivi leader nel volgere di pochi mesi con fuoriuscite di esponenti importanti ovvero defenestrazioni operate proprio da quei comprimari divenuti leader di corrente che vogliono imporre la propria linea per i propri tornaconti anche sopra la sua testa; che ha viso miseramente fallire il congresso nazionale nei numeri e nei contenuti, nonostante fosse stato organizzato proprio nella città di cui lei è sindaco, con grande dispendio di denaro e tra gigantografie di qualche personaggio in cerca di autore che lei ha fatto prontamente rimuovere. E di fronte a tutto ciò, spero per la stessa dignità del sindaco, non potrà di sicuro essere sufficiente a fargli cambiare idea la letterina sottoscritta da tanti di coloro che lui stesso ha definito in una trasmissione, se ben ricordo, come inopportuni, disoccupati in cerca di stipendio. E di fronte a tutto ciò, spero per la stessa dignità del sindaco, non potrà di sicuro essere sufficiente a fargli cambiare idea la vicinanza di qualcuno che incontra per strada perché le assicuro, signor sindaco, che di persone per strada ne incontriamo talmente tante anche noi, ma che ci dicono di non poterne più di questa situazione. E di fronte a tutto ciò non venga ad annoiarci con discorsi contorti in cui cerca di dimostrare l’indimostrabile, in cui cerca di giustificare l’ingiustificabile, in cui magari parla di assunzione di responsabilità nel ritirare le dimissione di fronte ad una irresponsabilità dilagante, in cui magari rivendica di voler essere lei ad assumere le decisioni, revocando le dimissioni, quando ormai è palese che altri le dettano l’agenda politica, o addirittura in cui dice che le mele marce hanno abbandonato il partito o sono state messe alla porta e che quindi ora può finalmente andare avanti, perché semplicemente tutto questo nei fatti non è vero e che sono stati solo persi pezzi di partito, come sempre, per interessi o questioni personali o che sia sufficiente un rimpastino di giunta vecchia maniera per far ripartire tutto, come se fino ad ora si fosse solo scherzato. E allora, signor sindaco, a questo punto lei è a un bivio: può scegliere se essere coerente e confermare le sue dimissioni, o invece essere esattamente come quelli che ha sempre dichiarato di disprezzare e cambiare idea; può scegliere se mantenere le promesse, o disattendere le aspirazioni di chi l’ha votata mandando avanti un qualcosa che almeno a livello locale si è già rivelato del tutto contrario alle aspettative; può scegliere se continuare ad  incollare i suoi fedeli alle loro poltrone; può scegliere se avallare l’utilizzo delle regole istituzionali per regolamenti di conti interni legati agli interessi di qualcuno ovvero porre fine allo scempio delle istituzioni e dei luoghi istituzionali; può scegliere se sia ancora lei a dettare la linea politica o sia qualcun altro a farlo per lei; può scegliere se comportarsi come tutti i potenti di turno che lei, sempre a parole ha disdegnato, oppure può scegliere di avere un sussulto di dignità, perché – conclude – per far paura ai potenti, come vorrebbe fare lei, occorre essere coerenti e, soprattutto, essere alle proprie parole conseguenti».


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