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Home » Covid e scuole, cambiano i protocolli in Umbria

Covid e scuole, cambiano i protocolli in Umbria

di Simone Francioli
23 Gennaio 2021
in Ambiente e salute, Coronavirus, Dal territorio, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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La situazione attuale in Umbria a livello scolastico

«Il piano scuole, studiato insieme ai colleghi della Regione Umbria, tiene conto di una serie di criteri ed obiettivi ribaditi anche dall’accordo Stato-Regioni di fine dicembre. Si punta sul rapido tracciamento dei casi di positività nelle scuole, che consenta la prosecuzione del lavoro degli insegnanti e quindi dell’attività didattica». Lo ha detto venerdì il dottor Emilio Paolo Abbritti del dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1, nel presentare le azioni messe in campo e i nuovi protocolli in caso di positività all’interno delle classi. «Così facendo, stimiamo che l’80% degli studenti possa continuare l’attività, rispetto ai protocolli precedentemente applicati». Fino alla pausa natalizia, sono stati registrati 1.555 casi positivi in ambito scolastico, con la messa in isolamento fiduciario di 1.236 classi per un totale di 27.639 soggetti tra alunni, docenti e personale ATA.

SPECIALE COVID – UMBRIAON

«Agire subito»

«Un caso positivo non è detto sia stato contagiato nella scuola – ha detto Abbritti -, i dati generali, anzi, dicono altro. La comunità scolastica va attenzionata ma non criminalizzata. Per tracciare il prima possibile i contatti di un caso positivo e decidere poi gli effettivi provvedimenti necessari, abbiamo strutturato un piano che segue dei nuovi protocolli. Non tutte le scuole hanno lo stesso contesto di rischio. Da novembre, dalle elementari in su, è obbligatorio l’uso della mascherina e prima non lo era. Dai 6 anni in su, quindi, ci sono distanziamento, areazione, minor numero di persone nelle classi, igiene: di fatto il contesto di rischio è controllato e i dati lo dicono. Negli asili nido e nelle scuole materne il distanziamento non c’è, di fatto, così come l’obbligo delle mascherine ed il rischio è maggiore. Per questo abbiamo diviso le scuole in due gruppi: il primo da 0-6 anni e il secondo dai 6 anni in su. I dati che abbiamo finora, non dimostrano un passaggio di infezione se il caso positivo è il docente. Ciò a maggior ragione dalla scuola primaria alle superiori. Anche per questo abbiamo differenziato, oltre che per il rischio relativo al tipo di scuola, anche in base al ruolo ricoperto da ciascuno. La quarantena non sarà automatica e dipenderà in buona parte dal test antigenico quantitativo di ultima generazione, caratterizzato da un alto valore predittivo negativo, pari al 99%, e prossimo all’87% per le positività: chi risulta negativo è quasi certamente negativo. Per i positivi servirà, come sempre, il tampone molecolare».

COVID, NIENTE ‘EFFETTO FESTE’ IN UMBRIA

Lo schema per le scuole elementari e medie

Due ‘gruppi’ di scuole

«Per i bimbi dai 0 ai 6 anni – ha spiegato Abbritti -, cambia poco: verrà fatto a tutti il test antigenico quantitativo al ‘tempo zero’ e l’obiettivo è farlo entro il giorno successivo l’emersione della positività. Dalle scuole elementari in su, il protocollo registra i maggiori cambiamenti tenendo conto dei criteri stabiliti. Lo sforzo che verrà svolto dal dipartimento di prevenzione sarà di verificare, con la scuola, il rispetto dei protocolli di sicurezza all’interno del plesso e testare tutti gli alunni con il tampone rapido al ‘tempo zero’. Nel caso di una positività di un alunno, contatteremo subito la scuola e organizzeremo, per il giorno successivo, il test antigenico quantitativo con l’obiettivo di tracciare tutti i contatti di quell’alunno, docenti e compagni di classe. La necessità di essere rapidi è dovuta proprio al fatto che gli esiti dei tamponi arrivano in giornata e possiamo poi decidere come procedere, se porre in quarantena o meno la classe. Se i test sono tutti negativi, nessuno andrà in quarantena. Se invece c’è un altro positivo o ce ne sono di più, scatterà l’isolamento e verrà ripetuto un test alla fine della quarantena. In linea di massima il docente non andrà in quarantena, salvo casi particolari che verranno valutati dal dipartimento di prevenzione. Il protocollo, in sintesi, prevede che vengano testati tutti e subito: così facendo si tracciano i contatti all’interno della classe, allargando potenzialmente tale screening ai contatti esterni, ad esempio fra coloro che prendono lo stesso autobus, senza necessariamente bloccare a casa persone, soprattutto docenti, evitando così di fermare l’attività didattica in maniera impropria».

Lo schema per la positività di un docente

La partenza

Il piano è destinato a partire nel corso della prossima settimana – la ripartura delle scuole in presenza è attesa dal 25 gennaio, salvo sorprese -, «cercando di creare i minori disagi possibili al sistema-tamponi dela regione», ha chiarito Abbritti.

Corsa contro il tempo per riaprire le scuole

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