L’Umbria – negli anni recenti anche Toscana e Lazio hanno fatto lo stesso passo – si aggiunge alle poche regioni italiane ad avere una propria legge per tutelare i riders. Il via libera dell’assemblea legislativa regionale è arrivato giovedì pomeriggio con 11 voti a favore e 6 astenuti.

A portare in consiglio la legge sono stati i consiglieri del Pd Francesco Filipponi – primo firmatario – e Maria Grazia Proietti: «Le recenti vicende sui sistemi di caporalato nel sistema delle consegne di cibo a domicilio hanno messo in evidenza condizioni di sfruttamento dei lavoratori. La legge mira a garantire condizioni di lavoro sicure, trasparenti e rispettose a della dignità delle persone. La definizione di questo testo ha visto il coinvolgimento dei rappresentanti sindacali e dell’assessore regionale», ha spiegato quest’ultima nel relazionare sul testo.

«Questa legge, la prima in Umbria a tutela dei riders, si pone – ha aggiunto Filipponi – anche l’obiettivo di migliorare la trasparenza del lavoro digitale e avere un modello di sviluppo delle piattaforme digitali che sia equo, responsabile e trasparente. Contrastando così l’attività non sicura e qualsiasi forma di diseguaglianza, nonché di sfruttamento». Nello specifico la legge mira ad «incrementare la sicurezza dei lavoratori, migliorando la trasparenza del mercato del lavoro e promuovendo un modello di sviluppo delle piattaforme digitali che sia socialmente responsabile ed equo».

Ci sarà una consulta regionale ad hoc ed un registro umbro de lavoro tramite piattaforme digitali per l’anagrafe dei lavoratori digitali e dei soggetti giuridici che offrono lavoro. La presidente della Regione, Stefania Proietti, potrà inoltre emettere ordinanze specifiche a tutela dei riders in caso di condizioni meteorologiche avverse. «Si tratta di un tema sentito, senza dubbio. Una regolamentazione era necessaria ma ci sono alcune perplessità. Il Comune di Terni ha già affrontato la questione in modo concreto, a dicembre 2025, approvando un regolamento sul settore delle consegne a domicilio di cui bisognava tenere conto», il commento del consigliere della Lega Enrico Melasecche. Per Fabrizio Ricci (Avs) «la legge riconosce il diritto ad un trattamento giusto ed equo. Una affermazione non banale, visto i provvedimenti giudiziari che hanno coinvolto i colossi delle consegne, accusati di sfruttare i lavoratori con retribuzioni al di sotto della soglia di povertà». Infine Laura Pernazza (FI): «Condividiamo lo spirito di questa legge, che interviene in una materia di probabile competenza nazionale come il rispetto dei contratti di lavoro. Siamo però perplessi rispetto agli obiettivi, che si sono persi durante la discussione. La consulta viene nominata dalla giunta, senza alcun coinvolgimento dell’assemblea legislativa».
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