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Home » «La sinistra aveva promesso rivoluzione, ma la sanità è bloccata»

«La sinistra aveva promesso rivoluzione, ma la sanità è bloccata»

Il capogruppo della Lega in Regione, Enrico Melasecche: «La retorica del solo pubblico cade davanti alla realtà dei fatti e alle liste di attesa infinite»

di Fabio Toni
7 Aprile 2026
in Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Enrico Melasecche

Enrico Melasecche

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di Enrico Melasecche
Capogruppo Lega Umbria – Consiglio regionale

Il massiccio ricorso alla sanità privata deciso dalla presidente Proietti, senza neanche arrossire, certifica, senza appello, il fallimento politico della sinistra umbra sulla sanità e dimostra che la narrazione costruita strumentalmente contro il centrodestra era solo propaganda per illudere i cittadini. La delibera della giunta regionale conferma il rinnovo delle convenzioni con il privato accreditato e l’attivazione di nuove procedure per far fronte alla saturazione del sistema pubblico aumentando i vincoli per tentare di ridurre forzosamente la domanda.

Sanità Umbria: strutture pubbliche sature. La Regione spalanca le porte ai privati

Per cinque anni la sinistra ha fatto opposizione al governo regionale di centrodestra, dipingendo la sanità privata come il male assoluto, arrivando a demonizzare ogni forma di collaborazione. Addirittura, in campagna elettorale, la presidente Proietti prometteva di azzerare le liste di attesa in tre mesi facendo leva esclusivamente sul pubblico. Ricordiamo tutti la sceneggiata in cui strappa il programma del centrodestra. Oggi, dopo un anno e mezzo di governo, la realtà è sotto gli occhi di tutti: liste di attesa raddoppiate rispetto al passato, prestazioni bloccate, servizi tagliati, cittadini che rinunciano a curarsi o costretti ad aspettare anni per una visita o un esame, e una sanità pubblica, nonostante l’impegno degli addetti, ormai satura e insufficiente nel rispondere ai bisogni della popolazione. Altro che rivoluzione del pubblico, si è proceduto con il rinnovo delle convenzioni già in essere e il ricorso strutturale al privato accreditato come avevamo facilmente pronosticato.

Non solo, le assunzioni in sanità sono in forte ritardo, nonostante le roboanti promesse di assumere oltre 700 dipendenti entro dicembre 2025. Con il metodo Proietti, bulimicamente assessore alla sanità, si tagliano gioiosamente i nastri di progetti tutti voluti, finanziati e avviati dalla giunta precedente, ma non si riesce ad aumentare la capacità operativa a fronte di un incremento della domanda, come avevamo facilmente previsto a causa anche dell’elevato tasso di anzianità della popolazione. La giunta corre ai ripari con gli stessi strumenti prima osteggiati, nella speranza che gli elettori del 2024 non si accorgano della grande presa in giro loro rifilata.

Ancora più grave è il silenzio assordante del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, che per anni hanno cavalcato, a parole, la battaglia ideologica contro la sanità privata. Oggi tacciono, così come tace quella sinistra estrema che si è sempre proclamata paladina del solo pubblico. Fa sorridere anche l’atteggiamento della Cgil, che accetta supinamente queste scelte senza proferire parola dimostrando una evidente doppia morale: quando a governare era il centrodestra si scendeva in piazza mentre oggi, per evitare il ridicolo, si resta in silenzio di fronte a decisioni identiche solo perché intraprese da un governo di sinistra. A pagarne il prezzo sono gli umbri, vessati dall’aumento di Irpef ed Irap, alle prese con liste di attesa sempre più lunghe e servizi sanitari carenti, con moltissimi pazienti le cui richieste continuano a non essere neanche prese in carico dal sistema Proietti, altra vergogna negata senza pudore ma perpetrata quotidianamente nelle farmacie, i cui operatori sono costretti a respingere le richieste di prestazioni senza neanche inserire i richiedenti più fragili nel percorso di tutela.

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