Lo scorso luglio erano stati raggiunti in carcere, dove si trovavano dopo gli arresti in flagrante eseguiti a giugno dai carabinieri di Terni, da un’ordinanza di custodia che aveva ‘blindato’ le loro posizioni sul piano cautelare. Esito dell’indagine ‘Quarantena’, sviluppata dai militari del nucleo investigativo di Terni e dal pm Marco Stramaglia. Ora i soggetti – cinque cittadini albanesi di età compresa fra 40 e 22 anni, accusati di aver costituito per alcuni giorni una ‘centrale di spaccio’ in un’abitazione nella zona di Collescipoli – sono stati condannati dal gip del tribunale di Terni, Simona Tordelli. Con le modalità del rito abbreviato, i cinque si sono visti infliggere pene comprese fra 5 anni e 10 giorni e 4 anni ed 8 mesi di reclusione. Sostanzialmente accolte, in aula, le richieste del pubblico ministero ed ora le difese, rappresentate dagli avvocati Francesco Mattiangeli, Daniela Paccoi e Donatella Panzarola, analizzeranno le motivazioni della sentenza per valutare l’eventuale impugnazione in appello. Due degli imputati, contestualmente alla decisione del gip, si sono visti concedere gli arresti domiciliari. Il gruppo era accusato, a seguito dell’inchiesta dell’Arma andata avanti per alcune settimane, di gestire un vasto traffico di cocaina fra il nord Italia e Terni: droga che veniva confezionata e ceduta ai principali spacciatori ‘all’ingrosso’ attivi sulla piazza cittadina. I cinque sarebbero riusciti a ‘lavorare’ e immettere sul mercato locale circa tre chili di ‘bianca’ in meno di due settimane, riuscendo a comprare, confezionare nella loro casa-base e vendere un chilo di cocaina per volta in pochissimi giorni.






