del direttivo comunale di Umbria Civica – Terni
Terni continua a vivere una lenta e costante erosione della propria identità economica, istituzionale e sociale. Una città che per oltre un secolo ha rappresentato industria, lavoro, competenze, classe dirigente e capacità produttiva, appare oggi sempre più svuotata, marginalizzata, privata progressivamente di funzioni strategiche e di prospettive concrete. Negli anni abbiamo assistito alla perdita di sedi decisionali e all’accentramento verso Perugia di enti, associazioni e centri di potere, alla scomparsa di riferimenti storici e culturali. Dalla chiusura degli studi cinematografici di Papigno fino alla perdita di presidi istituzionali e direzionali, Terni ha conosciuto una lunga stagione di arretramento silenzioso ma progressivo.
Nel frattempo i cittadini continuano a vivere quotidianamente servizi insufficienti, infrastrutture incompiute e promesse mancate. La Orte-Civitavecchia resta da decenni il simbolo di un’incompiuta nazionale. I pendolari affrontano ogni giorno condizioni di trasporto pubblico indegne. I canoni idrici sono diventati per il territorio più una beffa che una reale leva di sviluppo. Del nuovo ospedale si parla da una vita senza che si riesca a vedere una concreta realizzazione. La prospettiva di un grande investimento privato sul fronte sportivo e sanitario, pur complesso e con alcune criticità, è stata affossata senza esito alcuno per via giudiziaria, con ciò determinando inesorabilmente la castrazione dell’ambizioso progetto e il fallimento della Ternana Calcio, il principale simbolo identitario cittadino.
Se tutto questo non fosse sufficiente, dalla Regione trapela l’ennesima ipotesi che allarma il territorio: l’accorpamento delle Usl umbre con sede unica a Foligno, decisione scellerata che svuoterebbe ulteriormente il ruolo di Terni nel sistema sanitario regionale. Una prospettiva che negli ultimi mesi è entrata con forza nel dibattito politico regionale e che la giunta Proietti non smentisce, con ciò di fatto confermandola. Non si tratta soltanto di una questione amministrativa. Dietro ogni arretramento di funzioni pubbliche esiste una perdita di peso politico, economico, occupazionale e simbolico. Terni ha il diritto di chiedersi fino a quando dovrà proseguire questa continua spoliazione e, parimenti, di indignarsi e reagire con decisione.
Perché il tema non è soltanto la crisi industriale. Il problema è il progressivo indebolimento di una comunità che vede partire i propri giovani migliori, impoverirsi il ceto medio, ridursi gli spazi culturali e, di contro, crescere il disagio sociale, la marginalità e le tensioni delle varie componenti. Una città che rischia di perdere fiducia in sé stessa, già messa a durissima prova. Umbria Civica ritiene che serva finalmente una reazione seria, forte e trasversale. Non fatta di slogan, polemiche di giornata o appartenenze di partito, ma di una vera difesa istituzionale del territorio ternano.
Occorre una nuova classe dirigente, seria e preparata, capace di pretendere rispetto per Terni, di riportare in città funzioni, investimenti, infrastrutture, sanità, università, innovazione e qualità urbana. Perché nessuna comunità può sopravvivere a lungo se viene privata continuamente delle proprie energie migliori e della propria centralità. Terni non può diventare soltanto una periferia amministrativa dell’Umbria. La sua storia millenaria, industriale e civile merita molto di più. Terni non chiede privilegi. Chiede di non essere più sacrificata nel silenzio generale. Ogni pezzo che la città perde è un colpo inferto non solo al territorio ma all’equilibrio complessivo dell’Umbria. Terni deve tornare protagonista del proprio futuro, non spettatrice del proprio declino. Umbria Civica proseguirà nel percorso già avviato proteso alla concreta difesa dei legittimi interessi della città, richiamando intorno a sé con fiducia le energie migliori che si riflettono sui valori sopra esposti. Non molliamo di un millimetro e ribadiamo con forza: no alla Usl unica. Giù le mani da Terni.






