di Giovanni Cardarello
Una vera e propria scossa politica fa tremare i vertici di palazzo Donini. Nicodemo Oliverio, capo di Gabinetto della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, ha rassegnato le proprie dimissioni. La notizia, pubblicata sulla versione online de ‘Il Corriere dell’Umbria‘, è trapelata solo nelle ultime ore ma svela, in realtà, un addio consumato già da qualche settimana. L’atto ufficiale delle dimissioni, infatti, risalirebbe allo stesso periodo in cui ha lasciato l’incarico anche Gianluca Paggi, direttore regionale dell’ambiente, le cui dimissioni, presentate il 16 marzo, sono state ufficializzate con una delibera di giunta lo scorso 1° aprile.

Il retroscena: dissidi insanabili
Dietro la scelta di Oliverio – 70 anni, calabrese d’origine ed ex parlamentare del Partito Democratico di lungo corso, ci sarebbero dissidi ormai insanabili proprio con la presidente Proietti. Un risvolto clamoroso, se si pensa che il politico era considerato l’uomo di fiducia dell’ex sindaca di Assisi, scelto per un mandato quinquennale che avrebbe dovuto legarlo a palazzo Donini per l’intera legislatura, con un compenso di 95 mila euro lordi all’anno.
L’addio di Oliverio rappresenta la perdita di un pilastro fondamentale per la giunta regionale. Nel decreto di nomina, infatti, gli erano state attribuite competenze cruciali di supporto alla direzione politica della presidente e di raccordo con l’amministrazione attiva. Aveva il compito di coadiuvare la governatrice nell’indirizzo politico-amministrativo, nell’elaborazione delle politiche pubbliche, nella verifica del programma di legislatura e nella comunicazione, agendo come un vero e proprio ‘pezzo da novanta’ dell’ente, con un ruolo preponderante su tutta la struttura.
Ripercussioni politiche
L’uscita di scena anticipata del capo di Gabinetto, unita a quella del direttore Paggi, apre inevitabilmente una fase delicata e di profondo riassestamento per l’amministrazione Proietti. Privata di una figura chiave per il coordinamento istituzionale e politico, la governatrice è ora chiamata a una rapida riorganizzazione interna per coprire il vuoto di potere a palazzo Donini e rispondere agli inevitabili attacchi delle opposizioni sulla stabilità della macchina regionale.






