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Home » Usl unica con sede a Foligno. Il tema è ‘caldo’ e la politica si prepara allo scontro

Usl unica con sede a Foligno. Il tema è ‘caldo’ e la politica si prepara allo scontro

L'ipotesi contenuta nella bozza del Piano socio-sanitario della Regione ha fatto 'saltare sulla sedia' l'opposizione. Ma anche il Pd ternano non gioisce

di Fabio Toni
18 Aprile 2026
in Politica
Tempo di lettura: 5 minuti di lettura
L'azienda Usl 2

L'azienda Usl 2

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di Giovanni Cardarello

Non è solo una battaglia di campanile, ma una denuncia circostanziata di quello che Enrico Melasecche, capogruppo regionale della Lega, che parla di «ennesimo «schiaffo a Terni e alla sua popolazione». Al centro dello scontro, il nuovo Piano sanitario regionale che, secondo l’esponente dell’opposizione, completerebbe un processo di smantellamento istituzionale e territoriale iniziato decenni fa. Sul tema, anche il segretario provinciale e il segretario comunale del Pd Terni Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo, che auspicano «al più presto un confronto per un contributo partecipato del Pd sul futuro del servizio sanitario regionale».

Enrico Melasecche

La miccia che innesca la polemica è l’ipotesi dell’accorpamento delle due aziende sanitarie dell’Umbria – Usl 1 e Usl2 – e quella che vede il trasferimento a Foligno elle attuali sedi centrali di Perugia e Terni. Ipotesi che circola con insistenza negli ambienti politici e che vedrebbe la maggioranza di centrosinistra pronta a dare il via libera al progetto della ‘Usl unica’ con baricentro nella città dalla Quintana. Una scelta che lo stesso Melasecche definisce «inaccettabile» e mossa da una strategia precisa: «Si vogliono togliere uffici, servizi e potere decisionale a Terni per spostarli altrove. Il ‘campo largo’ sta scavando la fossa alla città». Un isolamento che si aggrava con il silenzio sul nuovo ospedale: «A fine anno non sapremo ancora né dove né quando sarà realizzato. Un mistero che preannuncia l’ennesimo inganno». Uno dei punti più critici toccati dal consigliere leghista riguarda la distribuzione delle risorse finanziarie negli ultimi vent’anni. Enrico Melasecche lancia un’accusa pesante sulla gestione dei fondi regionali: «Dopo aver dirottato per oltre vent’anni circa 150 milioni destinati a Terni verso la sanità privata della provincia di Perugia, oggi si rischia di completare l’opera con lo svuotamento istituzionale». Secondo il capogruppo del partito di Salvini, Terni è stata usata come un «bancomat» per finanziare la sanità altrove, mentre sul territorio locale restano solo rinvii e tagli. A questo si aggiunge il tema delle tasse: «Dei 250 milioni di aumento della pressione fiscale decisi dalla giunta guidata da Stefania Proietti, almeno 62 sono a carico dei cittadini ternani. È paradossale che queste risorse servano a finanziare operazioni che allontanano i servizi dal centro-sud dell’Umbria». Per Melasecche «la misura è colma». Oltre a proporre un tavolo permanente sulla «vertenza Terni» tra istituzioni e parti sociali, il consigliere evoca lo scenario più drastico: «Se questo processo di smantellamento non verrà fermato, occorrerà valutare seriamente il ricorso agli strumenti costituzionali per un referendum per il passaggio in blocco al Lazio. Dovranno passare sui nostri corpi: Terni merita rispetto e investimenti, non di essere sistematicamente penalizzata».

Carlo Trappolino e Leopoldo Di Girolamo

«L’adesione alle scelte matura nella partecipazione e nel confronto. Perché una decisione, per essere davvero condivisa, ha bisogno di radici comuni e di crescere nel dialogo. Senza partecipazione e confronto non c’è responsabilità collettiva e si rischiano scelte poco comprensibili e conflitti irriducibili», così, in una nota, il segretario provinciale e il segretario comunale del Pd Terni Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo. «Quando le scelte riguardano il futuro delle politiche sanitarie – affermano -, questo assume un valore ancora più profondo. Un valore che una comunità politica come il Partito Democratico deve custodire gelosamente e praticare con impegno, rigore e coerenza. Nelle ultime ore la stampa ha dato credito ad alcune indiscrezioni relative ai contenuti del nuovo piano socio-sanitario che rappresentano una novità nel dibattito regionale e che hanno sollevato numerosi interrogativi. Il riferimento, evidentemente, è all’ipotesi di una Asl unica. Siamo portati a pensare che la notizia sia priva di fondamento, sia perché un progetto simile non fa parte dei programmi e dei progetti condivisi e con cui ci siamo presentati alle elezioni, sia per almeno un paio di considerazioni». La prima, aggiungono, «è che le esperienze regionali che fino ad ora hanno tentato di adottare questa scelta hanno dovuto introdurre sostanziali correttivi in ragione di esiti incerti, che hanno manifestato profili di disfunzionalità, diseconomie ed inefficienza dei servizi. La seconda è che l’accorpamento interverrebbe in un sistema ancora in sofferenza nel momento in cui si iniziano a vedere i primi frutti delle misure di rafforzamento dei servizi intraprese dalla giunta Proietti. Quello che auspichiamo è che il Pd Umbria si faccia carico, da subito, di un doveroso e urgente confronto sul futuro della sanità regionale, affinché il Pd sia messo nelle condizioni di portare un proprio contributo alle scelte che incideranno sull’orizzonte di vita delle nostre comunità». Perché, sottolineano, «la politica non si fa solo per delega, ma ha bisogno di nutrirsi di momenti di analisi, elaborazione e partecipazione. Perché abbiamo bisogno di praticare politiche che siano a misura di territorio e che sappiano guardare oltre l’ingegneria istituzionale per affrancare e tutelare storie, esigenze, istanze dei luoghi con maggiore fragilità o con opportunità da cogliere. Da parte nostra, siamo impegnati per mettere a terra il lavoro di elaborazione di un documento provinciale e cittadino, col prezioso contributo del forum, sui temi del futuro del servizio socio-sanitario regionale, su cui abbiamo lavorato per settimane avendo cura di allargare partecipazione e confronto. Siamo a disposizione per ospitare a Terni un momento di dibattito a livello regionale per poter arricchire la discussione e condividere le scelte».

Stefano Fatale

Sul tema, il segretario provinciale di Forza Italia Terni, Stefano Fatale, ha diffuso una nota: «’Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova’. La celebre frase attribuita ad Agatha Christie – osserva Fatale – descrive perfettamente ciò che sta accadendo oggi nella sanità umbra. E purtroppo, per il territorio ternano, gli indizi sono ormai ben più di tre. Da settimane, negli ambienti politici regionali, circola con sempre maggiore insistenza l’ipotesi, in attesa della presentazione ufficiale del nuovo Piano socio-sanitario, di un accorpamento delle attuali Usl Umbria 1 e Usl Umbria 2 in un’unica azienda sanitaria regionale, con conseguente trasferimento dei principali uffici e servizi amministrativi da Perugia e Terni verso Foligno. Se confermata, questa scelta rappresenterebbe l’ennesimo colpo inferto alla città di Terni e alla sua provincia: un ulteriore processo di svuotamento istituzionale e amministrativo che ridurrebbe il ruolo del nostro territorio all’interno dell’organizzazione sanitaria regionale, privandolo di funzioni strategiche e capacità decisionale. Ma questo non è un episodio isolato. È, piuttosto, l’ultimo tassello di un quadro preoccupante. A ciò si aggiunge infatti la situazione dell’ospedale di Terni, rispetto alla quale continuano a registrarsi incertezze e ritardi. Sul progetto del nuovo ospedale di Narni-Amelia, strategico per l’intero territorio, l’azione dell’assessore regionale competente appare oggi confusa e priva di un cronoprogramma chiaro. Le recenti difficoltà di natura burocratica sembrano aver ulteriormente rallentato un percorso già complesso, senza che vi sia stata finora una risposta politica adeguata. Non meno rilevante – prosegue il segretario provinciale di Forza Italia Terni – è il tema della sanità privata. Da quando si è insediata la giunta regionale di centrosinistra, si è registrata una chiara opposizione alla realizzazione di una clinica privata nel territorio ternano, negando così una opportunità concreta di integrazione dell’offerta sanitaria e di alleggerimento della pressione sul sistema pubblico. Una scelta che, alla luce delle difficoltà attuali, appare ancora più miope. Di fronte a questo insieme di elementi, è legittimo porsi una domanda: esiste ancora una visione per la sanità ternana? E a questo punto una domanda la rivolgiamo anche ai consiglieri regionali di maggioranza del territorio ternano: cosa stanno facendo, concretamente, per difendere gli interessi della nostra comunità? Oltre a presenziare alle inaugurazioni e agli eventi pubblici, si stanno rendendo conto di ciò che sta accadendo? Stanno lavorando per il bene del territorio che rappresentano o stanno semplicemente avallando scelte che rischiano di penalizzarlo ulteriormente? Per il coordinamento provinciale di Forza Italia Terni la risposta è evidente. Siamo di fronte a una progressiva marginalizzazione del nostro territorio, frutto di una gestione regionale che non tiene conto delle esigenze, delle potenzialità e del ruolo strategico di Terni. Chiediamo quindi alla giunta regionale di fare immediata chiarezza sulle reali intenzioni in merito al riassetto delle USL e di garantire che ogni scelta futura non penalizzi ulteriormente la nostra comunità. La sanità – conclude Stefano Fatale – non può essere oggetto di operazioni calate dall’alto né di logiche esclusivamente burocratiche: deve rispondere ai bisogni dei cittadini e rispettare l’equilibrio tra i territori. Su questo, Forza Italia Terni continuerà a vigilare con la massima attenzione».

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