di S.F.
Una previsione di gettito complessivo da 34,8 milioni di euro, in aumento rispetto al 2025. È quanto mette nero su bianco il Comune di Terni per le aliquote Imu e Irpef legato al bilancio di previsione 2026-2028: venerdì mattina a palazzo Spada è arrivato il via libera della III commissione, seguirà come di consueto il passaggio in consiglio comunale.
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Per quel che concerne l’Irpef nulla cambia rispetto a quanto deliberato dal consiglio comunale il 3 dicembre 2024. Vuol dire che c’è la conferma dell’aliquota unica nella misura massima consentita dello 0,8% (sulla base dell’articolo 251 del Tuel che tira in ballo il post dissesto) e soglia di esenzione dal pagamento dell’addizionale per chi ha un reddito complessivo Irpef non superiore a 12.500 euro. Lo stanziamento quantificato è pari a 12 milioni e 89 mila euro, 1 in più rispetto a quanto inserito nei documenti contabili lo scorso anno. La dirigente alle risorse finanziarie, Grazia Marcucci, nel parere parla anche di un «ulteriore stanziamento in entrata e in spesa di 320 mila euro nel triennio» legato alla delibera di consiglio 45/2025. Riguarda la manovra sui nuovi residenti.
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Capitolo Imu. Qui c’è in primis una novità normativa, ovvero il dl 84/2025 del 17 giugno 2025 e un ulteriore adempimento per i Comuni per la determinazione delle esenzioni: «L’individuazione, sentite le rappresentanze sportive locali, dei corrispettivi medi previsti per le attività sportive svolte con modalità concorrenziali, con riferimento all’ambito territoriale comunale». Poi si arriva al dunque.
lL RECUPERO IMU E L’APPALTO A ICA

Con una premessa, vale a dire – si legge nel documento istruttorio – che vanno «considerate le esigenze finanziarie dell’Ente per l’anno 2026, nonché gli obiettivi strategici ed operativi» del documento unico di programmazione. Le aliquote Imu vengono approvate così «allo scopo di garantire la corretta gestione ed il mantenimento dei servizi erogati da questo Ente e per consentire la conservazione degli equilibri di bilancio». L’introito stimato parla di entrate per 22 milioni e 790 mila per singola annualità dal 2026 al 2028. Si sfiorano dunque i 70 milioni di euro in tutto.
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Nel confrontare il prospetto approvato nel 2024 e quello attuale per il 2026 non cambia pressoché nulla per fabbricati rurali, abitazioni principali di categoria catastale A/1, A/8 e A/9, terreni agricoli, aree fabbricabili e altri fabbricati. C’è invece la modifica da ‘sì’ a ‘no’ alla voce ‘assimilazione all’abitazione principale dell’unità immobiliare posseduta da anziani o disabili di cui all’art. 1, comma 741, lett. c), n. 6), della legge 160 del 2019’. Su questo venerdì si è sviluppato il dibattito, con un Roberto Pastura (capogruppo FdI) particolarmente in forma. Non l’unico ad attivarsi su questo fronte.
FEBBRAIO 2025, LA MANOVRA PER I NUOVI RESIDENTI

A dare delucidazioni sulla doppia proposta ci hanno pensato il direttore generale – oggi nella veste di dirigente ad interim dell’ufficio unico delle entrate comunali – Claudio Carbone e la funzionaria con elevata qualificazione Giulia Scosta, la responsabile dell’ufficio che si occupa dei tributi: «C’è la conferma dell’aliquota unica dell’addizionale comunale Irpef». Con tanto di battuta a seguire del presidente della III commissione Claudio Batini: «La coppia Carbone-Scosta è sempre pericolosa, si parla di tasse». Ci ha pensato Pastura a sollecitare i presenti: «Gli uffici hanno provato ad imbastire un modello di progressività? Dal 2016 c’è l’aliquota al massimo e da due anni si può ridurre. Mi rendo conto che i conti non tornerebbero abbassando le tasse, ma le misurazioni sono state fatte? Esiste un piano B?». Il riferimento è all’uscita dal dissesto nel gennaio 2024 e, di conseguenza, la chance di poter diminuire l’Irpef.

«Come ufficio – le parole del dirigente ciociaro – accediamo ad un software del Mef, una sorta di simulatore per le proiezioni. Noi le studiamo e proponiamo all’amministrazione. E una ripercussione considerevole in termini percentuali non c’è, è più che modesta», la replica a Pastura sulla progressività. Il tema centrale è un altro e lo ha rimarcato Francesco Maria Ferranti, capogruppo FI: «Sì, vero, è un atto tecnico che recepisce indirizzi politici. Ed è vero che i conti devono tornare. Il dissesto ha portato le aliquote al massimo, ma ora è una scelta politica quella di non rivederle. Specie per l’Imu. Si poteva dare un segnale all’economia di un territorio. Non si mette mano all’abbassamento delle tasse e si continua a scegliere di stare al massimo. Anche se la legge non lo impone. Questo era un impegno che l’amministrazione aveva preso».

Anche Leonardo Patalocco (PD) si è unito al coro: «Questa è una scelta politica ben precisa, la forza di questa giunta c’è nell’aver mantenuto tutto al massimo. Io non la contesto questa scelta, non è uno scandalo mantenerle così, ma nel maggio 2025 il sindaco disse un’altra cosa. Che nel 2026 si sarebbe cominciato a diminuire. Le dichiarazioni devono combaciare con i fatti , questa giunta ha l’annuncite». A tentare di mettere una ‘pezza’ ci ha pensato lo stesso Batini: «Tutti sono impegnati a cercare di diminuire le tasse». Fuori microfono, a questo punto, Valdimiro Orsini (TMS) si è rivolto a Pastura: «Voi dovevate abbassare le accise», in riferimento ai proclami del ministro Matteo Salvini. Votazione favorevole (5 sì, 2 contrari) e via libera.
Sull’Imu e altro si è esposto per primo Patalocco: «Il sindaco parlava della possibilità di dimezzare le aliquote Imu per gli affittuari dei locali sfitti. Tecnicamente questa cosa è fattibile?», la domanda rivolta a Carbone e Scosta. A rispondere è stato il primo: «Quando verrà formulato l’esatto quesito dall’amministrazione, gli uffici elaboreranno dal punto di vista della fattibilità e dei riflessi sul bilancio. Sull’Irpef le valutazioni sono state fatte, però gli effetti della politica di riduzione comunale ad oggi, rispetto alla misura della Regione che le ha aumentate, non avrebbe sortito effetto a livello generale». Dunque al momento niente diminuzione. Infine Pastura è tornato all’attacco su un’altra questione: «Grave che l’assessore sia assente su un argomento del genere, è scorretto nei nostri confronti e dei dirigenti/funzionari». Sì, perché l’esponente FdI ha chiarito di non voler fare domande di natura politica ai presenti. Sulla Bordoni ha replicato Batini: «Fuori per giorni per motivi istituzionali, sarà a disposizione». Di certo il tema sarà ancora dibattuto.
«Semo nati per tribola?», commenta poi successivamente in una nota Pastura. «Nessuna riduzione delle tasse comunali. Un’altra promessa mancata per i ternani. Il sindaco Bandecchi aveva annunciato che il 2026 sarebbe stato l’anno del sollievo fiscale per Terni. La città si aspettava almeno un segnale, anche simbolico, ma concreto ed invece la realtà che ci viene restituita è esattamente opposta. Anche quest’anno come dal 2016 le aliquote, dell’addizionale Irpef e dell’Imu, rimangono inchiodate al massimo consentito per legge. Nessuna riduzione, nessuna agevolazione, nessuna rimodulazione. Siamo fermi esattamente dove ci aveva lasciati il centrosinistra anni fa in occasione del dissesto. Il tutto mentre, già nella busta paga di gennaio, i ternani inizieranno a subire gli effetti della manovra fiscale voluta dalla Regione di centro-sinistra da 184 milioni di euro quindi, tra Regione e Comune, la pressione fiscale complessiva resta tra le più alte d’Italia. Da qui la domanda: “Semo nati per tribola?” Questa mattina, in Commissione Bilancio, ho scelto di intervenire in modo chiaro e responsabile. So bene quanto il gettito derivante da Irpef e Imu sia fondamentale per garantire i servizi comunali essenziali, pertanto non lo nego e non lo banalizzo. Conosco le rigidità della struttura finanziaria comunale e so che ridurre le entrate non è affare semplice ma resta comunque necessario. Ho sentito il dovere di dire una verità altrettanto evidente; non si possono chiedere tasse al massimo quando i servizi offerti, in troppi settori, sono oggettivamente al minimo. Penso al sociale, al trasporto disabili, al sostegno alla genitorialità, ai servizi per le famiglie e per le persone con disabilità, al commercio. È proprio a fronte di questa evidente sproporzione che sostengo la necessità di dare almeno un segnale politico, una scelta piccola ma significativa, sostenibile e possibile. Non serviva un colpo di teatro, ma un gesto di serietà amministrativa e di visione. Innanzi tutto mantenere la soglia di reddito di esenzione a 12.500 euro, ferma anch’essa al 2016, con l’inflazione accumulata negli anni significa avere oggi una esenzione reale a circa 10.000 euro. Avevo pensato ad una riduzione, anche leggera, dell’addizionale IRPEF per i giovani sotto i trentacinque anni, come segnale concreto a chi sceglie di restare, vivere e costruire il proprio futuro a Terni. Una misura sostenibile, simbolica ma chiara, ossia dire ai giovani che sono davvero al centro delle scelte, non solo dei discorsi. Avevo anche proposto un adeguamento della soglia di esenzione IRPEF per le famiglie con più figli, portandola a quindicimila euro per quelle con due figli e a diciassettemila per quelle con tre figli. Avevo infine suggerito di dimezzare l’IMU per i locali sfitti oggetto di ristrutturazione, una misura economicamente intelligente che avrebbe incentivato la rigenerazione urbana, rimesso in moto l’attività edilizia minore, prodotto nuove entrate per diritti di segreteria e aumentato la rendita catastale nel tempo. Non cerco polemica sterile, non mi interessa attaccare per sport, mi interessa solo Terni, mi interessa che le scelte fiscali siano eque, giuste, coerenti con il livello dei servizi erogati. Per cambiare rotta servono scelte, non più solo parole».
All’indomani l’assessore Bordoni replica agli attacchi: «La mia assenza in commissione era motivata da un impegno istituzionale di altissimo livello. Non ero a Terni perché ero a Milano, alla Bocconi, a presentare davanti a un pubblico nazionale il lavoro innovativo e serio che questa amministrazione sta portando avanti sul bilancio.
Un lavoro che stiamo costruendo insieme al sindaco Bandecchi e alla direzione, e che sta facendo emergere Terni come modello amministrativo anche fuori dall’Umbria. Ho comunque scelto di non bloccare i lavori della commissione, perché per noi viene prima l’interesse della città e il rispetto dei tempi per approvare il bilancio. Su tasse e manovra, è giusto che i cittadini sappiano la verità. Chi oggi polemizza dovrebbe avere almeno l’onestà di riconoscere due fatti, uno imputabile alla destra e uno alla sinistra La destra al governo nazionale, di cui il consigliere Pastura è rappresentante in città, ha imposto ai Comuni ulteriori sacrifici, con accantonamenti forzati che limitano ogni possibilità di riduzione fiscale. La sinistra al governo regionale, senza alcun confronto con i Comuni, ha alzato le aliquote regionali: scelte che ricadono direttamente sui cittadini ternani e che riducono ulteriormente il margine di intervento del nostro bilancio. Noi avremmo abbassato le tasse, perché la nostra era una scelta concreta, non propaganda. Ma non accettiamo che altri scarichino sul Comune di Terni responsabilità che appartengono chiaramente a governo nazionale e Regione Umbria. Noi continueremo – conclude – a lavorare ogni giorno per dare stabilità finanziaria e futuro alla città».






