di Claudio Batini
consigliere comunale AP e presidente III commissione consiliare
In merito al consiglio aperto tenutosi questa mattina sulla realizzazione del teatro comunale, intendo ristabilire la verità dei fatti contro l’improvvisa ‘sveglia’ di associazioni, professionisti e presunti esperti che per un quarto di secolo sono rimasti a guardare il declino del Teatro Verdi.

È ora di finirla con la demagogia degli ‘affidamenti locali’. Chi sostiene che progettazione ed esecuzione dovevano essere riservate a imprese del territorio dimostra una ignoranza palese delle leggi nazionali. Esistono norme precise sugli appalti che questa amministrazione rispetta, a differenza di chi vorrebbe gestire la cosa pubblica come un affare di quartiere. Non accettiamo lezioni da chi non conosce neppure il codice degli appalti.
Sentire ancora paragoni con il teatro di Perugia, ‘bravi’ perché hanno speso più del previsto, fa sorridere se non facesse rabbia. Sappiamo bene come funziona la gestione perugino-centrica della Regione: sanità, ospedali, cliniche e cultura. Terni è stata lasciata sola per decenni, e anche la recente lettera del professionista milanese conferma che le criticità che oggi ricadono sul Verdi hanno radici profonde in una gestione regionale che ha sempre guardato altrove con l’omertoso consenso, tutt’ora di troppi politici locali.
Terni, il ‘consiglio aperto’ sul teatro Verdi. Bagarre Melasecche-Cassutti: foto e video
I cittadini devono avere stampate in mente le date, perché i numeri non mentono:
• Anni 2000: Già 26 anni fa il teatro era in condizioni di impraticabilità.
• 2000-2010: Per dieci anni si è andati avanti in ‘deroga’, con la presenza costante dei Vigili del Fuoco per evitare la chiusura. Non è stato un fulmine a ciel sereno.
• 2010: Il teatro viene definitivamente dichiarato inagibile. Dodici anni prima dell’insediamento di Bandecchi.
• 2021: Vengono approvati i finanziamenti Pnrr. L’amministrazione attuale non era neppure un’ipotesi.
• Maggui 2022: Pochi giorni prima dell’arrivo di Bandecchi, la precedente amministrazione di centrodestra mette in esecuzione il progetto per non perdere le scadenze tecniche.
La domanda che facciamo a tutti i ‘cittadini svegli’ dell’ultima ora è semplicissima: perché in 26 anni siete rimasti zitti? Perché le associazioni e gli esperti non hanno alzato il dito quando il progetto veniva discusso, approvato e variato anni fa?
Le ipotesi sono due: o Terni ha avuto amministrazioni che facevano tutto in segreto lasciando i cittadini davanti al fatto compiuto (e a voi andava bene), oppure oggi protestate solo perché non siete più voi a ‘gestire la torta’. Non avete più il potere, non avete più il consenso, e allora cercate visibilità strumentalizzando l’unica amministrazione che sta effettivamente lavorando.
Da amministratori abbiamo un obiettivo chiaro. Terni ha bisogno di un teatro. Punto. Le scelte tecniche e i progetti sono stati ereditati e noi abbiamo l’obbligo istituzionale di restituire alla città un luogo degno per lo spettacolo. Tutto il resto è fango politico di chi ha comandato per decenni senza muovere una pietra e oggi rosica perché noi facciamo comandare i cittadini ternani, nonostante l’ostruzionismo di una Regione Umbria sempre più distante.






